Ogni anno circa 22 milioni di persone nel mondo sono vittime di matrimoni forzati, spesso imposti dai parenti con minacce di gravi sanzioni come violenza, ostracismo familiare o diseredazione, con un aumento di 6,6 milioni rispetto al 2016.
Le donne e le ragazze rappresentano oltre i due terzi delle vittime (circa 15 milioni), mentre gli uomini sono intorno ai 7 milioni; la fascia più colpita è tra i 18-24 anni per entrambi i sessi. L’Asia Orientale concentra il 66% dei casi (14,2 milioni), seguita dall’Africa (3,2 milioni). Questi matrimoni derivano da norme patriarcali e povertà, con i parenti che esercitano coercizione per alleanze familiari o economiche; le vittime devono accettare pena punizioni severe, inclusa la morte in casi estremi. L’ONU classifica ciò come schiavitù moderna, con obiettivi di eradicazione entro il 2030.
L’Asia e il Pacifico concentravano il 66% dei casi (14,2 milioni), seguiti dall’Africa (3,2 milioni); il fenomeno è classificato come schiavitù moderna dall’ONU e I
Ogni anno circa 12 milioni di bambine e ragazze sotto i 18 anni diventano spose bambine in matrimoni precoci o forzati, con un calo dai 15 milioni precedenti ma rischi di aumento per crisi e conflitti.
Nel mondo, il 18,6% delle unioni coinvolge almeno un minorenne, con il 4,3% sotto i 15 anni; entro il 2030, oltre 150 milioni di donne saranno state sposate da bambine, soprattutto in Asia meridionale (Niger 76%, India un terzo dei casi globali) e Africa subsahariana. Una su 9 si sposa prima dei 15 anni, spesso con uomini adulti.
Queste unioni negano istruzione, aumentano mortalità materna, gravidanze precoci (21 milioni annui tra 15-19 anni) e violenze; povertà, conflitti e Covid hanno invertito progressi, con 2,5 milioni extra previsti 2020-2025. L’Unicef mira a eradicarle entro il 2030.

