Il futuro economico e sociale mondiale prevede un rallentamento della crescita globale, da circa il 3,3% nel 2024 al 2,9% nel 2026, con un riorientamento del potere verso Asia ed economie emergenti come Cina e India, mentre gli USA mantengono un ruolo influente nonostante le tensioni geopolitiche.
Le previsioni al 2050 indicano che la Cina potrebbe superare gli USA in termini di PIL (fino a 58 trilioni di dollari contro 34-38), seguita da vicino dall’India (30-35 trilioni), trainata da demografia giovane e manifattura, anche se sfide come l’invecchiamento cinese e infrastrutture indiane limitano il potenziale. L’Asia rappresenterà il 40% del PIL globale, superando i mercati sviluppati (36%), con Indonesia e altri emergenti in ascesa. Tuttavia, tariffe USA e instabilità riducono gli investimenti.
Senza interventi, la disuguaglianza globale resterà stabile: il top 1% manterrà il 17% del reddito mondiale, mentre il 50% più povero salirà solo dal 10% al 12%, con i meno abbienti che guadagnano 70 volte meno dei ricchi. Il cambiamento climatico aggraverà il divario, colpendo soprattutto i più poveri (tre quarti delle perdite relative) e azzerando guadagni da convergenza economica. Politiche più redistributive potrebbero migliorare la situazione della povertà mondiale, ma questo non è contemplato dalla competizione ecnomica.
La disuguaglianza non si manifesta solo tra una nazione e l’altra, ma ci sono enormi differenze tra le classi sociali all’interno delle nazioni. Da considerare che le vicende narrate nel romanzo iniziano nel 2072, quando probabilmente ci sarà uno scenario molto diverso e non per questo migliore.

