49
Capire il significato di tutti i termini con i quali poteva essere identificato l’amore non mi metteva al riparo dalla gelosia. Presi quindi in considerazione il consiglio di Hugo e cercai una strategia di difesa. Per prima cosa feci sapere a tutti gli amici e i componenti maschi della federazione, quelli che avrebbero potuto essere miei potenziali rivali, che ero fermamente interessato a Odette. Purtroppo non potevo far niente con quelli dell’altra federazione, però mi consolava il fatto che, se fino a quel momento Odette non si era dimostrata interessata ad approfondire la conoscenza di qualcuno di loro, io ero avvantaggiato. Mi tormentava comunque l’idea che, a ogni piano che era terminato nella loro grande casa comune, un nuovo gruppo si sarebbe insediato e quindi anche dei potenziali rivali.
Miracolo della velocità di comunicazione in una federazione di gruppi sociali autosufficiente! Prima di cena mio padre mi prese in disparte: “Pierre, posso sapere chi è questa Odette?” evidentemente il mio messaggio non era arrivato solo ai miei potenziali rivali, ma anche agli altri, mio padre compreso.
“È una ragazza della federazione nuova che ho conosciuto quando abbiamo tolto i confini comuni e abbiamo rimboschito. È anche venuta due volte a pranzo qui da noi”.
“Non fraintendermi, hai tutti i diritti di conoscere chi vuoi; non voglio interferire. Desidero solo che tu sappia che come genitore sono sempre disponibile ad ascoltarti”.
“Ti ringrazio papà, lo terrò presente, ma al momento stiamo solo cercando di conoscerci meglio”.
Non so perché, ma quella sera rifiutai di mangiare il pesce grigliato che avevo nel piatto. Da quel momento, non so perché, non mangiai più pesce. Apparentemente non c’erano associazioni di idee con quanto era stato detto tra me e mio padre. Forse, pensando a Odette, mi ricordai che mi disse che da un po’ di tempo aveva un’alimentazione completamente vegana. Forse inconsciamente volevo avvicinarmi a lei anche attraverso questa prospettiva.
Il capitolo 49 mostra come Pierre provi a gestire la gelosia con strumenti razionali e sociali, ma scopra subito che i sentimenti non si lasciano domare così facilmente. Il capitolo mette insieme strategia, comunicazione comunitaria, rapporto col padre e perfino alimentazione, cioè tutte le dimensioni che possono diventare segnali di appartenenza o di distanza affettiva.
Pierre decide di dichiarare apertamente il proprio interesse per Odette ai possibili rivali. È una mossa molto coerente con la cultura federativa, perché non punta al possesso segreto ma alla chiarezza pubblica. In pratica, cerca di ridurre la competizione rendendo visibile la sua intenzione. Il fatto che non possa fare nulla con i potenziali rivali dell’altra federazione mostra però il limite di questa strategia. Anche in una società senza competizione interna, l’amore può ancora aprire scenari di confronto con l’esterno, e Pierre ne è perfettamente consapevole.
Molto bello è il passaggio in cui il messaggio arriva rapidamente a tutti, compreso il padre. Il romanzo insiste ancora una volta sulla forza della comunicazione nella federazione: nulla resta davvero isolato, e questo può essere sia rassicurante sia imbarazzante. Il padre reagisce con equilibrio, senza invadere, ma offrendo ascolto. Questa scena è importante perché mostra un rapporto genitore figlio adulto, basato su disponibilità e rispetto, non su controllo autoritario.
Il gesto di rifiutare il pesce è apparentemente incomprensibile, ma il narratore suggerisce che può esserci un’associazione inconscia con Odette e con la sua alimentazione vegana. Questo dettaglio è molto interessante perché mostra quanto i sentimenti possano passare anche attraverso piccoli cambiamenti di abitudini corporee. Pierre sembra voler avvicinarsi a Odette non solo mentalmente, ma anche concretamente, modificando il proprio modo di mangiare. È un segnale tenero e un po’ ingenuo, ma molto umano.
La relazione con Odette comincia quindi a produrre imitazione, desiderio di somiglianza e una sorta di sintonizzazione involontaria. Il capitolo fa vedere che l’amore non è soltanto attrazione per l’altro, ma anche tentativo di costruire un terreno comune. Questo però non elimina la gelosia: anzi, la rende più sottile. Pierre vuole distinguersi dai possibili rivali, ma contemporaneamente desidera essere degno di Odette anche nei dettagli quotidiani.
Nel complesso, il capitolo 49 mostra il tentativo di trasformare un’emozione destabilizzante in una forma di comportamento ordinato. Pierre non si lascia andare al caos, ma prova a usare i mezzi della comunità — comunicazione, sincerità, autocontrollo, cambiamento personale — per proteggere il proprio sentimento.
50
Alla movida serale, in compagnia del solito gruppo, dopo un mezzo giro tra le bancarelle e nei parchi, ci sedemmo su alcune panchine a dialogare.
Iniziò Serge: “Il sistema di mercato sta vivendo una crisi profonda, anche se ci sono ancora zone di relativo benessere. Molti vedono la nostra organizzazione come una possibile ancora di salvezza e sono disposti a frequentare i nostri gruppi esterni per poter essere addestrati alla vita comunitaria. C’è però chi fatica a scrollarsi di dosso la cultura competitiva e individualistica. Fortunatamente non è la regola e ci sono persone che dopo un solo anno di addestramento sono già pronte per la vita in una federazione di gruppi sociali”.
Alzò la mano mia sorella e già intuivo che cosa volesse dire. “A te la parola Heloise” disse Samuel, prendendo sul serio il ruolo di mediatore.
“A riprova di quanto ha detto Serge, anche Jean Paul, un autista di un gruppo esterno che aiuta la nostra federazione il sabato e la domenica, è già nel programma d’inserimento in una federazione, dopo poco più di un anno di addestramento”. Più che compiacersi di quanto aveva detto, mi parve che Heloise si stesse sciogliendo e diventasse, metaforicamente, allo stato liquido. Infatti, completamente soddisfatta per l’elogio rivolto a Jean Paul e ormai sazia di parole, non proferì alcunché fino a quando ci ritirammo nei nostri appartamenti.
Ovviamente il discorso continuò vivace tra gli altri del gruppo. La parola passò a Laurie: “Dovremmo essere coscienti che l’opera della nostra organizzazione è veramente qualcosa di grandioso; per molti è l’unica vera speranza di un’umanità smarrita e costantemente nell’ansia e nella frustrazione”.
“È singolare” disse Ivan “che nel sistema di mercato il progresso tecnologico che, in teoria, avrebbe dovuto garantire un maggiore benessere, sia invece uno strumento di divisione, di tensioni sociali e di imbarbarimento nei rapporti umani. La pace e la giustizia che regnano nelle nostre federazioni ci dicono però che non è lo sviluppo tecnologico la ragione di questi contrasti, ma è la competizione economica. È importante però mantenere buoni rapporti con il potere economico, affinché le federazioni siano sempre viste come una buona fonte di guadagno. Purtroppo non è sufficiente essere neutrali e non interferire nelle vicende politiche dello Stato, ma è necessario mettere lo Stato nelle condizioni di non interferire nella vita delle nostre comunità”.
Samuel confermò: “La penso anch’io così, perché nella società di competizione è l’economia a detenere il potere, e al potere economico non importa niente se noi non ci schieriamo né con un partito né con un l’altro, oppure se non andiamo a votare o non seguiamo le cerimonie tradizionali. Allo Stato interessa soltanto che compriamo tecnologia, perché dal loro punto di vista siamo solo una fetta di mercato. Oltretutto, si tratta di una tecnologia particolare, non individualistica ‘fai da te, ma solidale ‘fai con gli altri’. Le aziende private ci coccolano per venderci cucine e lavanderie professionali, sistemi audiovisivi all’avanguardia, macchinari agricoli…”
Il capitolo 50 sposta il discorso dall’amore e dalla gelosia alla dimensione politica ed economica della federazione. La movida diventa qui una piccola assemblea informale in cui i personaggi riflettono sul rapporto con il sistema di mercato, sul valore della comunità e sulla funzione strategica della tecnologia.
Serge apre il capitolo con una diagnosi netta: il sistema di mercato è in crisi, anche se in alcune zone esiste ancora relativo benessere. La federazione viene quindi percepita come una possibile via di salvezza da parte di chi è disposto a entrare in un processo di addestramento comunitario. Il testo però non idealizza il passaggio: c’è ancora chi fatica ad abbandonare la cultura competitiva e individualistica. Questo rende il quadro più realistico, perché mostra che il cambiamento non avviene automaticamente solo perché il vecchio sistema è in difficoltà.
L’esempio di Jean Paul dimostra che l’inserimento può riuscire in tempi relativamente brevi. Heloise lo cita quasi con orgoglio, e la sua reazione emotiva suggerisce che il percorso di Jean Paul non è soltanto burocratico, ma anche affettivo. Il modo in cui il narratore la descrive “allo stato liquido” è un’immagine molto vivace: Heloise sembra sciogliersi di soddisfazione per l’elogio rivolto a Jean Paul. Questo rafforza la percezione che tra loro ci sia un interesse reciproco ormai molto avanzato.
Laurie e Ivan alzano il tono del dibattito e attribuiscono all’organizzazione un valore quasi salvifico. La federazione non è presentata solo come un’alternativa sociale, ma come una risposta globale all’ansia e alla frustrazione generate dal mondo competitivo. Ivan aggiunge però una nota molto intelligente: il problema non è la tecnologia in sé, ma la competizione economica che la orienta. Questo è uno dei passaggi più forti del capitolo, perché distingue chiaramente tra progresso tecnico e uso sociale del progresso.
Samuel chiarisce che nello stato competitivo è l’economia a detenere il potere. Questo significa che politica, voto e tradizioni contano meno della capacità di consumo. La federazione, al contrario, viene trattata dal mercato come una fetta di clienti, non come un soggetto politico da rispettare. L’idea della tecnologia “solidale” contrapposta al fai-da-te individualistico è particolarmente significativa. Il romanzo rivendica un modello tecnico in cui gli strumenti servono alla cooperazione e non alla sola performance individuale.
Nel complesso, il capitolo 50 mette bene in relazione il piano personale e quello collettivo: mentre Pierre vive il suo sentimento per Odette e osserva i movimenti di Jean Paul e Heloise, il gruppo discute della crisi del sistema esterno e della forza del modello federativo.
51
Eravamo tutti consapevoli che se non fossimo stati utili al sistema competitivo, il potere economico avrebbe potuto reagire violentemente, smantellando tutte le federazioni e ricreando le condizioni individualistiche di mercato, per incrementare il consumo. Del resto, le nostre federazioni avevano colonizzato anche zone semidesertiche, steppose, montane e collinari, abbandonate dal mercato perché non erano più appetibili economicamente. Dai loro scarti abbiamo prodotto vita, energia, ordine, che per il potere economico, indirettamente, significava guadagno.
Inizialmente la nostra organizzazione non si prefiggeva comunità autosufficienti. Il proselitismo si esauriva sulla promessa di un futuro sistema non competitivo, fondato sulla solidarietà e la condivisione, pensando che sarebbe stato sufficiente istruire le persone sulla necessità di comportamenti altruistici, pur restando nel sistema competitivo. Solo con la nascita delle prime federazioni, quindi con modelli di vita realmente esistenti, la nostra organizzazione ebbe un formidabile impulso, con una vertiginosa crescita numerica dei gruppi esterni e delle stesse federazioni. Tuttavia, dopo aver lasciato ampi margini per la nostra crescita, il sistema di mercato si era arroccato nei più grandi e popolosi centri urbani e nei territori più fertili.
A quel ritmo forse ci sarebbero voluti secoli affinché le federazioni s’imponessero sul mondo della competizione. Sappiamo invece che il sistema competitivo è caduto non perché è stato rosicchiato dallo sviluppo numerico di federazioni autosufficienti, ma per contraddizioni proprie, insite nel suo stesso essere. Solo con la caduta del vecchio sistema il numero di federazioni autosufficienti è riesploso, fino alla conquista totale del pianeta.
Il capitolo 51 spiega la fragilità politica della federazione e, insieme, la sua sorprendente forza storica. Non si tratta solo di una società alternativa “più giusta”: il capitolo chiarisce che la sua sopravvivenza dipende anche dal fatto di essere utile, e quindi tollerata, al sistema dominante.
Il primo punto forte è molto realistico: la federazione sa che, se non fosse considerata utile dal potere economico, potrebbe essere smantellata. Questo introduce un elemento di vulnerabilità che rende il romanzo più credibile, perché la comunità non vive in una bolla perfetta ma dentro rapporti di forza concreti. L’idea che il mercato potrebbe distruggerla per ricreare condizioni individualistiche è molto incisiva: il sistema competitivo non è neutro, ma tende a riprodurre sé stesso anche contro forme sociali più solidali. Qui il romanzo descrive il potere economico come qualcosa di capace di reagire violentemente quando percepisce una minaccia ai propri meccanismi di consumo.
Molto importante è il fatto che le federazioni abbiano occupato zone semidesertiche, montane o collinari non più appetibili per il mercato. Il romanzo mostra così una vera logica di recupero: dove il mercato vede scarti, la federazione vede possibilità di vita, ordine e energia. Questo passaggio è coerente con l’etica del testo: la comunità non conquista il pianeta con la forza, ma trasformando i residui del sistema precedente in spazi abitabili e produttivi.
Il capitolo ricorda anche che all’inizio non si parlava di comunità autosufficienti in senso reale, ma soprattutto di una promessa futura di vita non competitiva. La svolta arriva quando nascono i primi modelli concreti: da lì il proselitismo cresce, perché le persone non vengono più convinte solo da un’idea, ma da un’esperienza visibile. Questo è un punto narrativamente e politicamente fortissimo. Il romanzo suggerisce che le idee da sole non bastano: servono esempi reali, comunità già funzionanti, modelli osservabili.
La parte finale è la più teorica e la più netta: la caduta del sistema competitivo non sarebbe stata causata principalmente dall’espansione delle federazioni, ma da contraddizioni interne al suo stesso funzionamento. Questa è una tesi importante perché toglie alla federazione il ruolo di semplice “vincitore militare” e la presenta piuttosto come alternativa storicamente preparata. Quando poi il vecchio sistema crolla, le federazioni si moltiplicano rapidamente fino alla conquista totale del pianeta. Quindi la comunità era già pronta, ma aspettava soltanto il crollo delle strutture incompatibili con essa.
Nel complesso, il capitolo 51 è quasi un capitolo di filosofia della storia. Dice che una società nuova non si impone solo perché è moralmente migliore, ma perché sa resistere, essere utile, occupare gli spazi lasciati vuoti e farsi trovare pronta quando il vecchio mondo si autodistrugge.
52
La discussione di quella sera doveva risultare interessante, dal momento che attorno a noi si erano formati dei folti capannelli. Conrad, un bioingegnere del nostro centro oftalmico, si inoltrò in spiegazioni tecniche che forse non tutti recepivano, anche se si sforzava di illustrare il concetto in modo semplice.
“Secondo la Teoria Generale dei Sistemi, il mondo competitivo dovrebbe essere sostituito da un sistema più organizzato e meno dispendioso, appunto il nostro”.
“Perché sei convinto di questo Conrad?” domandò qualcuno.
“Analizzando com’è strutturata la natura, possiamo capire che il processo evolutivo è avvenuto grazie alle caratteristiche particolari di alcune strutture materiali, che aggregandosi in modo organizzato, hanno prodotto delle entità di livello superiore. Per esempio solo un tipo di cellula nucleata, tra le innumerevoli specie di organismi unicellulari, è stata sufficientemente ‘sociale’ da poter dare vita a tutti gli organismi pluricellulari. Tutti i rimanenti protozoi hanno continuato a modificare il loro genoma, la loro forma e il loro comportamento, ma sono rimasti organismi unicellulari, come se ci fosse stata una sola via d’uscita possibile per ogni salto evolutivo. Ciò avvalora la tesi che in natura il principale motore evolutivo non sia la competizione ma la condivisione organizzata.
Un altro grande balzo evolutivo, per esempio, è avvenuto grazie alla facoltà di alcune specie animali di aggregare in modo coordinato gli individui in gruppi sociali: quello più evoluto è stato ovviamente quello umano dei cacciatori raccoglitori. La nostra organizzazione internazionale è andata ancora più avanti, perché ha organizzato i gruppi sociali in federazioni che, a loro volta, sono coordinate da un’unica guida mondiale”.
“Quindi, se la natura è come una grande piramide a gradoni, dove il livello più basso offre un passaggio obbligato per il gradone successivo, il vertice della piramide dovrebbe essere l’aggregazione coordinata di tutte le federazioni del mondo?” intervenne Laurie.
“Certamente, Laurie. Sarà come un unico corpo formato da tante piccole cellule che collaborano tra loro. La nostra organizzazione sta già promuovendo questo supersistema, ma ancora non si può capire come avverrà il processo di sostituzione del sistema competitivo con il nostro. Difficilmente sarà un processo lineare e progressivo. Io penso che il sistema di mercato continuerà la sua corsa verso il cosiddetto ‘progresso’ fino a una caduta traumatica che coinvolgerà l’intera l’umanità”.
“Seguendo il filo logico di Conrad,” si espresse Ivan, “si può intuire che ogni gradino della piramide è il risultato della ricerca del minor dispendio di energia possibile. Mi spiego meglio. È chiaro che la natura tende all’innovazione e alla complessità, però una struttura che spreca molta energia per l’adattamento non viene conservata, ma sostituita da un’altra più parsimoniosa. Le nostre federazioni autosufficienti sono le organizzazioni sociali meno dispendiose in assoluto, quindi saranno conservate a scapito di un sistema competitivo che spreca troppe risorse. Non a caso questo sistema si regge sul consumismo, ossia consuma per poter sopravvivere. Dico bene Conrad?”
“Il pensiero non si poteva esprimere meglio”.
Il capitolo 52 è uno dei più teorici del romanzo perché prova a dare alla federazione una giustificazione quasi scientifica e sistemica. L’idea di fondo è che la comunità non sia solo moralmente migliore del mondo competitivo, ma anche più coerente con il modo in cui la natura organizza la complessità.
Conrad usa la Teoria Generale dei Sistemi per sostenere che il mondo competitivo verrà sostituito da un sistema più organizzato e meno dispendioso. Il punto centrale è che in natura le strutture vincenti non sono quelle più aggressive, ma quelle che riescono ad aggregarsi in modo funzionale e stabile. Il passaggio sulle cellule nucleate che hanno dato origine agli organismi pluricellulari è molto importante perché trasforma la cooperazione in un principio evolutivo. In questa visione, l’organizzazione sociale della federazione non è un’anomalia utopica, ma una prosecuzione della logica naturale.
L’immagine della grande piramide a gradoni è una delle più efficaci del capitolo. Ogni livello superiore nasce da quello inferiore, e il vertice finale è immaginato come l’aggregazione coordinata di tutte le federazioni del mondo. Questa metafora dà al romanzo un respiro storico e quasi cosmico. La federazione non è soltanto una comunità locale: è un passo successivo nell’evoluzione dell’organizzazione umana.
Laurie coglie bene la conseguenza del ragionamento: se la natura funziona per gradini, allora il vertice dovrebbe essere un unico supersistema globale. Il romanzo qui unisce ecologia, biologia e politica in una sola visione di lungo periodo. Conrad però chiarisce che il passaggio non sarà lineare. Il sistema competitivo può continuare ancora per molto, fino a una caduta traumatica. Questa previsione rende il quadro meno ingenuo e più realistico: il cambiamento non è armonico, ma può essere brusco e doloroso.
Ivan rafforza il discorso con l’idea del minor dispendio di energia possibile. Le strutture che sprecano troppo vengono sostituite da quelle più parsimoniose, e questo vale anche per le forme sociali. Qui il romanzo collega economia biologica ed economia sociale: il consumismo non è solo un vizio morale, ma un sistema inefficiente che consuma troppo per continuare a esistere. Al contrario, le federazioni vengono presentate come organizzazioni stabili, economiche e quindi evolutivamente favorite.
Nel complesso, il capitolo 52 offre una giustificazione molto forte del progetto federativo. Non dice soltanto che la federazione è buona: dice che è più vicina alle logiche profonde della natura, della complessità e del risparmio energetico.
53
La trituratrice lavorava a pieno regime sulla strada nuova e due camion, uno dei quali con Jean Paul alla guida, si alternavano a portare i trucioli nel deposito del compost. I ceppi degli alberi tagliati venivano sminuzzati da una fresatrice elettrica e le radici divelte dalle scavatrici.
Era bello lavorare fianco a fianco con Odette. Con lei stavo bene in qualunque condizione, tanto più che sapevamo entrambi che le nostre fatiche erano utili al collettivo.
“Odette, posso dialogare con te attraverso i nostri dispositivi multimediali?” Di per sé la richiesta poteva sembrare banale, ma nella comunità comportava una certa trafila: infatti, poiché si doveva passare attraverso il centralino, essendo di due federazioni diverse, si dava alla nostra amicizia il carattere dell’ufficialità. Certamente nessuno ci impediva di dialogare, ma era quasi come dire agli altri che eravamo intenzionati a frequentarci. Da parte mia era sicuramente un vantaggio perché, come diceva Hugo, avrei segnato il mio territorio attorno a lei. Odette sapeva benissimo che cosa implicasse la mia domanda e avrebbe potuto temporeggiare e rispondere per esempio: “Forse è troppo presto” oppure “Non mi sembra il caso” o “Non intendo far sapere…” invece rispose: “Ne sarei felice Pierre!” Non aveva detto “Va bene” o “Si può fare”. No, disse proprio “Ne sarei felice!”
Evidentemente provava qualcosa per me e la cosa mi entusiasmava. Quanto sarebbe stato bello se anche Odette avesse avuto per me gli stessi miei sentimenti! Se avessimo comunicato tramite i nostri dispositivi multimediali mi sarei sicuramente manifestato. Quel pomeriggio non l’avrei rivista, perché doveva sostenere un esame scolastico, mentre io avrei preparato il lavoro per il giorno dopo nel laboratorio degli elettrotecnici.
Purtroppo venne l’ora di pranzo e quindi anche il momento di salutarla. “Allora Odette ci vediamo domani pomeriggio per uscire insieme?”
“Sì, ti aspetto Pierre”. Come al solito ci baciammo sulle guance, ma avvenne un piccolo e simpatico incidente. Stavo per baciarla sull’altra guancia quando, istintivamente, senza averlo pensato, la baciai sulle labbra. Mi resi subito conto che avevo sbagliato e mi aspettavo che si risentisse. Mi guardò per qualche attimo, poi sorrise, mi baciò sulla guancia e disse: “Allora a domani, Pierre”.
Il capitolo 53 è un punto di svolta molto importante perché l’avvicinamento tra Pierre e Odette smette di essere solo emotivo o progettuale e diventa quasi corporeo, pur restando dentro una cornice di pudore e rispetto. Il capitolo unisce il lavoro concreto, la procedura comunitaria e il piccolo incidente del bacio, che ha un valore simbolico enorme.
L’apertura sulla trituratrice, i camion e la fresatrice mantiene il romanzo ancorato alla concretezza del lavoro collettivo. Pierre e Odette lavorano fianco a fianco sapendo che le loro fatiche hanno un’utilità comune, e questo rende il loro legame ancora più naturale. Il fatto che il loro incontro avvenga mentre il territorio viene trasformato fisicamente è molto significativo: la relazione cresce insieme al paesaggio comunitario, come se entrambi stessero contribuendo a costruire qualcosa di stabile.
La richiesta di parlare tramite i dispositivi multimediali è una scena molto bella perché non è solo tecnica: è sociale. Passare dal centralino e tra due federazioni significa rendere il rapporto ufficiale, quasi riconosciuto pubblicamente. Questo passaggio è fondamentale perché mostra che l’amore nella federazione non è un fatto privato da nascondere, ma un rapporto che deve acquisire forma, continuità e trasparenza.
La risposta “Ne sarei felice!” è molto più forte di un semplice assenso. Pierre la interpreta come segno di un sentimento reale, e il lettore capisce che Odette sta entrando davvero nello stesso spazio emotivo. Il narratore insiste sulla differenza tra “va bene” e “ne sarei felice”, proprio perché qui non c’è solo disponibilità, ma partecipazione affettiva. È un dettaglio molto fine e molto riuscito.
Il piccolo incidente del bacio è il momento più delicato del capitolo. Pierre sbaglia gesto, si aspetta un rimprovero, e invece riceve un sorriso e un congedo sereno. Questo rovesciamento è importante perché mostra che la vicinanza tra i due è già abbastanza matura da tollerare un’imprecisione spontanea senza drammatizzarla. Il bacio sulle labbra non è ancora una dichiarazione, ma è certamente un segnale forte. È come se il corpo avesse anticipato ciò che la mente e le regole stavano ancora cercando di ordinare.
Nel complesso, il capitolo 53 segna il passaggio dall’attesa alla prossimità reale. Pierre e Odette non sono più solo due giovani che si piacciono: stanno costruendo un rapporto riconoscibile, ufficiale e sempre più concreto, dentro una comunità che controlla ma anche sostiene questi passaggi.
54
Sull’ascensore incontrai Jean Paul. “Come va con Odette?” mi chiese quando già ci apprestavamo a salire in ascensore.
“Sta andando bene. Non vorrei sbilanciarmi troppo, ma sembra che i miei sentimenti siano almeno in parte ricambiati. E tu con mia sorella?”
“Beh, penso che finalmente ho trovato la ragazza che fa per me. Con Heloise c’è un’intesa che non ho mai avuto con nessuno. Mi ha fatto conoscere i vostri genitori, quindi penso che anche lei abbia intenzioni serie”.
“E che ha detto mio padre?”
“È stato cordialissimo. Non mi sono sentito a disagio quando ha voluto conoscere la storia della mia vita. Gli ho anche confidato che ad agosto sono intenzionato a venire nella vostra federazione per tre settimane, proprio per frequentare assiduamente Heloise”.
“Come l’hanno presa i miei?”
“Hanno solo voluto rassicurarsi sul rispetto delle regole”. Ovviamente le regole vietavano rapporti sessuali prematrimoniali. Anche nella fase del fidanzamento ufficiale, che da noi rappresentava un serio impegno preparatorio in vista del matrimonio, era richiesta la più rigorosa astinenza. È chiaro che queste regole apparivano ridicole agli occhi del mondo esterno, dove il rapporto sessuale era diventato una componente fondamentale per capire la compatibilità tra i due partner. Questo principio per noi era inaccettabile, perché anche se è vero che il sesso deve essere una fonte di piacere e uno strumento per rafforzare il matrimonio, tuttavia non deve avere la priorità su tutti gli altri aspetti che legano un uomo e una donna.
Se nella coppia ci fosse una buona intesa sessuale ma una pessima intesa caratteriale e comportamentale, il matrimonio sarebbe destinato a sfaldarsi. Lo provava il fatto che nella società di competizione ormai un’unione su due falliva, soprattutto per l’infedeltà coniugale. Per evitare eventuali cause di divorzio sempre più coppie di giovani avevano deciso di convivere e mettere al mondo dei figli senza sposarsi, ma i risultati erano stati gli stessi degli sposati. I giovani delle federazioni, però, non erano inconsapevoli al riguardo, perché veniva impartita fin da piccoli una buona educazione sessuale e si sapeva benissimo quale funzione e quale ruolo avrebbe dovuto avere il sesso dentro il matrimonio.
L’educazione sessuale, ancora oggi a metà del ventiduesimo secolo, comporta la buona riuscita del matrimonio e, siccome il buon andamento del gruppo sociale dipende appunto dalla collaborazione tra le famiglie, incide anche sul corretto funzionamento dell’intera federazione. Mettere al primo posto il sesso per noi significa individualismo assoluto, ossia porre la propria persona al di sopra di tutto, incuranti dei bisogni altrui. Era proprio quello che avveniva allora nel sistema competitivo, con tutte le peggiori conseguenze. A noi era invece insegnato che il soddisfacimento delle proprie necessità doveva passare sempre attraverso quelle degli altri. Quando questa regola è reciproca tutti possono soddisfare i propri legittimi bisogni e creare aggregazione.
Ancora adesso, anche se la vita all’interno delle federazioni è alquanto diversa da quando ero un giovanotto, qualsiasi tipo di egoismo individuale o anche accenni di rivalità tra i gruppi, è smorzata sul nascere. Non si transige su questo e non è permesso che qualsiasi motivo di contrasto possa incancrenirsi e portare danno alla comunità. Ovviamente non si ricorre alle minacce ma alla riflessione: non esiste alcun problema che non possa essere risolto con questo metodo.
Il capitolo 54 mette in parallelo le due storie sentimentali: Pierre con Odette e Jean Paul con Heloise. In questo modo il romanzo mostra che l’amore, nella federazione, non è un fatto isolato ma un’esperienza che si intreccia con la famiglia, le regole comuni e la costruzione della stabilità sociale.
L’incontro nell’ascensore è narrativamente efficace perché condensa in pochi scambi una grande quantità di informazioni. Pierre e Jean Paul si aggiornano reciprocamente, e il lettore capisce subito che entrambe le relazioni stanno diventando serie. Jean Paul sembra aver trovato in Heloise una compatibilità vera, non solo un interesse momentaneo. Anche il fatto che abbia già conosciuto i genitori di lei e che pensi di tornare in federazione ad agosto rafforza l’idea di un legame progettuale, non improvvisato. Molto forte è la parte in cui si spiega che, nella federazione, perfino il fidanzamento ufficiale richiede astinenza rigorosa. Questo rende il rapporto amoroso una prova di autocontrollo e serietà, non un semplice anticipo del matrimonio. Il romanzo insiste sul fatto che il sesso non deve essere il criterio principale per valutare la compatibilità di coppia. Prima vengono il carattere, la collaborazione, la capacità di vivere insieme e solo dopo l’intesa sessuale.
La polemica contro il mondo competitivo è netta: lì il sesso viene usato come test iniziale, ma questo non impedisce che i matrimoni falliscano e che aumentino infedeltà e divorzi. Il romanzo sostiene dunque che la centralità del sesso non garantisce affatto la riuscita della relazione. Al contrario, nella federazione la sessualità viene inserita dentro un quadro educativo più ampio. L’idea è che i giovani, crescendo con una buona educazione sessuale, imparino a non assolutizzare il desiderio e a non trasformarlo in egoismo. La definizione del sesso come possibile forma di individualismo assoluto è appunto quando viene posto al primo posto. Qui il testo chiarisce la sua visione etica: i bisogni personali devono passare attraverso quelli degli altri, non contro di essi. Questo è il principio che regge tutta la comunità federativa. Non si tratta di negare i desideri, ma di organizzarli in modo reciproco, così che tutti possano essere soddisfatti senza danno per gli altri.
La chiusura è molto coerente con il tono del romanzo: i conflitti non si risolvono con la forza, ma con la riflessione. È un’affermazione importante perché mostra come la federazione consideri il dialogo e la comprensione come strumenti fondamentali di tenuta sociale.
Nel complesso, il capitolo 54 esplicita il modello morale della federazione applicato alla coppia e alla sessualità. Pierre e Jean Paul stanno entrando in relazioni serie, ma il romanzo coglie l’occasione per ribadire che l’amore deve essere ordinato, reciproco e socialmente responsabile.
55
Quarto piano, interno ventidue della nuova federazione, Odette era già in attesa della mia chiamata. Le malelingue del mondo dei sospetti sostenevano che le nostre conversazioni fossero registrate e controllate da una rigida censura e i nostri matrimoni fossero combinati. Naturalmente erano tutte fandonie e nessuno era spiato o costretto a un matrimonio che non volesse. Se gli anziani del gruppo di Odette venivano informati della mia chiamata, era semplicemente per tutelare l’integrità fisica, emotiva e morale di Odette. La stessa cosa valeva per me per le stesse ragioni. Questa cautela non era necessaria se il dialogo avveniva tra componenti della stessa federazione, in quanto tutti già si conoscevano.
“Ciao, Odette, che strana sensazione vederti virtualmente!”
“Ciao, Pierre, è strano anche per me”.
“Odette, volevo chiederti una cosa. Ti ricordi quella sera quando è stato proiettato il documentario sulle crudeltà consumate sui bambini nel sistema di competizione?”
“Sì, mi ricordo benissimo. Ero inorridita, ma penso che sia giusto che la nostra
organizzazione ci faccia conoscere le nefandezze nascoste nel mondo”.
“Ti ricordi cosa hai fatto dopo?”
“Mmmhh, fammi fare mente locale… Ah sì, adesso ricordo: quella sera mi sentivo molto stanca, andai in camera per studiare un po’, ma fui vinta dal sonno, così spensi la luce e mi misi a dormire. Perché mi hai posto questa domanda?”
“Beh, volevo sapere che cosa hai provato alla vista di quelle immagini”.
“Direi una sensazione di fastidio e nello stesso tempo di impotenza”. Proprio non me l’ero sentita di confessare che quella sera avevo tentato in tutti i modi di comunicare con lei attraverso i segnali luminosi in codice Morse, tanto meno che mi era parso che a quei segnali lei mi avesse risposto. Le cose però erano cambiate, ed eccoci lì a dialogare come due buoni amici.
Poi la colsi alla sprovvista: “Odette, tu mi piaci parecchio e volevo dirtelo”. Dopo un po’ di esitazione ella mi rispose così: “Pierre, stai mettendo il carro davanti ai buoi! Seguiamo i consigli degli anziani e cerchiamo prima di conoscerci meglio”.
“Hai ragione Odette, solo che non voglio nasconderti che provo per te un sent…” Non mi lasciò terminare la frase: “Anch’io Pierre provo qualcosa di tenero per te, ma non dovremmo mai lasciare che la passione abbia il sopravvento sulla ragione”.
Erano le stesse parole che mia sorella mi aveva detto tempo prima, ma probabilmente non avevo ancora capito la lezione. Certo che quelle parole, pronunciate da Heloise, che aveva bruciato le tappe presentando addirittura Jean Paul ai nostri genitori, mi suonavano come una beffa. Mi accorsi che stavo giudicando e mi vennero in mente le parole degli anziani, che ci ammonivano a non giudicare gli altri, perché con quel metro di giudizio saremo giudicati a nostra volta. Mi vergognai di aver pensato male di Heloise. Dopo tutto lei e Jean Paul, se le cose fossero continuate nel verso giusto, si sarebbero frequentati assiduamente solo ad agosto, quindi dopo qualche mese. Nel frattempo avrebbero avuto il tempo di dialogare attraverso gli strumenti multimediali, dal momento che anche Jean Paul era già stato considerato un membro virtuale di una federazione. Avrebbero seguito anche loro la trafila consigliata: ero io a voler bruciare le tappe, non Heloise.
Oltre che bella e dolce, Odette era anche saggia. Cercavo allora di immaginarmi che cosa avesse trovato in me per offrirmi le sue attenzioni. Non mi pareva però opportuno chiederlo in quel momento, forse perché temevo una risposta non in linea con le mie aspettative.
Il capitolo 55 mette finalmente Pierre e Odette in una relazione esplicita, ma lo fa senza romanticismo facile: al centro ci sono prudenza, autocontrollo, sincerità e il rischio costante di giudicare male gli altri. È un capitolo molto maturo, perché mostra che l’amore vero non avanza solo per slancio, ma anche attraverso limiti, pazienza e correzione interiore.
L’incontro “virtuale” è significativo perché rende visibile la nuova forma di intimità comunitaria: non è un contatto clandestino, ma una conversazione autorizzata e protetta. Il romanzo insiste molto sul fatto che eventuali controlli non servono a reprimere, ma a tutelare l’integrità fisica, emotiva e morale dei giovani. Questa cornice toglie ogni sospetto di manipolazione e mostra la relazione come un percorso pubblico, anche se personale. L’idea che Odette sia già in attesa della chiamata fa capire quanto il legame sia diventato reciproco e stabile.
La domanda di Pierre sulle immagini del documentario ha un doppio valore: da un lato rivela il suo interesse per la risposta emotiva di Odette, dall’altro mostra il modo in cui cerca un terreno comune attraverso la condivisione di esperienze forti. Odette però lo riporta subito alla misura: dice chiaramente che bisogna conoscersi meglio e non lasciar prevalere la passione sulla ragione. Questo passaggio è fondamentale perché mostra la sua maturità e conferma che la saggezza nella coppia non è solo un principio astratto, ma una pratica concreta.
Il momento in cui Pierre pensa male di Heloise è molto umano e molto importante. Per un attimo si sente tradito dalla coerenza della sorella, ma subito si corregge ricordando il principio del non giudicare. Questo rende il personaggio più complesso: non è perfetto, ma capace di autocritica. Il capitolo usa questo episodio per far vedere che la crescita morale passa anche attraverso l’ammissione dei propri pensieri sbagliati.
Quando Odette afferma di provare qualcosa di tenero, ma di non voler lasciare che la passione prenda il sopravvento, il romanzo definisce molto bene la forma giusta del sentimento. L’amore non deve essere negato, ma governato. È importante anche il riferimento al loro possibile futuro comunicando come membri già riconosciuti virtualmente delle rispettive federazioni. Questo significa che la relazione non è bloccata: ha un tempo, un metodo e una direzione.ignificato complessivo
Nel complesso, il capitolo 55 è uno dei più equilibrati sul piano sentimentale. Pierre finalmente dice ciò che prova, Odette risponde con sincerità, ma entrambi scelgono di non precipitare. Il romanzo qui difende una visione dell’amore come costruzione lenta, reciproca e responsabile.
56
Passai volutamente a un altro argomento e le chiesi: “Odette, ti piacciono i bambini?”
“Sììììì! Ne vorrei fare almeno tre. Mi offro spesso volontaria nella nostra nursery e provo sensazioni bellissime quando tengo in braccio un bimbo: così indifesi, così teneri, così dolci. Al momento, nella mia federazione ci sono solo nove gruppi funzionanti, quindi i bimbi presenti sono poco più della metà di quelli previsti, ma sono certa che quando raddoppierà il numero, raddoppierà anche la mia soddisfazione”.
La crescita e la formazione dei bimbi nelle federazioni merita una spiegazione. Il modello della nostra nursery ha sempre seguito l’esempio dei raccoglitori cacciatori nomadi, gli ultimi uomini “naturali” che vivevano senza tecnologia complessa ormai nelle zone più impervie del pianeta. Al contrario delle famiglie di contadini allevatori stanziali, che avevano bisogno di tanti figli per coltivare e allevare animali, oltre che come unico sostegno alla loro vecchiaia, le famiglie del gruppo di raccoglitori avevano pochi figli: due, tre, raramente quattro. Essendo nomadi in ambienti spesso ostili, diventava disagevole viaggiare con molti piccoli al seguito: era preferibile un numero ridotto di figli, distanziati per età di almeno quattro, cinque o più anni, in modo da muoversi in autonomia.
Erano solo maldicenze quelle che sostenevano che i raccoglitori conservavano stabile la popolazione con pratiche abortive o con la soppressione dei neonati. In realtà, la relativa bassa natalità, rispetto ai contadini allevatori, era dovuta al fatto che le mamme ricorrevano all’allattamento prolungato al seno. Come è noto, in una donna sana, l’allattamento blocca l’ovulazione risultando quindi un potente anticoncezionale naturale. L’ovulazione ritorna quando il bimbo è svezzato e non prende più il latte materno. Se l’allattamento viene prolungato per quattro o cinque anni, per tutto quel periodo una donna sana non può concepire altri figli e i raccoglitori erano sani, vista la grande selezione che quel tipo di ambiente aveva operato su di loro nei secoli e nei millenni.
Nella federazione le mamme hanno sempre fatto uso dell’allattamento prolungato al seno per vari motivi. Innanzi tutto un buon allattamento con latte materno favorisce lo sviluppo normale del sistema immunitario del bimbo; poi è un metodo anticoncezionale naturale per pianificare le nascite; infine, non ultimo per importanza, più donne allattano, minori sono le possibilità che ci siano bimbi senza latte. Ovviamente non tutte le mamme dispongono della stessa quantità di latte, perciò, a modello dei raccoglitori, il latte materno è condiviso in federazione come qualsiasi altro bene.
Nessun bimbo è nutrito con latte artificiale, o lasciato nella denutrizione, come avveniva sovente nella società di consumo. Non è raro che un bambino di quattro o cinque anni, tra un gioco e l’altro, si permetta uno spuntino a base di latte materno, attaccandosi al seno della prima “mamma” che gli capiti a tiro. Ancora oggi tutte le future mamme seguono un corso di formazione per essere preparate a quell’evento che perpetua la vita, ossia il parto, ma sono assistite da personale altamente qualificato anche durante la prima fase di vita del neonato. Dopo di che comincia il graduale inserimento del piccolo nella nursery, a contatto con altri bimbi. La vita di gruppo è indispensabile per favorire e accrescere il loro senso di socialità, indirizzato ai buoni rapporti tra i membri della federazione.
Il capitolo 56 sposta il discorso amoroso verso il tema della maternità e dell’educazione dei bambini, cioè verso la continuità concreta della federazione. Dopo la tensione sentimentale tra Pierre e Odette, il romanzo apre qui una prospettiva più ampia: non conta solo la coppia, ma il modo in cui la comunità fa nascere, cresce e socializza i nuovi membri.
La risposta di Odette è bellissima perché mostra un desiderio pieno, naturale e non idealizzato della maternità. Il fatto che voglia almeno tre figli e provi gioia nel tenere in braccio un bimbo la presenta come una persona affettivamente matura, pronta a immaginare una famiglia non come sacrificio, ma come pienezza. Anche il riferimento alla nursery è significativo: Odette non parla di figli in astratto, ma di esperienza concreta, quotidiana, di contatto con l’infanzia. Questo rafforza l’idea che nella federazione il desiderio di genitorialità sia coltivato e vissuto socialmente, non privatizzato.
La lunga spiegazione sulla nursery è centrale perché collega il presente della federazione a un modello antropologico “naturale”: i raccoglitori-cacciatori nomadi. Il romanzo contrappone questo modello alle famiglie contadine stanziali, che avevano bisogno di molti figli per lavoro e sostegno nella vecchiaia. Qui emerge una tesi di fondo molto chiara: la federazione vuole recuperare una forma di vita più umana, meno forzata e meno legata alla logica della produzione intensiva. I pochi figli, distanziati nel tempo, non sono segno di debolezza, ma di adattamento intelligente all’ambiente e alla vita di gruppo.
La parte sull’allattamento prolungato al seno è una delle più interessanti del capitolo, perché unisce biologia, organizzazione sociale e cura. L’allattamento viene presentato come nutrizione, anticoncezionale naturale e fattore di solidarietà tra le madri. Molto bello è il principio della condivisione del latte materno. Il romanzo lo tratta come qualsiasi altro bene comune, e questo rende la maternità un fatto collettivo, non chiuso nella sola cellula familiare. È una visione estremamente comunitaria della cura infantile.
Il testo insiste sul fatto che nessun bambino viene lasciato senza latte o nutrito artificialmente, e qui la polemica contro la società di consumo è chiara. La federazione vuole evitare sia la denutrizione sia l’individualismo della cura privata, creando una rete in cui tutti i piccoli siano seguiti. Il dettaglio del bambino di quattro o cinque anni che può ancora attaccarsi al seno di una “mamma” è molto forte e serve a sottolineare la continuità del legame affettivo e nutritivo oltre la primissima infanzia.
Molto significativa è anche la preparazione delle future mamme tramite corsi di formazione. Il romanzo non idealizza la maternità come puro istinto: la considera una funzione importante che richiede competenza, assistenza e accompagnamento. La nursery, infine, diventa il luogo della socializzazione primaria. Non è solo un posto dove si custodiscono i bambini, ma l’ambiente in cui imparano a vivere in gruppo, a relazionarsi e a interiorizzare i valori della federazione.
Nel complesso, il capitolo 56 mostra che la federazione pensa la vita fin dall’inizio come un’esperienza condivisa. La maternità, l’allattamento e l’educazione infantile sono organizzati in modo da produrre non solo bambini sani, ma futuri adulti capaci di vivere nella solidarietà.
57
Ricordo quasi nulla di come trascorsi la notte e la mattina seguente, se non il momento in cui, poco prima del pranzo, fui avvicinato da due anziani del mio gruppo. Sapevo esattamente quello che mi avrebbero detto. Anche loro erano lì per tutelare la mia integrità fisica e morale: era una trafila dovuta. Avevano già ricevuto informazioni su Odette e i suoi anziani su di me. Eravamo considerati entrambi dei bravi ragazzi e non vedevano alcun impedimento per sconsigliare di frequentarci. Tutto qui.
Nel bus tenni di proposito un posto per lei proprio accanto al mio. Quando salì mi vide e si avvicinò. Ci salutammo e ci baciammo sulla guancia, poi si sedette vicino a me. Finalmente arrivammo nel territorio che era stato assegnato alla nostra squadra. Con noi c’erano le amiche di Odette. Marguerite e Nicole e una coppia sposata della federazione nuova, Marlene e Baptiste. Ci dividemmo in coppie, pur restando abbastanza vicini da poterci vedere. Naturalmente io facevo coppia con Odette. Parlavamo con le persone per strada e a volte suonavamo anche i campanelli delle case. Era un territorio che ricordavo di aver già percorso e ne ebbi conferma quando alla porta si presentò un tipo con aria burbera e sguardo accigliato: lo stesso che circa un anno prima mi aveva insultato con veemenza e io, per tutta risposta, gli avevo riso in faccia!
Mi aspettavo la stessa reazione, ma quando Odette disse: “Buon giorno signore, apparteniamo alle federazioni di gruppi sociali delle colline. Siamo venuti a trovarla per dare anche a lei l’opportunità di conoscere il nostro tipo di vita, in alternativa a questo sistema di competizione”, la reazione di quell’uomo apparentemente rozzo, sulla sessantina, fu diversa da quello che mi aspettavo.
“Entrate” disse, ripetendo più volte l’invito con un cenno della mano. In quei momenti uno si immagina di tutto: in casa avrebbe potuto farci del male, quindi, quando Odette stava varcando la soglia, mi assicurai che Baptiste e le tre ragazze ci vedessero e feci cenno che stavamo per entrare.
“Accomodatevi. Mi spiace, ma posso offrirvi solo dell’acqua fresca”.
“La ringraziamo davvero per la sua gentilezza, ma non abbiamo bisogno di niente” risposi anche per Odette e pensai: “Chissà mai che questo individuo possa pure avvelenarci!”
“Non fate caso al disordine e al mio aspetto. Purtroppo due anni fa è morta mia moglie e io ho perso il lavoro per poterla assistere. Ora alla mia età nessuno vuole più assumermi e devo campare con qualche ridicolo lavoretto qua e là”.
“Posso chiederle che lavoro svolgeva prima?” domandai.
“Anche se non sembrerebbe, sono laureato in biochimica e avevo trovato un impiego fisso come ricercatore in un’industria farmaceutica. Dopo parecchi anni di permanenza in quella ditta, nonostante fossi in aspettativa, il mio posto è stato occupato da un collega molto più giovane di me. Per curare mia moglie, ho speso tutti i risparmi che avevamo messo da parte. Ho cercato anche di vendere la casa, ma nessuno ormai è interessato”. In effetti la casa era piuttosto signorile, nonostante il disordine.
“Sembra che lei si sia rassegnato a questa situazione come se fosse definitiva. Guardi che ci sono vie d’uscita”.
“E cosa dovrei fare? Starmene qui a pregare Dio perché mi aiuti? Non credo che Dio esista, perché se esistesse non avrebbe permesso questa mia condizione. Se Dio ne fosse consapevole e non intervenisse, dovrei pensare che è un Dio cinico, indifferente e crudele. Preferisco pensare che non esista”.
Il capitolo 57 cambia molto il tono del racconto: dopo i capitoli più sentimentali e familiari, qui entra in scena in modo forte il tema della povertà, della fragilità sociale e della crisi della fede. È un passaggio molto significativo perché mostra che il romanzo non parla solo di amore e comunità ideale, ma anche di emarginazione, perdita e disillusione.
L’inizio mostra che il rapporto tra Pierre e Odette è ormai riconosciuto e regolato dalla comunità. I due anziani non arrivano per ostacolare, ma per verificare e tutelare: il loro intervento conferma che nelle federazioni i legami personali non sono lasciati al caso, ma inseriti in un quadro morale condiviso. Questo passaggio rafforza l’idea di una socialità molto sorvegliata ma non repressiva. La relazione può svilupparsi, però deve essere riconosciuta, osservata e accompagnata.
La scena del bus e poi del territorio assegnato mostra bene l’organizzazione collettiva della federazione. Pierre e Odette non agiscono come individui isolati, ma come membri di una squadra, insieme ad altre coppie e ad altre ragazze. Questo è coerente con il progetto sociale del romanzo: l’attività pubblica, anche quando implica contatto con gli estranei, è sempre pensata come esperienza comunitaria e non come missione individuale.
Il momento più narrativamente forte è l’incontro con l’uomo anziano che Pierre aveva già visto in passato. Il lettore si aspetterebbe ostilità, invece l’uomo si mostra disposto ad ascoltare e ad accogliere. Questo rovesciamento è importante perché il romanzo suggerisce che il dialogo può trasformare anche chi inizialmente appare chiuso o aggressivo. Il fatto che Pierre si aspetti il peggio dice molto sul suo stato interiore: porta ancora con sé paura, diffidenza e memoria del conflitto. Odette invece si presenta con calma e rispetto, e proprio questa modalità rende possibile l’apertura dell’altro.
La confessione dell’uomo sulla morte della moglie e sulla perdita del lavoro è uno dei punti più toccanti del capitolo. Non è un semplice povero: è un uomo colto, laureato in biochimica, che ha attraversato un dramma familiare e professionale. Il romanzo qui mette in luce una verità sociale molto dura: nel sistema competitivo anche una persona qualificata può essere espulsa e lasciata sola quando non è più funzionale. La perdita del lavoro non dipende solo dall’età, ma da una logica spietata che non protegge la fragilità.
La sua casa signorile in disordine è un simbolo potente. Mostra una decadenza materiale che riflette una caduta esistenziale più ampia. Non è soltanto povero di mezzi: è anche svuotato di prospettive, e sembra essersi già ritirato da ogni speranza. Qui il capitolo diventa una critica esplicita a un mondo che abbandona chi ha dato tutto, sia sul piano affettivo sia su quello lavorativo.
Il passaggio più drammatico è il rifiuto di Dio. L’uomo non nega Dio per astrattezza filosofica, ma per dolore: se Dio esistesse, pensa, non avrebbe permesso tutto questo. È una forma di ateismo che nasce dalla sofferenza e dall’esperienza dell’ingiustizia. Questa posizione è importante perché il romanzo non la presenta in modo caricaturale. L’uomo non sembra “malvagio” o superficiale: è ferito, logorato, e la sua conclusione è quella di chi non trova più un senso nella provvidenza. Pierre cerca di non lasciarsi travolgere dal sospetto e tenta di indicare vie d’uscita. Questo è molto coerente con il suo percorso: sta imparando che non basta osservare i problemi, bisogna anche offrire soluzioni. Il capitolo però lascia intuire che la sua sicurezza non è ancora completa. Il pensiero del possibile veleno, per esempio, mostra quanto la diffidenza del mondo esterno continui a influenzarlo, anche quando è in un contesto apparentemente sicuro.
Nel complesso, il capitolo 57 serve a mettere alla prova la visione comunitaria della federazione davanti alla sofferenza concreta. Non basta avere un modello sociale giusto: bisogna essere capaci di entrare in contatto con chi è stato schiacciato dal vecchio sistema. È anche un capitolo di forte contrasto: da una parte l’ordine, la protezione e la solidarietà della federazione; dall’altra la solitudine, la perdita e il cinismo del mondo competitivo. Proprio questo contrasto dà al capitolo una forza notevole.
58
Era il tipico ragionamento della maggioranza di coloro che vivevano nel mondo esterno: dovevano trovare un capro espiatorio e darsi una ragione per giustificare la situazione che stavano vivendo. Era evidente che il sistema di mercato non funzionava e creava enormi disagi alla maggioranza dell’umanità, ma anziché accettare l’idea che il difetto stava proprio nel manico, ossia nella competizione economica, che veniva invece sbandierata come la soluzione a tutti i problemi, le persone se la prendevano chi con i governi, chi con gli stranieri, chi con la nazione vicina, chi con la tale razza o religione, chi, come questo signore, con Dio.
È chiaro che il potere economico non si sarebbe mai autodenunciato, perché da questa situazione traeva vantaggi a scapito dei più, che invece stavano patendo il peso delle disuguaglianze e delle ingiustizie. Del resto l’informazione fornita dai media era “drogata”, tesa a mantenere lo status quo.
“Mi permette di farle vedere un filmato commentato che illustra la vita nelle nostre federazioni di gruppi sociali?” Il video evidenziava gli effetti positivi sul comportamento umano in assenza di competizione economica e metteva in risalto, inoltre, l’armonia tra gli uomini e la natura. Le immagini scorrevano e avevano già catturato l’attenzione di quell’uomo, che dimostrava palesemente il suo interesse. Ovviamente questi filmati di presentazione duravano solo pochi minuti, ma davano comunque un’idea abbastanza precisa della vita all’interno delle federazioni.
Quando la riproduzione del video ebbe termine quell’uomo disse: “Ma è vero o è solo pubblicità ingannevole prodotta dall’intelligenza artificiale?”
“Noi ci viviamo dentro” rispose Odette “Se fosse un falso non avrebbe senso presentarglielo”.
“Ma come avete fatto a creare cose del genere?”
“Beh, prima di diventare un membro di una federazione di gruppi sociali è necessario essere addestrati alla vita comunitaria e imparare a condividere ogni cosa con gli altri”. Meno la propria donna, pensai, guardando Odette, ma questo non l’ho dissi…
“Addestrati alla vita comunitaria? Ormai sono un lupo solitario. Se penso di dover convivere con il mio vicino di casa, la causa è già persa in partenza”.
“No, se anche il suo vicino di casa avesse lo stesso addestramento!” Era chiaro che questa prospettiva lo allettava, perciò consigliai: “Guardi, a circa cinquecento metri da qui, proprio in fondo a questa strada, vicino alla stazione ferroviaria in disuso, si riunisce un gruppo che fa parte della nostra organizzazione esterna. Si ritrovano lì proprio per essere addestrati alla vita comunitaria, per poi essere inseriti in qualche nostra federazione”.
Intervenne Odette: “Mi creda, se andrà le farà bene. Sto cercando di entrare nei suoi panni e capire cosa stia provando. Sta affrontando certamente un’esperienza di vita terribile, ma sono certa che in quel gruppo troverà conforto e anche aiuto pratico”. Era chiaro che ciò che aveva detto le veniva direttamente dal cuore. Stava dimostrando che provava vera empatia nei confronti di quell’uomo, mentre un anno prima io mi ero permesso di ridergli in faccia, senza cercare di capire il suo stato d’animo, la sua frustrazione e la sua sofferenza. Avevo davvero molto da farmi perdonare.
“Torneremo. Intanto vorremmo presentarci. Lei è Odette e io sono Pierre”.
Salutammo e uscimmo per ricongiungerci al resto della squadra.
Capitolo 58 chiude molto bene la scena iniziata nel capitolo precedente perché trasforma l’incontro con l’uomo in una vera occasione di dialogo sociale. Qui il romanzo passa dalla denuncia della sofferenza alla proposta concreta di un’alternativa comunitaria, e lo fa mettendo in evidenza soprattutto l’empatia di Odette e la maturazione di Pierre.
Il primo grande tema è la spiegazione del comportamento dell’uomo: il testo dice che chi vive nel mondo esterno tende a cercare un capro espiatorio invece di riconoscere il difetto strutturale del sistema economico. Il romanzo insiste sul fatto che la competizione produce ingiustizie reali, ma che il potere economico e i media ne nascondono la causa profonda. Questo passaggio non presenta la povertà come un problema individuale, ma come il risultato di un impianto sociale sbagliato. L’uomo che incolpa Dio è quindi un sintomo di un malessere più ampio: quando il sistema fallisce, le persone cercano spiegazioni false o semplificate.
Il riferimento all’informazione “drogata” è uno dei punti più critici del capitolo. Il romanzo sostiene che il sistema dominante si regge anche sul controllo del racconto pubblico, cioè sulla capacità di presentare la competizione come una soluzione invece che come la causa dei problemi. In questo senso il filmato proposto da Pierre e Odette funziona come una contro-narrazione. Non è soltanto propaganda in senso negativo, ma un tentativo di mostrare un modello alternativo di vita basato su cooperazione, armonia con la natura e addestramento comunitario.
La reazione dell’uomo al video è cruciale, perché per la prima volta la sua diffidenza si incrina. Il fatto che chieda se sia vero o “pubblicità ingannevole prodotta dall’intelligenza artificiale” segnala che percepisce il rischio della manipolazione, ma nello stesso tempo è già coinvolto emotivamente da ciò che vede. Il breve filmato ha quindi una funzione molto precisa: non deve dimostrare tutto, ma suscitare interesse e aprire una possibilità. Il romanzo mostra che il cambiamento spesso comincia con un’immagine convincente, non con un discorso teorico astratto.
Uno dei concetti più centrali del capitolo è l’“addestramento alla vita comunitaria”. L’idea è che nessuno possa entrare davvero nelle federazioni senza aver imparato prima a condividere, a convivere e a ridurre l’egoismo individuale. Questo è il punto in cui la federazione si distingue davvero dal mondo esterno: non basta desiderare una vita migliore, bisogna essere educati a sostenerla. Il romanzo tratta la comunità come una competenza pratica e morale, non come un semplice ideale astratto.
La scena più bella è probabilmente quella in cui Odette parla all’uomo cercando di mettersi nei suoi panni. Qui emerge la sua vera forza: non la superiorità morale, ma la capacità di capire la sofferenza altrui senza giudicarla. Pierre stesso riconosce che quella sensibilità nasce dal cuore, e subito confronta questo atteggiamento con la propria precedente indifferenza. Il capitolo segna quindi anche una correzione interiore di Pierre, che capisce di aver giudicato male e di dover imparare dall’empatia di Odette.
Pierre suggerisce un luogo concreto dove l’uomo può iniziare il percorso di reinserimento in un gruppo dell’organizzazione esterna, vicino alla stazione ferroviaria in disuso. Questo dettaglio è importante perché mostra che la solidarietà non è solo emotiva: è anche organizzazione, indirizzo, accompagnamento. La frase finale, con la presentazione reciproca e il saluto, chiude la scena con sobrietà. Non c’è trionfalismo: c’è piuttosto la sensazione che sia stato aperto un varco, piccolo ma reale, nella solitudine dell’uomo.
Nel complesso, il capitolo 58 è un capitolo di transizione: dal dolore individuale alla possibilità della comunità. Il romanzo ribadisce che la vera alternativa al mondo competitivo non è solo un sistema economico diverso, ma un modo diverso di guardare gli altri, di ascoltarli e di accompagnarli.
59
Ci unimmo a Marguerite e a Nicole, che stavano conversando per strada con una ragazza. “Odette, qui c’è pane per i tuoi denti. Questa ragazza fa delle osservazioni a cui noi non siamo in grado di rispondere”.
Siamo contenti che lei si sia intrattenuta ad ascoltare e a commentare il messaggio che portiamo”.
“Piacere, mi chiamo Angeline. Sono a conoscenza delle vostre esperienze di comunità, ma penso che stiate forzando le cose, fino ad andare contro natura”.
“Cosa le fa pensare questo, Angeline?”
“Voi fondate il vostro modo di vivere sulla collaborazione reciproca… per carità, ognuno è libero di vivere come meglio crede, però la natura ci dimostra che la vita si basa sulla competizione. Uscire da questi schemi significa forzare la natura”.
“È vero! In natura esiste la competizione: per il cibo, per il territorio, per un riparo, per la riproduzione”. Con quest’ultima parola Odette mi guardò e io mi sentii in imbarazzo!
“Allora ammette che ho ragione?” disse Angeline.
“In un certo senso sì, ma gli animali e le piante competono perché non hanno la facoltà di accordarsi, possibilità che invece è data agli esseri umani”.
“Gli uomini competono pur essendo in grado di collaborare” obiettò quella ragazza. Era una risposta logica, e pur essendo certo che Odette avrebbe ribattuto in modo esauriente, volli intervenire: “Posso rispondere io, Odette?”. “Certamente, Pierre”.
Il capitolo 59 porta il conflitto dal piano sociale a quello filosofico: non si discute più solo se la federazione funzioni, ma se sia “naturale” o meno. Il dialogo con Angeline permette al romanzo di difendere in modo più esplicito l’idea che la cooperazione umana non contraddice la natura, anzi la supera grazie alla capacità di accordo.
Angeline rappresenta una voce critica molto importante, perché non è ostile in modo banale: ragiona, obietta e formula un dubbio plausibile. La sua idea è semplice ma forte: se in natura domina la competizione, allora una società costruita sulla collaborazione sarebbe artificiale o addirittura contro natura. Il romanzo usa questa obiezione per mettere alla prova la visione della federazione. Non basta dire che la cooperazione è migliore; bisogna spiegare perché non sia una forzatura rispetto alle leggi naturali.
La risposta di Odette comincia riconoscendo una verità parziale all’argomento di Angeline: sì, in natura esiste la competizione per il cibo, il territorio, il riparo e la riproduzione. Questo è importante perché il testo non nega il conflitto naturale, ma lo inquadra. Il punto decisivo è che gli esseri umani non sono identici agli altri viventi: possono accordarsi, parlare, negoziare e costruire regole condivise. In questo senso la cooperazione non è contro natura, ma è una possibilità propriamente umana.
La frase di Angeline sugli uomini che competono pur essendo capaci di collaborare apre il vero nodo teorico del capitolo. Qui il romanzo contrappone due modi di intendere l’umanità: come semplice estensione del mondo animale, oppure come specie capace di scegliere istituzioni migliori della pura lotta. È un passaggio molto filosofico, perché sposta il criterio dal fatto biologico al fatto morale e politico. La federazione non pretende di abolire ogni tensione naturale, ma di organizzare la vita umana in modo più alto e più razionale.
È significativo che la risposta definitiva debba ancora arrivare da Pierre, ma che Odette gli dia subito spazio. Questo mostra una dinamica di coppia equilibrata: la donna sa, ma non domina; l’uomo interviene, ma nel quadro di un confronto rispettoso. Anche la scena in strada, con Marguerite e Nicole già coinvolte, suggerisce che la discussione non è privata ma pubblica. Il romanzo presenta così la verità della federazione come qualcosa che deve poter essere discusso apertamente, non imposto dall’alto.
La categoria di “contro natura” è centrale nel capitolo. Angeline la usa per criticare la federazione, ma il testo sembra ribaltarla: ciò che è davvero contro natura è una vita umana costruita sulla competizione permanente, perché l’uomo possiede facoltà superiori che gli permettono di collaborare. Questa è la tesi di fondo del romanzo in forma molto concentrata: la natura offre la possibilità del conflitto, ma la ragione umana può trasformarla in cooperazione.
Nel complesso, il capitolo 59 introduce una delle obiezioni più forti all’ideale federativo e la usa per rafforzarlo. Angeline non viene ridicolizzata: al contrario, il suo dubbio rende più credibile la difesa della comunità, perché costringe i protagonisti a chiarire il proprio pensiero.
60
“Vede, Angeline, la natura è stratificata in livelli di complessità crescente: gli atomi si aggregano in molecole semplici, queste in macromolecole che possono organizzarsi in organelli come i batteri. I mitocondri, simili ad antichi batteri, sono i componenti fondamentali delle cellule nucleate che, a loro volta, danno forma a tutti gli esseri viventi. Alcune specie animali, tra cui quella umana, si sono infine aggregate in gruppi sociali. Questi passaggi strategici non ci sarebbero stati se tutto fosse solo competizione.
È solo attraverso la cooperazione tra elementi simili che ci sono stati dei balzi di complessità nella natura. La competizione, è vero, aumenta la complessità delle strutture con le generazioni, ma non porterà mai a un livello superiore in assenza di collaborazione: nemmeno sarebbe nata la vita senza cooperazione”. Più tardi avrei confessato a Odette che quella non era tutta farina del mio sacco, ma molte cose le avevo apprese da Conrad.
Anche Angeline sembrava avesse perso la sicurezza iniziale, quando mi disse: “Ma allora perché gli esseri umani competono?”
“Non è sempre stato così. Una volta gli uomini vivevano tutti in gruppi sociali di cacciatori raccoglitori, dove le famiglie collaboravano tra loro”.
“Sì, però se quei gruppi praticamente non esistono più, significa che la competizione ha preso il sopravvento sulla collaborazione” disse Angeline riprendendo sicurezza.
“Dentro ogni livello sistemico c’è una competizione agguerrita. Questa produce diversità e quindi complessità. La complessità crescerà fino a quando alcuni elementi saranno in grado di collaborare e aggregarsi in modo ordinato con i loro simili, formando un’entità di livello superiore. La specie umana è la sola, tra tutti gli esseri viventi, a poter costituire un sistema di livello ancora superiore ai gruppi sociali, aggregandoli in federazioni stabili. Anche se questo tentativo tra gli antichi raccoglitori non è completamente riuscito”.
“Appunto! Anziché aggregarsi tra loro i gruppi di raccoglitori si sono dissolti” disse Angeline ringalluzzita.
“Potrà sembrarle strano ma, nel passaggio da un livello sistemico all’altro, c’è una fase in cui è necessario che i componenti della nuova struttura in costruzione perdano la loro identità originale per potersi aggregare. Mi spiego meglio con un esempio semplice. Se sento freddo e decido di vestirmi con abiti più pesanti, devo prima togliere quelli leggeri. Durante il cambio d’abito sarò quasi nudo, quindi avrò più freddo di prima, ma so che questa sarà solo una condizione temporanea. L’umanità è vissuta in gruppi di raccoglitori per tempi lunghissimi, mentre quella che chiamiamo Storia, nata con lo sviluppo di economie diverse dalla caccia e dalla raccolta, ha solamente qualche migliaio di anni. In questo tempo relativamente breve l’umanità ha perso la sua naturale identità, condizione indispensabile affinché i gruppi possano formare federazioni stabili”.
A quel punto Angeline sbottò: “Mah, io vedo in questo suo ragionamento una grossa contraddizione. L’umanità avrà anche perso la sua identità originaria necessaria ad aggregare i gruppi, però i gruppi ormai non esistono più. Gli ultimi popoli di raccoglitori purtroppo sono destinati a scomparire. E dico purtroppo perché la ritengo una cosa profondamente ingiusta”.
“Già, la penso come lei: è una cosa profondamente ingiusta, ma non saranno i raccoglitori a formare delle federazioni stabili, ma nuovi gruppi di individui che fonderanno la loro ragione di vita sulla collaborazione reciproca, anziché sulla competizione”.
“Mi scusi eh! In migliaia di anni di nuovi gruppi se ne sono formati parecchi, eppure nessuno di loro ha costituito, come dice lei, un’entità di livello superiore” disse Angeline, quasi spazientita.
Il capitolo 60 è uno dei più teorici e ambiziosi del testo, perché prova a dare una base “scientifica” all’idea di federazione. Non si limita a sostenere che la cooperazione sia moralmente migliore: vuole mostrare che la cooperazione è il meccanismo attraverso cui la natura produce salti di complessità.
Il passaggio iniziale introduce una visione stratificata della realtà: atomi, molecole, macromolecole, organelli, cellule, organismi, specie, gruppi sociali. L’idea di fondo è che ogni livello nasce dall’aggregazione ordinata di elementi di livello inferiore. Questo serve a spostare il discorso da una semplice contrapposizione morale tra competizione e collaborazione a una teoria generale dell’organizzazione. La cooperazione non è presentata come un’opzione sentimentale, ma come una legge di sviluppo della complessità.
Il testo riconosce che la competizione esiste e ha un ruolo. Non viene negata, perché essa genera diversità e spinge i sistemi a differenziarsi. Però la competizione da sola, secondo il ragionamento del capitolo, non basta mai a far nascere un livello superiore di organizzazione. Qui c’è il cuore della tesi: la competizione produce varietà, ma solo la collaborazione permette di stabilizzare quella varietà in una forma nuova. In altre parole, il conflitto è una forza di spinta, mentre la cooperazione è una forza di costruzione.
Quando il discorso passa agli esseri umani, il romanzo fa un salto decisivo. Gli uomini non sono descritti come semplici organismi competitivi, ma come esseri capaci di accordo, memoria storica, progettazione e costruzione di istituzioni. Per questo la specie umana può, in teoria, creare qualcosa di più alto dei semplici gruppi sociali: federazioni stabili. È una tesi molto forte, perché attribuisce alla storia umana una direzione evolutiva verso forme sempre più inclusive di aggregazione.
La parte sui cacciatori-raccoglitori è centrale per il modello del romanzo. Questi gruppi sono presentati come una forma antica e naturale di vita comunitaria, ma anche come una forma che non è riuscita a creare un livello superiore. Angeline coglie subito la difficoltà: se i gruppi di raccoglitori sono scomparsi, allora la tesi dell’evoluzione verso aggregazioni più complesse sembra smentita dai fatti. Questa obiezione è intelligente perché obbliga il protagonista a chiarire che non si tratta di un processo automatico o lineare.
Il punto più interessante del capitolo è l’idea che, nel passaggio a un livello sistemico superiore, i componenti debbano perdere temporaneamente la loro identità originaria. L’esempio degli abiti è molto efficace: per vestirsi in modo più pesante bisogna prima spogliarsi, quindi attraversare una fase di disagio. Questa immagine rende bene il carattere doloroso della transizione storica. Il romanzo suggerisce che il fallimento temporaneo dei vecchi gruppi non è una prova contro il cambiamento, ma una condizione temporanea necessaria del cambiamento stesso.
Il passaggio sulla Storia è altrettanto importante: la storia umana, intesa come epoca delle economie diverse da caccia e raccolta, è brevissima rispetto alla durata complessiva dell’umanità. Questo consente al testo di sostenere che la perdita dell’identità originaria è relativamente recente e, soprattutto, ingiusta. Qui il romanzo introduce una nota quasi tragica: i vecchi raccoglitori non formeranno più le federazioni, perché stanno scomparendo. La nuova forma sociale nascerà invece da altri gruppi, costruiti su basi diverse e più adatte alla cooperazione stabile.
Angeline però resta un interlocutore forte, perché fa notare che nella storia molti nuovi gruppi sociali sono comunque nati senza approdare a una vera entità superiore. Questo impedisce al dialogo di diventare troppo ideologico o trionfalistico. Il capitolo quindi non chiude la questione: la rende più precisa. Sta dicendo che non ogni aggregazione produce automaticamente un salto di livello, ma che serve una particolare qualità del legame sociale, fondata sulla collaborazione reciproca e non sulla competizione.
Nel complesso, il capitolo 60 è una sorta di manifesto teorico del romanzo. Vuole dimostrare che la federazione non è una semplice utopia etica, ma un esito coerente con il modo in cui la complessità emerge nella natura e nella storia. Il suo punto più forte è proprio questo: la cooperazione non è presentata come un’eccezione alla natura, ma come il principio che permette alla natura stessa di salire di livello.

