Non ci sono modelli di comunità attuali corrispondenti ai criteri descritti nel romanzo: circa 1800 persone, totale condivisione di beni senza proprietà privata, senza classi sociali né gerarchie asfissianti, senza uso di denaro, abitazione concentrata in un’unica struttura polifunzionale altamente tecnologica, antisismica e antincendio, autosufficiente negli alimenti e nell’energia, organizzata in gruppi sociali ciascuno responsabile di un piano con spazi comuni di gruppo come mensa e lavanderia.
Comunità comuniste esistono con condivisione dei beni e assenza di proprietà privata e classi sociali, ma non raggiungono queste dimensioni e questa struttura abitativa unica ultravanzata. L’autosufficienza totale in queste comunità è impraticabile e i progetti spesso combinano agricoltura tradizionale con energia rinnovabile, senza tecnologia estremamente sofisticata o singoli edifici di tale scala.
Sebbene non esistano ad oggi comunità conformi a tutti questi requisiti, potrebbe essere vantaggioso esplorare forme di vita comunitaria che uniscano forte coesione, tecnologia avanzata, sostenibilità e regole sociali condivise. Ciò però richiederebbe soluzioni innovative e una gestione particolarmente attenta per bilanciare autonomia individuale e coesione collettiva, oltre a superare sfide tecnologiche e umane complesse. Tuttavia, con il crescere numerico di queste comunità si potenzierebbe la rete di aiuto reciproco. Inoltre tutto il discorso cadrebbe se a monte non si sia già formata una potente organizzazione internazionale che faccia crescere e coordini la collaborazione tra queste comunità.

