Il potere non si modifica in modo incrementale o riformistico, ma viene sostituito bruscamente attraverso dinamiche di conquista o collasso, preservando spesso la sua natura autoritaria nonostante le apparenze di rinnovamento.
Le strutture di potere consolidano le loro inerzie strutturali, come le burocrazie, le alleanze economiche, le reti di influenza, che resistono alle modifiche parziali perché ogni concessione rischia di innescare catene di erosione incontrollabili. Tentativi di riforma interna generano compromessi sterili: le élite esistenti cooptano gli oppositori, diluendo i cambiamenti in soluzioni palliative che mantengono gli equilibri di controllo. La storia mostra che gli aggiustamenti graduali, come ad esempio politiche redistributive parziali, si arenano contro i veti incrociati, mentre le sostituzioni totali, tramite elezioni, colpi di stato o crisi, azzerano il tavolo delle trattative per ripartire da zero.
Sono vari i meccanismi di sostituzione: possono avvenire per conquista elettorale, con nuove élite che vincono le competizioni o i sommovimenti, rilevando le leve del denaro, dei media, delle forze armate, senza alterarne la logica centralizzata. Ci sono rivoluzioni che passano da monarchie a repubbliche autoritarie, ricreando gerarchie piramidali. Potrebbe esserci una crisi economica o sociali, con iperinflazione o grossi scandali, che delegittimano l’élite uscente, aprendo spazi per successori che promettono “tutto e subito”, ma replicano dinamiche di controllo una volta insediati. Possono esserci interventi pianificati dai governi che falliscono per mancanza dell’accettazione della base, portando ad altre sostituzioni. Possono esserci anche interventi esterni di una nazione più potente capitalizza sul risentimento accumulato sul precedente govenno.
Questa dinamica perpetua di cicli di instabilità fa sperimentare alle masse l’illusione di rinnovamento, ma le nuove élite, una volta nella “scatola nera” del potere, scoprono i vincoli reali, determinati dalle interdipendenze globali e dalle inerzie burocratiche e adottano pragmatismi conservativi, separandosi dalle basi popolari. I cambiamenti utili su diffusione imitativa di pratiche locali vengono schiacciati o ignorati, poiché minacciano i monopoli centrali. Risultato: società frammentate, con le innovazioni confinate a nicchie, mentre il potere ruota senza evolvere in alcuna direzione.
Sono rari i casi di transizioni “morbide”, democraticamente negoziate, di solito chi detiene il potere economico e politico tende a conservarlo, nonostante la mancata accettazione delle basi popolari.

