Sesta parte

61

62

63

64

65

Dopo i saluti Marc riprese a parlare: “Il metodo Manenti è nato nel Biellese, in Italia, circa settant’anni fa ed è stato adottato praticamente da tutte le federazioni del mondo. È un metodo di coltivazione che non fa uso di alcun pesticida o fertilizzante, sia esso sintetico che naturale. Nel sistema di competizione ha avuto scarso successo perché è sempre stato sabotato in tutti i modi possibili, in quanto lede gli interessi economici delle grandi industrie chimiche produttrici di pesticidi e fertilizzanti”.

Non sapevo che il nostro modo di coltivare si chiamasse metodo Manenti. Per la verità non ero un volontario assiduo nelle serre e nei campi ma, data la geniale semplicità del metodo, sapevo di che cosa si trattasse. Nelle coltivazioni intensive del sistema competitivo si usava l’aratro tradizionale per dissodare quanta più terra possibile nel minor tempo. Questo comportava il capovolgimento della zolla, con il risultato di ridurre la fertilità del terreno dissodato. Infatti, i batteri aerobi, che vivono negli strati superiori del suolo e utilizzano l’ossigeno dell’atmosfera per il loro metabolismo, erano portati in profondità e senza ossigeno morivano. Viceversa, i batteri anaerobi, a contatto con l’ossigeno, che per loro è veleno, facevano la stessa fine.

Anche le reti fungine sotterranee, che con i batteri sono il vero fertilizzante della terra, con l’aratro tradizionale erano distrutte. Il terreno dissodato in questo modo, prima di essere seminato, doveva riformare la sua carica batterica e fungina per essere fertile, per questo erano utilizzati i fertilizzanti, chimici o naturali che fossero. Ovviamente, prima che il terreno ritornasse fertile, cioè fino a quando i batteri e le reti fungine potessero riprodursi in misura sufficiente, passava del tempo, che si sottraeva a una potenziale produzione alimentare. Oltre tutto, il fertilizzante interrato poteva dar luogo a fenomeni di putrefazione anaerobica, anziché alla decomposizione aerobica, peggiorando il gusto e la qualità degli alimenti.

Nel metodo Manenti non si fa uso dell’aratro tradizionale, ma di una macchina chiamata ripuntatriceche, pur dissodando il terreno a una profondità di circa quaranta centimetri, non capovolge la zolla e lascia intatte le stratificazioni di batteri e funghi. Con questo sistema il terreno rimane sempre fertile e non necessita di alcun tipo di fertilizzante. Il procedimento a grandi linee è il seguente: dopo la raccolta, per esempio, di pomodori, peperoni, melanzane, zucchine… passa una piccola trituratrice che taglia raso terra tutti i fusti vuoti degli ortaggi. Questo materiale viene usato come pacciamatura nei sentierini tra un filare e l’altro, perché serve a mantenere l’umidità, impedendo che si formi una crosta dura e, poiché la sua graduale decomposizione favorisce la crescita di muffe del genere Penicellium, un antibiotico naturale, tiene a bada i batteri potenzialmente patogeni.

Dopo la trituratrice si passa con una fresa, che a una profondità di cinque centimetri scolletta tutte le radici, usate anch’esse come pacciamatura nei sentierini. A questo punto il terreno è perfettamente pulito e pronto per essere dissodato dalla puntatrice. Appena dopo l’aratura il terreno è soffice, ancora fertile e pronto per un’altra semina.

66

67

68

69

70

71

72