La talpa è un piccolo mammifero diffuso in Europa e presente in Italia settentrionale e centrale. Raggiunge una lunghezza di 14-16 cm (più lunga è la talpa romana che arriva a 130 mm) e pesa 60-120 grammi, con corpo cilindrico robusto specializzato per la vita sotterranea. Ha zampe anteriori massicce dotate di unghie forti e robuste che funzionano come pale scavatrici, pelliccia nera vellutata e morbida che permette movimento in ogni direzione anche a marcia indietro.
Gli occhi sono piccolissimi, ricoperti da una leggera membrana, praticamente ciechi, compensati da un olfatto straordinario e un udito finissimo. Manca il padiglione auricolare e il muso è allungato con baffi sensibili e punta rosata. È animale solitario, territoriale e fossorio che vive permanentemente in un complesso sistema di gallerie scavate personalmente.
Le talpe apportano benefici significativi all’agroecosistema come predatori naturali: si nutrono esclusivamente di insetti terricoli, vermi e larve (non di verdure) cacciando elateridi, nocciole e altri parassiti dannosi alle piante. Consumano anche nematodi parassiti insieme ai benefici lombrichi, mantenendo un equilibrio complesso nel suolo. Il loro costante scavo arieggia e ossigena il terreno, lo rende soffice e drenato, migliorando la struttura pedologica dell’orto. Questo lavoro di “zappatura naturale” aumenta la fertilità e la lavorabilità del suolo.
Tuttavia, anche se i danni maggiori della talpa non sono diretti, passando con le gallerie può strapazzare le radici delle orticole, pur senza nutrirsi delle piante. Il vero problema emerge quando talpe e arvicole coesistono, perché le talpe scavano le gallerie, le arvicole le percorrono per raggiungere le piantine e distruggere sistematicamente i raccolti. I monticelli di terra prodotti dalle talpe (mucchietti di 10-20 cm) danneggiano il prato e rendono difficile il passaggio con il tosaerba, creando danni essenzialmente estetici.
L’attività di scavo aumenta durante la primavera per gli accoppiamenti e in novembre per la preparazione al letargo, mentre in altri periodi è inferiore. Ci sono anche dei metodi di dissuasione non cruenti, come tondini di ferro con bottiglie di plastica o lattine vuote capovolte che vibrano con il vento, producendo rumori fastidiosi per le talpe. Vanno spostati periodicamente per evitare un’abituazione. Oppure un disturbo acustico con dispositivi a ultrasuoni, posizionati sugli imbocchi delle gallerie, anche se con risultati incostanti.
Ci sono piante repellenti, come l’Euforbia catapuzia (Euphorbia lathyrus), che secerne un lattice irritante sgradito alle talpe; Fritillaria imperialis ha effetto simile, utili per piccole estensioni (fino a 100 mq). Oppure repellenti naturali, come l’olio di ricino, ildecotto di aglio, il macerato di assenzio distribuiti all’imbocco delle gallerie, con un’efficacia variabile e che richiede applicazioni ripetute.D
In altri casi si ricorre alla distruzione delle tane, rompendo periodicamente le gallerie attive, identificate comprimendo i monticelli e osservando quali si riformano, scoraggiando la talpa a proseguire. Più efficace è una barriera fisica perimetrale, con una recinzione con rete metallica a maglia stretta interrata almeno 50 cm, con un’estensione esterna di 20-30 cm a “elle” per impedire il passaggio sotterraneo. Deve essere alta 70 cm fuori suolo con pali rivolti verso l’interno per escludere anche topi e arvicole.
E’ importante evitare metodi per combattere le talpe che possono essere contaminanti per l’ambiente, come l’uso di calciocianamide, di cartucce fumogene e di veleni che distruggono gli organismi utili del suolo e non sono compatibili con l’agricoltura biologica.
Spesso i benefici della talpa (aerazione, controllo dei parassiti) superano i danni limitati, soprattutto se la popolazione rimane ridotta. La tolleranza selettiva, proteggendo solo le zone critiche, rappresenta l’approccio più sostenibile.

