Le libellule svolgono un ruolo chiave nella lotta biologica contro gli insetti dannosi, grazie alle loro larve acquatiche e agli adulti predatori, con applicazioni utili in agricoltura per il controllo naturale di parassiti.
Le larve di libellula, note come ninfe, sono voraci predatori acquatici che divorano zanzare, chironomidi e altri insetti infestanti nelle risaie e specchi d’acqua agricoli, riducendo popolazioni larvali dannose fino al 70-90% in ambienti controllati. In risaie e frutteti vicino a corsi d’acqua, favoriscono il controllo di afidi, mosche bianche e lepidotteri attirando prede adulte. Contribuiscono alla biodiversità, migliorando l’equilibrio ecologico senza bisogno di insetticidi, come osservato in studi su vigneti e orti italiani.
Non sono adatte a rilasci diretti (specie autoctone protette), ma si promuove la loro conservazione creando degli habitat umidi vicino alle colture per un impatto sostenibile.
Gli insetticidi hanno avuto effetti negativi significativi sulle libellule, compromettendone la sopravvivenza, la riproduzione e i ruoli ecologici come predatori naturali. I neonicotinoidi e i piretroidi, comuni in agricoltura, causano la mortalità diretta nelle larve acquatiche e negli adulti, riducendo le popolazioni fino al 50-90% in aree trattate; inoltre, effetti sub-letali includono disorientamento, ridotta capacità predatoria e anomalie nello sviluppo.
Residui di insetticidi persistono in suoli, in acque e in piante vicino a risaie, vigneti e frutteti, accumulandosi nelle catene trofiche, amplificando i danni a insetti utili come le libellule, che controllano zanzare e afidi. L’uso intensivo favorisce quindi squilibri ecologici, aumentando parassiti resistenti che richiedendo ancora più trattamenti, mentre alternative biologiche preservano questi predatori per una lotta integrata sostenibile.

