Le mantidi religiose sono predatori generalisti utili in agricoltura per il loro consumo di insetti dannosi, ma il loro impatto è limitato dalla polifagia che le porta a predare anche insetti utili. Le mantidi catturano afidi, cavallette, mosche e bruchi grazie a zampe raptatorie potenti, contribuendo al controllo naturale in orti e serre; una singola mantide adulta può divorare decine di prede al giorno durante l’estate.
Tuttavia, la loro dieta non selettiva le rende meno efficaci nella lotta biologica rispetto a coccinelle o sirfidi, poiché attaccano indiscriminatamente, riducendo la biodiversità utile. Non si usano per rilasci mirati ma si favorisce la loro presenza con siepi e fiori nettariferi.
In frutticoltura e orticoltura piemontese, le mantidi autoctone come Mantis religiosa supportano equilibri ecologici naturali, ma normative UE vietano introduzioni alloctone senza autorizzazione per evitare squilibri. Infatti, le mantidi religiose esercitano un controllo limitato e non sempre efficace sui parassiti delle colture, data la loro natura di predatori generalisti che non distinguono tra prede utili e dannose. Catturano bruchi, afidi e cavallette, ma la loro predazione opportunistica le porta a consumare anche impollinatori e insetti benefici come api e sirfidi, compromettendo l’equilibrio ecologico e riducendo l’impatto positivo su larga scala.
Esperienze in orti dimostrano riduzioni locali di parassiti (fino al 20-30% in piccole aree), ma non raggiungono i livelli di specificità di coccinelle o crisopidi; non sono raccomandate per rilasci commerciali in frutticoltura.

