L’utosufficienza di ognuna delle federazioni di gruppi sociali per il cibo, l’energia e i servizi, abbassa i costi di trasporto e le emissioni nocive, favorendo benessere e coesione comunitaria. La specializzazione tecnologiga e dei grandi servizi è coordinata invece dall’organizzazione internazionale, che ottimizza le risorse senza condizionamenti per la ricerca di un profitto. Così le federazioni possono specializzarsi in fabbriche, settori sanitari, facoltà universitarie, condivise e aperte democraticamente alle necessità delle altre federazioni, annullando le disuguaglianze.
Se a ogni entità territoriale fosse affidato l’incarico di reperire i fondi necessari alla costruzione di queste opere, è certo che ci sarebbe una grossolana mancanza di incentivi monetari che potrebbe demotivare l’innovazione tecnologica, causando una stagnazione o una recessione. Sarà l’organizzazione internazionale a reperire i fondi, sia attraverso un contributo dalle singole federazioni sia, soprattutto, dai contributi dell’organizzazione esterna, ossia da coloro che simpatizzano per la vita comunitaria, ma si trovano ancora nel sistema competitivo in attesa di essere addestrate alla vita di condivisione e far parte direttamente di una federazione. A questi fondi si possono aggiungere donazioni e lasciti.
Il coordinamento internazionale richiede una fiducia totale, perché chi maneggia denaro, anche con le migliori intenzioni e votati perché degni di fiducia, sono pur sempre vulnerabili a possibile corruzione, a fallimenti logistici o anche solo a ritardi burocratici. Per questo motivo il gruppo che si assume temporaneamente l’incarico di coordinatore internazionale dell’organizzazione deve essere monitorato dal basso, dalle singole federazioni che hanno provveduto ad eleggerlo per un tempo limitato.
Un’altro problema logistico è che la specializzazione crea interdipendenze: una comunità in difficoltà temporanea per qualche motivo blocca la catena di produzioni gratuite per le altre comunità. E come se nel corpo umano non funzionasse più bene il cuore: a soffrirne non sarebbero solo le cellule del cuore ma dell’intero organismo. Per questo motivo sarebbe controproducente affidarsi a grandi complessi industriali, a grandi complessi sanitari o universitari che servono vaste zone, ma sarebbe più conveniente tanti piccoli insediamenti diversificati. Ad esempio la fabbrica oftalmica citata è sufficiente a soddisfare le esigenze di un certo numero di federazioni e di persone dell’organizzazione esterna, ma dovrebbero esserci tante altre “fabbriche oftalmiche”, come pure tante facoltà universitarie o reparti sanitari distribuite piuttosto uniformemente nell’organizzazione internazionale.

