Già attualmente il sistema capitalistico, fondato sulla competizione economica e sull’individualismo consumista, mostra segnali di crisi strutturale, aggravata da squilibri demografici, ambientali e sociali. Questa crisi si intreccia con un rapporto predatorio verso l’ambiente naturale, basato su crescita illimitata e consumo di risorse. Esistono alternative valide, sebbene la loro adozione richieda un superamento del paradigma competitivo dominante.
Il capitalismo competitivo sta affrontando una stagnazione cronica: l’invecchiamento demografico riduce la forza lavoro in Europa e in Giappone, con crescita debole in altre economie avanzate. Le disuguaglianze estreme e l’instabilità finanziaria, come visto nella crisi del 2008 e nella post-pandemia, minano la legittimità del sistema, mentre la dipendenza da debito e consumi forzati amplifica la vulnerabilità geopolitica. In Italia UE le proiezioni indicano un calo della popolazione attiva di 57 milioni entro il 2100, con l’indice di dipendenza di anziani al 60%.
C’è anche l’aggravante sull’impatto ambientale. La competizione spinge a un’estrazione insostenibile di risorse fossili: le emissioni pro capite saliranno sicuramente fino al 2050, nonostante gli impegni presi da varie nazioni per contrastarle. Gli anziani saranno più esposti al clima ma contribuiranno a consumi energetici più elevati, perché viventi in nuclei familiari più ridotti. La crescita demografica è asimmetrica (57% in Africa subsahariana entro 2050) e collide con il degrado ambientale, aggravando le migrazioni e i conflitti per l’acqua e laterra fertile. Il modello capitalista ignora i limiti biofisici, trasformando l’ambiente in merce esterna ai costi economici.
Esistono modelli di economia circolare o in stato stazionario propongono una crescita qualitativa anziché quantitativa, con enfasi sulla decrescita selettiva, sulla cooperazione internazionale e sulla redistribuzione. Esempi includono il Bhutan con “Felicità Nazionale Lorda” o cooperative danesi, che integrano benessere sociale e ambientale riducendo competizione a somma zero.
Diversi modelli economici alternativi al capitalismo competitivo enfatizzano la sostenibilità ambientale, proponendo un passaggio da crescita illimitata a equilibrio ecologico e sociale. Questi approcci integrano limiti planetari, circolarità delle risorse e benessere umano, rispondendo alle crisi demografiche e climatiche discusse in precedenza.
Ci sono anche proposte come l’”economia della ciambella”, che definisce uno spazio sicuro per l’umanità tra un tetto sociale (benessere per tutti) e un soffitto ecologico (limiti biofisici come clima e biodiversità). Si darebbe priorità alla rigenerazione ambientale anziché al PIL, con politiche per ridurre le disuguaglianze e i consumi eccessivi.
Ci sono poi proposte di economia circolare, opposta al modello lineare “estrai-produci-scarta”, promuovendo il riutilizzo, la riparazione e il riciclo per minimizzare gli sprechi e la dipendenza da risorse finite. Ridurrebbe le emissioni del 45% entro il 2050 secondo delle stime UE, stimolando l’innovazione e la resilienza economica senza una crescita dematerializzata.
Viene proposta anche l’economia rigenerativa, che va oltre la circolarità, rigenerando gli ecosistemi danneggiati attraverso pratiche come agricoltura rigenerativa e capitalismo rigenerativo nelle imprese. Obiettivo: effetti netti positivi su suolo, acqua e biodiversità, integrando profitto con restaurazione ambientale.
Tutte queste proposte, pur nobili, sono probabilmente destinate a rimanere sulla carta o a rimanere poco sviluppate, per il semplice motivo che non si sganciano completamente dalla logica del mercato e della competizione.
L’organizzazione internazionale proposta in questo romanzo filosofico, si basa invece sull’uscita non solo morale ma anche fisica dal sistema competitivo, fondandosi sull’autosufficienza di tante piccole entità territoriali egualitarie che collaborano tra loro. In pratica non si cerca più di modificare il sistema competitivo, che resiste comunque ai tentativi di cambiamento, ma si estranea da esso il più possibile. E’ solo con l’estenzione di tale sistema si potranno superare tutti i problemi sociali e ambientali che hanno caratterizzato lo sviluppo economico del capitalismo.

