Le megalopoli, sono agglomerati urbani estesi che superano i 10 milioni di abitanti, spesso formati dalla confluenza di più città vicine in un unico sistema continuo. Sorgono principalmente per industrializzazione, migrazioni rurali e globalizzazione, che concentrano popolazione e attività economiche. Le conseguenze includono benefici economici ma anche gravi problemi ambientali e sociali.
Spesso vengono definite “mostropoli” perché rappresentano città mostruosamente grandi ed estese, che integra più centri urbani contigui, come Tokyo o il Cairo. Questo termine evoca un’idea critica di crescita incontrollata, diversa dalle semplici metropoli.
L’espansione deriva dall’industrializzazione storica, che ha creato posti di lavoro nelle fabbriche attirando migrazioni dalle campagne. Fattori moderni includono globalizzazione, servizi avanzati (sanità, istruzione) e dinamiche demografiche, con il 93% della crescita urbana nei paesi in via di sviluppo.
Queste città offrono enorme capitale umano, innovazione e sviluppo economico grazie a infrastrutture, trasporti e accesso a istruzione e sanità superiori alle aree rurali. Favoriscono dinamismo culturale e opportunità lavorative, migliorando la qualità della vita per molti residenti.
Per contro generano inquinamento atmosferico elevato, emissioni di gas serra e consumo insostenibile di risorse, con impatti ambientali globali. Socialmente, provocano disuguaglianze, espulsione delle classi povere in periferie, traffico congestionato e gerarchie urbane che accentuano la povertà. Entro il 2050, due terzi della popolazione mondiale vivrà in tali contesti, rischiando crisi idriche e sanitarie (nel contesto cronologico del romanzo questa percentuale è ormai del 75%).
Le aree urbane estese, come le megalopoli, esercitano forti pressioni sui centri vicini attraverso espansione territoriale, consumo condiviso di risorse e inquinamento trasfrontaliero. Questi effetti derivano dalla confluenza di più città in un unico sistema, alterando equilibri economici, ambientali e sociali nelle zone limitrofe. Le conseguenze colpiscono soprattutto periferie e piccoli centri, accelerando dinamiche di dipendenza o addirittura collasso.
Le megalopoli assorbono risorse idriche, alimentari ed energetiche dalle aree circostanti, causando scarsità nei centri vicini; ad esempio, progetti come Jing-Jin-Ji in Cina integrano Pechino con regioni limitrofe, prosciugando falde e suoli agricoli. Questo genera depauperamento ecosistemico e migrazioni inverse verso le città principali.
L’inquinamento atmosferico si propaga oltre i confini urbani, creando “punti caldi” che colpiscono città vicine, come nel Mediterraneo orientale attorno a Istanbul e Atene. Fiumi e laghi limitrofi subiscono subsidenza e contaminazione da scarichi, riducendo la capacità idrica regionale.
L’espansione attira flussi migratori dalle periferie, saturando servizi e aumentando prezzi abitativi nei centri vicini, con crescita di insediamenti informali privi di infrastrutture. Questo accentua disuguaglianze, vulnerabilità climatica condivisa (inondazioni, isole di calore) e perdita di autonomie locali.
La causa principale di questo travaso di risorse umane e materiali in particolari punti del pianeta è la conseguenza della competizione ecomomica. Una società umana fondata da tante piccole entità territoriali che collaborano tra loro, come quella descritta nel romanzo, potrebbe risolver tutte le contraddizioni economiche e sociali che caratterizzano l’attuale capitalismo tecnologico.

