Una specie animale è un gruppo di organismi simili che possono riprodursi tra loro generando prole fertile, costituendo l’unità fondamentale della classificazione biologica, definita da caratteristiche morfologiche, genetiche e comportamentali che li distinguono da altri gruppi.
Il metodo più usato per distinguere una specie per definire una specie è quello biologico, ossia due organismi appartengono alla stessa speie se possono accoppiarsi e produrre figli che a loro volta possono riprodursi (es. cani e cani, non cani e gatti). Il concetto morfologico, che si basa sull’aspetto fisico simile degli individui (forma, struttura), utile per fossili e specie attuali, ma a volte ingannevole perchè possono esserci forme similari ma caratteristiche completamente diverse. Poi c’è l’aspetto ecologico, che riguarda la specificità della nicchia ecologica occupata, cioè il ruolo e le interazioni che un gruppo di organismi ha nel proprio ambiente.
La specie è il “mattone” più piccolo del sistema tassonomico, ad esempio la specie uomo (Homo sapiens) o la specie cane (Canis lupus familiaris). La capacità di scambiare geni e produrre prole vitale è cruciale; l’esempio del mulo (sterile) mostra che l’incrocio tra specie diverse genera individui non fertili. Una specie può però essere isolata da altre da barriere che impediscono la fecondazione o lo sviluppo di prole fertile, quindi ci sarebbe interfecondità anche con caratteristiche fisiche diverse. Basti considerare la selezione morfologica che l’uomo ha fatto sulle razze canine, che rimangono comunque fertili tra loro. In sintesi, una specie animale è un gruppo di individui che condividono caratteristiche comuni e soprattutto la capacità di riprodursi tra loro, garantendo la continuità della loro linea evolutiva.

