La pacciamatura è una tecnica agricola che consiste nel ricoprire il suolo nudo intorno alle piante con uno strato di materiale organico (paglia, foglie, corteccia, trucioli) o inorganico (teli plastici biodegradabili o pietre), spesso in combinazione con la semina senza aratura.
Riduce la crescita di infestanti bloccando la luce solare (fino al 90%), conserva l’umidità evaporativa (riduce le irrigazioni del 30-50%) e mitiga gli sbalzi termici (mantiene il suolo 5-10°C più stabile); protegge dall’erosione idrica e dalla battitura della pioggia, evitando la crosta superficiale.
Migliora struttura del suolo favorendo la decomposizione aerobica da microrganismi (PGPR, Penicillium), eleva la sostanza organica (SOC +1-3%/anno) la biodiversità radicale/micorrizica; in Italia, viene usata su ortaggi, frutteti e vigneti per la sostenibilità, sequestrando carbonio e riducendo i prodotti chimici.
La pacciamatura organica migliora la biodiversità microbica del suolo fornendo carbonio lento e microclimi umidi che stimolano i batteri aerobi, i funghi (come Penicillium) e micorrize, con incrementi del 20-50% in biomassa microbica attiva.
Materiali degradabili, come paglia o trucioli, nutrono i decompositori aerobici elevando enzimi (deidrogenasi +30%) e diversità (Shannon index +0.3-0.5), favorendo PGPR e lombrichi; studi mostrano un +25% di carbonio microbico e una maggiore fissazione dell’azoto. La pacciamatura plastica, però, riduce l’attività biologica (-15-30%) alterando porosità e accumulando di microplastiche tossiche per i vermi (fertilità -50% ad alte dosi); è da preferire la pacciamatura organica per la sostenibilità.

