L’estinzione degli animali selvatici causata dall’uomo è un processo accelerato da attività antropiche dirette e indirette, con la persecuzione specifica di specie che interferiscono con agricoltura, allevamento, infrastrutture o sicurezza umana. Circa un milione di specie animali rischia l’estinzione, principalmente per perdita di habitat (agricoltura intensiva, deforestazione), caccia, bracconaggio e conflitti tra l’uomo e la fauna. Quando gli animali selvatici entrano in competizione per le risorse o causano danni, vengono sistematicamente eliminati, aggravando il declino globale del 68% delle popolazioni selvatiche dal 1970 a oggi.
Le attività umane distruggono gli habitat animali per l’espansione urbana e agricola: dal 1970, il 75% delle terre emerse è alterato, spingendo specie verso l’estinzione 1.000 volte più veloce del ritmo naturale. Il bracconaggio per commercio (avorio, pellicce, medicina tradizionale) decima elefanti, rinoceronti e tigri. Specie invasive introdotte dall’uomo causano il 60% delle estinzioni locali tramite predazione o competizione.
Animali considerati “parassiti” o minacce vengono perseguitati: lupi e grandi carnivori in Europa e in USA sono abbattuti per gli attacchi al bestiame domestico; in India 300 tigri sono uccise annualmente dagli agricoltori. Elefanti e scimmie che compiono raid nelle colture in Africa e in Asia portano a fucilazioni; in Italia i cinghiali sono sterminati per danni ai vigneti e alle colture. I pesticidi e le trappole decimano uccelli e roditori: specie come passeri in Cina o roditori selvatici globalmente. Gli squali e i predatori marini diventano concorrenti dei pescatori e vengono perseguitati. Reti da pesca alla deriva diventano trappole mortali per molte specie ittiche.
In Africa gli Elefanti si ridotti del 50% dal 1990 per bracconaggio e per conflitti tra umani, come ad esempio in Mozambico, dove si sono perse il 90% delle foreste. In Asia Sumatra perde tigri e oranghi per innestare piantagioni di palme da olio; In India i rinoceronti bianchi sono ormai ridotti al 3% del patrimonio originario. I Giaguari in Amazzonia sono uccisi dagli allevatori; farfalle monarca sono state ridotte del 90% per l’agricoltura degli USA e del Messico. In Europa gli orsi e i lupi protetti, ufficialmente protetti ma perseguitati illegalmente (200 abbattimenti all’anno); il 51% delle specie native è a rischio. In Oceania i Canguri sono in declino per l’urbanizzazione; molti anfibi e specie di uccelli si estinguono per l’uso indiscriminato di pesticidi in agricoltura.
La perdita di api selvatiche minaccia il 75% delle colture e il collasso delle catene trofiche amplifica le carestie. Economicamente, il 10% del PIL globale di ecosistemi è a rischio; socialmente, ci sono migrazioni forzate dovute alla desertificazione. Senza interventi, entro il 2050 metà fauna selvatica sparirà, irreversibilmente.

