Nei procarioti, apparsi circa 3.5 miliardi di anni fa, l’informazione è puramente genetica (DNA/RNA replicato verticalmente), senza apprendimento: mutazioni probabilistiche e selezione naturale trasmettono solo pattern ereditari fissi. Con gli eucarioti, apparsi circa 2 miliardi di anni fa, emerge un trasferimento orizzontale genico, ossia un proto apprendimento collettivo. Nei metazoi semplici, circa 600 milioni di anni fa, segnali chimici feromonali trasmettono informazioni comportamentali base, come allarmi in colonie. Nei vertebrati, apparsi circa 500 milioni di anni fa, iniziano vocalizzi e imprinting, introducendo un minimo di trasmissione appresa individuale. Nei primati, circa 60 milioni fa, ha inizio la cultura proto sociale, evolvendosi in Homo circa 2 milioni di anni fa, con gesti e area di Broca per linguaggio articolato (circa 300.000 anni fa), permettendo la trasmissione cumulativa di conoscenze, come le tecniche di caccia o della dominazione del fuoco.
Il cervello del neonato umano ha circa 100 miliardi di neuroni, con una potenzialità da adulto di circa 1.000 trilioni di sinapsi, ossia di collegamenti cellulari. L’informazione del cervello umano è per il 10-20% un’informazione innata, vale a dire istinti genetici come i riflessi, il succhiare il capezzolo del seno della madre, la paura del vuoto o dei serpenti, la potenzialità di un linguaggio universale, con strutture grammaticali cablate, i circuiti base per la visione e altre predisposizioni biologiche, come ad esempio il riconoscimento dei volti. Il restante 80-90% è frutto dell’apprendimento: le sinapsi si formano e si modellano tramite l’esperienza e le informazioni acquisite, con finestre critiche da 0 a 7 anni per l’apprendimento del linguaggio.

