Le muffe del genere Penicillium sono funghi filamentosi ascomiceti ubiquitari, noti per le ife ramificate e conidiofore a pennello che producono spore colorate (blu-verdi), comuni in suoli, residui organici e compost.
Specie come Penicillium bilaiae e Penicillium purpurogenum solubilizzano i fosfati insolubili (Ca-P, Fe-P) secernendo acidi organici, aumentando la disponibilità di fosforo del 20-40% per colture come frumento e ortaggi; producono enzimi (cellulasi, xilanasi) per la decomposizione lignocellulosica e antagonizzano i patogeni (Sclerotinia) tramite sostanze antibiotiche. Usate in inoculi biofertilizzanti, migliorano l’assorbimento di nutrienti e la tolleranza allo stress, riducendo la necessità di fertilizzanti chimici.
Proliferano naturalmente su residui vegetali (paglia, foglie) nella pacciamatura organica, favoriti da umidità e carbonio organico; l’aerazione superficiale le promuove come decompositori benefici contro le muffe anaerobiche tossiche. In agricoltura conservativa, la pacciamatura le stimola indirettamente per cicli nutrienti e sostenibili.
Le muffe del genere Penicillium si distinguono da altri generi per la loro morfologia macroscopica, osservabile su colture in piastra o substrati organici. Colonie crescono rapidamente (2-7 giorni), con micelio periferico bianco e corpo fruttifero centrale blu-verde o verde-azzurro polverulento; superficie vellutata o polverosa, spesso con pieghe radiali o cerchi concentrici, e rovescio giallo-arancio o incolore, senza diffusione pigmentata come in Aspergillus.

