25
“A proposito, Pierre, non mi è ancora chiaro come funzionino le vostre scuole e quale sia il metodo d’insegnamento”.
“Il programma educativo prevede l’utilizzo di strumenti multimediali personali, da parte di ogni studente nella propria camera. In esso sono inseriti software scolastici interattivi che permettono di colloquiare direttamente con il programma, che ha la funzione d’insegnante. La sensazione è quella di aver a che fare con un docente in carne e ossa, anche se la voce e l’immagine in 3D sono prodotti dall’intelligenza artificiale”.
“Sono un po’ confuso. Ma allora gli insegnanti che funzione hanno?” disse Jean Paul evidentemente perplesso.
“Nella federazione non ci sono dei veri e propri insegnanti, ma solo degli esaminatori incaricati di valutare periodicamente la preparazione degli studenti. Qualora un esame è superato si passa al livello superiore; nel caso contrario l’alunno è affiancato per un po’ da un tutor, per cui la scansione del programma varia secondo gli individui. Io sono nella media, ma nella comunità c’è chi ha raggiunto il diploma di scuola superiore in due o anche tre anni meno di me”.
Vidi Jean Paul dubbioso mentre fissava un punto non definito e per un po’ restò immobile. Con la mano sinistra si teneva il mento e appoggiava il gomito sulla mano destra. A un certo punto gli chiesi: “Jean Paul, sei ancora tra noi?”
“Eh? Ah, sì, stavo pensando a quanti giorni di lezione abbiamo perso i miei compagni e io nelle nostre scuole. Un giorno erano chiuse per il maltempo, un altro per l’allarme terrorismo, un altro ancora per lo sciopero degli insegnanti, oppure ero malato o fingevo di esserlo con mia madre. Erano pochi gli alunni che frequentavano la scuola per imparare, perché la maggioranza, tra cui io, seguiva le lezioni solo per ottenere un attestato, che il più delle volte non serviva a trovare un lavoro legato alla specializzazione acquisita”.
Più conoscevo Jean Paul e più mi accorgevo che avevamo sempre più cose in comune. Evidentemente, in quell’anno o poco più che era entrato nella nostra organizzazione esterna, aveva accettato pienamente la logica dell’altruismo, della condivisione e della collaborazione reciproca. Erano ancora molte le persone che incontravamo nel mondo esterno che, invece, quando illustravamo loro i benefici della vita comunitaria, ridevano di noi e dicevano che non erano disposti a rinunciare a una virgola della loro indipendenza. Altri invece sostenevano che il benessere fisico ed emotivo di cui ci vantavamo era solo un’utopia, il frutto del condizionamento mentale cui eravamo continuamente sottoposti. I nostri proseliti erano invece umili e accettavano di verificare personalmente quanto l’applicazione della solidarietà potesse effettivamente migliorare la qualità della vita, pur vivendo ancora nel sistema di competizione.
Il capitolo 25 entra nel tema della scuola, cioè nel modo in cui la federazione forma le persone fin dall’infanzia. Qui il romanzo presenta un modello educativo fortemente tecnologico, ma anche molto selettivo e personalizzato, in cui l’apprendimento è più individuale che di classe.
L’idea degli strumenti multimediali personali nella camera dello studente mostra una scuola domestica, assistita da intelligenza artificiale. Il programma assume il ruolo di insegnante, con voce e immagine in 3D, così da creare una relazione didattica quasi umana ma senza dipendere da una presenza fisica continua. Questa soluzione è coerente con l’intero mondo del romanzo: la tecnologia non serve a spettacolarizzare, ma a rendere più efficiente la formazione. L’apprendimento diventa accessibile, regolato sui tempi del singolo e integrato nella vita quotidiana della comunità.
Molto significativa è l’assenza di “veri e propri insegnanti”. La funzione docente viene sostituita dagli esaminatori, che verificano periodicamente il livello raggiunto dallo studente, mentre i tutor intervengono solo quando qualcuno ha bisogno di supporto aggiuntivo. Questo sistema privilegia l’autonomia e l’avanzamento per competenze, non l’appartenenza a una classe fissa. Il romanzo suggerisce che il ritmo scolastico deve adattarsi alle persone, non costringerle a un percorso unico e rigido.
La parte più incisiva del capitolo è il confronto con la scuola del sistema competitivo. Jean Paul racconta di lezioni perse per maltempo, terrorismo, scioperi, malattia o finte malattie, e soprattutto del fatto che molti studenti frequentavano solo per ottenere un attestato. Qui la critica è chiarissima: l’istruzione nel mondo esterno appare frammentata, strumentale e spesso scollegata dall’apprendimento vero. Il diploma diventa un mezzo burocratico, non il risultato di una formazione autentica.
Jean Paul è sempre più simile a Pierre, perché riconosce i difetti del sistema da cui proviene e capisce l’efficacia del modello comunitario. Il capitolo mostra quindi una sua evoluzione: non è più soltanto un visitatore curioso, ma qualcuno che inizia a condividere profondamente i valori della federazione. Questa trasformazione è importante perché rende il personaggio credibile: l’adesione al modello comunitario non è immediata, ma passa attraverso il confronto con la propria esperienza passata.
La chiusura del capitolo torna sul tema del proselitismo. Alcuni nel mondo esterno ridono della federazione o la considerano un’utopia imposta mentalmente, mentre altri invece accettano di verificare personalmente i benefici della vita comunitaria. Questo è un passaggio molto forte perché distingue fra pregiudizio e esperienza diretta. Il romanzo insiste sul fatto che la solidarietà non va soltanto proclamata, ma va testata nella vita reale, e chi la prova può riconoscerne il valore.
Nel complesso, il capitolo 25 presenta la scuola come uno dei luoghi in cui la federazione costruisce il futuro. La formazione è personalizzata, tecnologica e verificabile, mentre il mondo esterno appare dominato da formalismi, discontinuità e scarsa motivazione reale.
26
Da lì a due giorni avrei avuto l’esame di Stato, quindi avvisai i miei amici che quella sera non sarei andato alla movida, ma sarei rimasto in camera per un ripasso generale. Erano passate solo poche ore da quando avevo rivisto Odette, ma mi sembravano settimane. Aprii la finestra della camera e guardai in direzione della grande casa comune della federazione vicina: la sua camera era esposta a nord e la mia a sud, anche se sapevo che non potevo vedere Odette e comunicare con lei. Mi rammaricai che la nostra organizzazione non permettesse una libera comunicazione al di fuori della nostra federazione senza la mediazione del centralino, ma ora ringrazio quella decisione perché è stata la salvezza di tutti noi, quando il sistema di competizione è crollato.
Chiusi così la finestra e mi misi a dialogare con lo schermo multimediale. Regolai la luminosità dello schermo perché mi pareva troppo alta. “Già! La luminosità dello schermo!” Forse la dimensione dello schermo sarebbe stata sufficiente per essere vista dalla camera di Odette. Tolsi il dispositivo dal muro e lo piazzai proprio davanti alla finestra aperta. Misi uno sfondo bianco candido e regolai la luminosità al massimo. Con un pannello coprivo e scoprivo lo schermo secondo il codice Morse. Punti e linee, e inviai il seguente messaggio: “C-i-a-o O-d-e-t-t-e t-i v-o-g-l-i-o b-e-n-e”. Ripetei più volte lo stesso messaggio e ogni volta indugiavo a osservare se mi arrivava una risposta. Le luci che provenivano dai parchi e dalla grande casa comune di Odette potevano confondere la debole lucina di una torcia elettrica proveniente dalla sua camera, ma nonostante questo mi illusi di distinguere un segnale che diceva: “A-n-c-h-e i-o P-i-e-r-r-e”.
Studiai ancora per un’ora, poi fui vinto dal sonno. L’indomani non avrei avuto nessun incarico specifico perché si sarebbero alternati per me un’ultima volta gli esaminatori, in vista dell’esame statale del giorno dopo.
Il capitolo 26 è uno dei più teneri e significativi della prima parte del romanzo, perché unisce la tensione dell’esame con il primo vero gesto amoroso di Pierre verso Odette. La scena è semplice, ma concentra insieme maturazione personale, tecnologia quotidiana e desiderio di comunicare oltre i limiti imposti dalla federazione.
Il fatto che Pierre debba prepararsi all’esame di Stato dà al capitolo un tono sospeso e realistico. La scelta di rinunciare alla movida per restare in camera a ripassare mostra senso di responsabilità, cioè un passaggio importante verso la maturità. Questa situazione ha anche un valore narrativo: l’esame non è solo una prova scolastica, ma una soglia simbolica. Pierre sta per entrare in una fase nuova della sua vita, e il capitolo lo fa percepire chiaramente.
La nostalgia per Odette è molto forte, anche se sono passate solo poche ore dall’ultimo incontro. Il tempo emotivo qui non coincide con quello reale: per Pierre l’assenza pesa come se fossero passate settimane, e questo rende evidente quanto il sentimento sia già radicato.
L’impossibilità di comunicare liberamente con lei, a causa della mediazione del centralino, trasforma il desiderio in attesa e in invenzione. Il romanzo mostra così che le regole della federazione non eliminano l’amore, ma lo rendono più disciplinato e anche più intenso.
Il passaggio più bello è sicuramente quello in cui Pierre usa lo schermo multimediale come segnale verso la finestra di Odette. È una scena delicata e ingegnosa: il codice Morse, la luminosità dello schermo, la torcia, il gioco dei punti e delle linee costruiscono una comunicazione improvvisata ma molto poetica. Qui la tecnologia non è fredda: diventa uno strumento di affetto, di fantasia e di complicità. Il gesto di Pierre è ingenuo, ma proprio per questo efficace, perché trasforma un dispositivo domestico in un mezzo di dichiarazione amorosa.
Molto interessante è anche il fatto che Pierre non sappia se Odette abbia davvero risposto. Il segnale potrebbe essere reale oppure frutto della sua immaginazione, e questo mantiene la scena in una zona di dolce ambiguità. L’illusione è importante perché rende il capitolo più umano: l’amore non è ancora certezza, ma attesa, desiderio, interpretazione dei segni. Questo rende Pierre molto vicino all’esperienza emotiva di un lettore giovane.
La chiusura con gli esaminatori che si alternano in vista dell’esame statale sottolinea che tutto il capitolo è anche un capitolo di passaggio. Pierre si prepara non solo a una prova scolastica, ma a un cambiamento di status e di responsabilità. L’amore, lo studio e la maturazione personale si intrecciano così in modo molto naturale. Il romanzo riesce a far convivere la dimensione affettiva con quella educativa senza forzature.
Nel complesso, il capitolo 26 è breve ma molto forte: racconta un giovane che studia, ama e cerca di comunicare usando gli strumenti della sua comunità. È un capitolo di passaggio, ma anche uno dei più teneri, perché mostra che nell’universo federativo persino la tecnologia può diventare una forma di dichiarazione affettiva.
27
Mi alzai il mattino con un pensiero all’esame e un pensiero a Odette. Dopo colazione mi recai in una saletta degli uffici amministrativi, dove si trovava il gruppo degli esaminatori. Cominciai con la sorella Ivonne Carrel e proseguii con gli altri. Terminato il pranzo andai a sedermi con Samuel su una panchina del parco, dove già stavano Robert e Luc. Per passare quella buona mezz’ora in serenità non parlai dell’esame a cui dovevo sottopormi il giorno dopo, ma accettai di buon grado l’idea bizzarra di Robert di contare le persone che ci passavano davanti e ci stringevano la mano.
Arrivò il momento di ritornare nella solita saletta degli uffici amministrativi. Qui c’era già Gabriel, anziano e presidente del Consiglio Superiore della federazione, con Ronald, anziano del gruppo cinque.
“Allora, come stai Pierre?” mi chiese Gabriel.
“Bene, grazie!”
“Questa mattina gli esaminatori mi hanno detto che hai dimostrato una buona preparazione”.
Gabriel era noto nella federazione per la sua gentilezza e per la chiarezza con cui esponeva le sue argomentazioni. Erano molto seguiti i suoi discorsi in riferimento ai comportamenti da tenere nella comunità, che i membri della federazione potevano seguire attraverso il grande schermo nella sala mensa di ogni gruppo. Ogni settimana un anziano a turno faceva un discorso di un quarto d’ora o venti minuti, su un argomento della vita quotidiana nella federazione. Si trattava il matrimonio, l’educazione dei figli, il lavoro, lo studio, la produzione alimentare e industriale, il proselitismo esterno, la manutenzione, la cura dell’ambiente del territorio, il rapporto con lo Stato… Insomma tutto quello che potesse essere utile per il funzionamento della federazione e per il benessere dei suoi abitanti.
“Lo sai che Ronald e io non siamo qui per esaminarti dal punto di vista tecnico, l’hanno già fatto gli altri questa mattina, vogliamo solo ricordarti che il comportamento che dimostrerai agli esaminatori statali potrà portare lode o biasimo alla nostra federazione. Noi non ti chiediamo di ottenere il massimo della valutazione; anche se il responso fosse negativo, nessuno te ne farà carico. Ciò che ti chiede il Consiglio Superiore della federazione, che in questo momento io rappresento, è il massimo rispetto dell’autorità costituita che si presenterà qui domani. Non dimenticare che domani mattina tu hai l’onere di rappresentare l’intera federazione”.
Sapevo che Gabriel stava volutamente esagerando, però quelle parole mi risuonarono come martellate su un incudine e mi fecero sentire tutto il peso della responsabilità, ma tutto si dissolse quando Ronald mi confermò: “In ogni caso noi abbiamo fiducia in te”. Del resto questa raccomandazione ci seguiva ogni volta che andavamo nel mondo esterno a cercare proseliti.
Sapevamo che nella società competitiva era più importante l’apparenza che la sostanza, per questo gli anziani esigevano che ci presentassimo sempre puliti e ordinati, gentili e non invadenti. Il proselitismo nel mondo esterno non era obbligatorio, eppure erano essenzialmente due i motivi che ci spingevano: innanzi tutto, ogni persona che riuscivamo a convincere a entrare nell’organizzazione era strappata dalle grinfie del sistema di competizione; inoltre, le uscite programmate ci permettevano di renderci conto della situazione reale in cui versava il sistema competitivo. Eravamo stati educati a non provare invidia per il lusso che alcuni ostentavano, ma compassione per i più disagiati: è proprio a questi ultimi che ci rivolgevamo maggiormente.
Il capitolo 27 fa convergere tre piani insieme: l’esame, la responsabilità pubblica e la formazione morale del protagonista. Pierre non è più solo uno studente o un giovane innamorato, ma viene trattato come qualcuno che deve rappresentare l’intera federazione davanti al mondo esterno.
La giornata si apre con la tensione dell’esame, ma il capitolo sposta subito l’attenzione dal risultato tecnico al valore simbolico della prova. Il fatto che Pierre abbia già sostenuto la parte scolastica e che poi debba affrontare quella statale mostra che la sua crescita non riguarda solo il sapere, ma anche il comportamento e la maturità sociale.
L’attesa con Samuel, Robert e Luc nel parco serve a creare un momento di calma apparente prima della prova, quasi come una sospensione del tempo. Il piccolo gioco di contare le persone che passano stringendo la mano alleggerisce l’atmosfera e fa vedere una comunità abituata alla cortesia quotidiana.
L’ingresso di Gabriel cambia il registro. Come presidente del Consiglio Superiore, non parla da semplice dirigente tecnico, ma da figura morale che ricorda a Pierre il peso dell’immagine collettiva. Il suo discorso ha quasi il tono di una lezione pubblica: la federazione non deve essere compromessa da un comportamento inadatto del suo rappresentante.
Interessante è il fatto che Gabriel esageri volutamente, perché questo trasforma la pressione in una prova di carattere. Pierre sente il peso della responsabilità, ma poi si rassicura grazie alla fiducia espressa da Ronald. Il capitolo mostra così come la comunità usi sia il richiamo sia il sostegno per rafforzare i suoi membri. Il riferimento ai discorsi settimanali degli anziani è un dettaglio molto significativo. La federazione non si limita a organizzare il lavoro, ma educa continuamente i suoi membri attraverso interventi pubblici su matrimonio, figli, lavoro, studio, ambiente e rapporto con lo Stato. Questa pratica fa capire che il sapere comunitario non è affidato al caso: viene discusso, trasmesso e ripetuto regolarmente. È una forma di educazione civica permanente, utile a mantenere coesione e orientamento nei comportamenti quotidiani.
Il capitolo ribadisce anche il contrasto con il sistema competitivo. Qui l’apparenza vale più della sostanza, e la federazione deve presentarsi bene, pulita, ordinata, gentile e mai invadente. Questo non è solo un consiglio di stile, ma una strategia di interazione con una società che giudica in modo superficiale.
Il proselitismo verso l’esterno viene descritto come un’attività doppia: da un lato serve a strappare persone al sistema competitivo, dall’altro permette ai membri della federazione di vedere con i propri occhi la realtà del mondo esterno. In questo senso il contatto con l’esterno ha anche una funzione di conferma ideologica.
Molto forte è la chiusura del capitolo, che distingue tra invidia per il lusso e compassione per i disagiati. La federazione educa i suoi membri a non desiderare ciò che appare brillante dall’esterno, ma a riconoscere la sofferenza nascosta dietro quel lusso. Questo è un tratto etico centrale del romanzo: la vera giustizia non consiste nel competere meglio, ma nel saper vedere chi soffre e rivolgersi soprattutto a lui. Il proselitismo diventa quindi anche un gesto di solidarietà concreta, non solo di espansione della comunità.
Nel complesso, il capitolo 27 funziona come un momento di definizione morale di Pierre. L’esame non è solo una prova scolastica, ma il primo banco di prova di una responsabilità più grande: rappresentare la federazione con dignità, equilibrio e compassione.
28
“Bene Pierre, a questo punto penso che ci siamo detti tutto”. Durante quel colloquio parlammo anche del mio futuro incarico specialistico una volta diplomato. Avevo esternato il desiderio di collaborare in modo fisso con gli elettrotecnici e mi fu confermato l’incarico, anche nell’ipotesi più negativa che non avessi superato l’esame. Per la legge dello Stato avrei potuto ripresentarmi all’esame tre mesi dopo, ma speravo che quella rimanesse una possibilità remota. Il fatto che mi confermassero tra gli elettrotecnici non era scontato, anche se nel programma economico della federazione i giovani erano già indirizzati allo studio secondo le loro apparenti attitudini e secondo le esigenze della comunità. Nel mio caso, mi era stato consigliato di studiare elettronica perché mi piaceva la materia e, anche, perché avevano calcolato il bisogno di personale in quel settore in previsione di anni. Qualche volta capitava che queste previsioni non fossero del tutto azzeccate e, a uno studente diplomato in una determinata materia, venisse chiesto di adattarsi a un incarico diverso.
“Stai tranquillo che tutto andrà bene” mi disse Gabriel mentre mi stringeva la mano. Egli, in qualità di presidente del Consiglio Superiore, era anche il rappresentante legale di tutta la federazione: una responsabilità non da poco! A quell’epoca aveva già più di settant’anni ma non si sottraeva al lavoro volontario, nel limite di tempo che gli consentivano gli affari amministrativi e secondo le sue energie fisiche. Ricordo che ci eravamo trovati insieme più di una volta, nella raccolta delle patate o nella pulizia dei parchi o quant’altro. Gli anziani danno sempre l’esempio in prima fila con spirito di sacrificio.
Mentre stavo uscendo Ronald mi disse: “Potresti per cortesia far entrare Marc e Giselle? Dovrebbero essere fuori che attendono”. Marc e Giselle, del gruppo quattordici, erano fratelli gemelli eterozigoti che noi chiamavamo semplicemente i gemelli, pur essendo molto diversi tra loro. Giselle era piuttosto scura di carnagione, aveva i capelli castano scuro e gli occhi color nocciola. Marc era biondo con carnagione chiara e occhi celesti. Anche loro avrebbero sostenuto l’esame il giorno seguente per il diploma di perito agrario. Erano molto affiatati e anche i loro gusti spesso coincidevano, compresa la scelta della materia di studi.
Il capitolo 28 chiude la fase preparatoria dell’esame e, allo stesso tempo, mostra con chiarezza come la federazione pianifichi il futuro dei suoi giovani in modo coordinato ma non rigido. Il tono è rassicurante, quasi istituzionale, ma dietro c’è un sistema molto preciso di orientamento, responsabilità e fiducia reciproca.
Il primo punto importante è la conferma dell’incarico specialistico tra gli elettrotecnici. Questo mostra che nella federazione la formazione non è separata dal lavoro: lo studio serve a preparare un ruolo concreto, utile alla comunità e, per quanto possibile, coerente con le attitudini personali. Interessante è anche il fatto che l’assegnazione non dipenda solo dal gusto individuale, ma anche dalle necessità previste della comunità. Il romanzo insiste così su un equilibrio tra desiderio personale e programmazione collettiva, che è una delle sue idee più caratteristiche.
Gabriel assume un ruolo molto importante in questo capitolo, perché non è soltanto dirigente ma anche rappresentante legale della federazione e, soprattutto, esempio concreto di partecipazione. Il fatto che abbia più di settant’anni e continui a lavorare volontariamente rafforza l’idea che nella federazione il servizio non abbia una soglia d’età rigida. Questo dettaglio è rilevante perché il romanzo propone una gerarchia morale fondata sull’esempio, non sul privilegio. Gli anziani sono credibili proprio perché non si sottraggono al lavoro comune.
Il capitolo fa capire che il percorso di Pierre non è un salto improvviso, ma il risultato di una lunga preparazione. Anche l’eventualità di dover ripetere l’esame dopo tre mesi non viene presentata come una catastrofe, ma come una possibilità regolata all’interno di un sistema ordinato. Questo mostra una forte differenza rispetto al mondo esterno, dove il fallimento può diventare esclusione o precarietà. Qui invece c’è un margine di recupero e di accompagnamento, segno di una società che investe davvero nelle persone.
L’introduzione dei gemelli Marc e Giselle aggiunge un tocco molto umano al capitolo. Il narratore insiste sulle loro differenze fisiche pur essendo gemelli eterozigoti, e questo rende la scena vivace e concreta. Il fatto che condividano gli studi e siano molto affiatati suggerisce un modello familiare e comunitario in cui i rapporti personali sono forti ma non chiusi. Anche la loro scelta della materia di studio, simile, mostra come la comunità orienti e coordini senza annullare la personalità.
Il tono è sereno e fiducioso. Non ci sono grandi eventi, ma ci sono conferme, passaggi di consegne e segni di continuità. Il capitolo prepara il lettore a vedere l’esame non come un giudizio isolato, ma come un momento dentro un sistema di formazione più ampio.
29
In mensa mi ero seduto vicino a mia sorella Heloise e le avevo chiesto: “Che idea ti sei fatta di Jean Paul?” Anche se ho sempre avuto un rapporto di massima confidenza con Heloise, una domanda come questa poteva sembrare sfacciata e invasiva, ma lei mi rispose senza imbarazzo.
“Lo sto studiando. Mi sembra una persona a posto, anche se al momento non è stato giudicato ancora idoneo alla vita comunitaria. A pelle posso dire che mi piace come uomo e come persona. Poi… si vedrà. Tu invece cosa pensi di Odette?”
Cosa potevo risponderle? A quanto pare ero più invischiato di lei nella faccenda e dovetti ammettere: “Quando la vedo e sto con lei sento le campanelline. È una sensazione che non ho mai provato con le altre ragazze della federazione o quelle venute temporaneamente da fuori. Anche quando appena maggiorenne ero andato in altre federazioni, nonostante abbia dialogato con parecchie ragazze, non c’era quella che faceva al caso mio”.
Con la calma e l’espressione di una donna matura, che giustificava il fatto che a diciassette anni era stata riconosciuta già maggiorenne da un anno, Heloise mi spiegò: “Lo sai che il cuore è ingannevole, per questo ci viene sempre ricordato che la passione non deve mai prevalere sulla ragione. Gli anziani ci consigliano di non considerare solo l’aspetto esteriore, ma di concentrarci soprattutto sul comportamento del nostro coniuge potenziale”.
Era una logica ineccepibile che condividevo anch’io, anche se riconoscevo che l’attrazione fisica per Odette era preponderante rispetto a tutto il resto. Forse avrei accettato di lei anche sfumature comportamentali non propriamente altruiste, ma questo poteva essere deleterio per me e per il mio gruppo. Fortunatamente Odette non era solo molto bella ma anche a modo.
“Hai ragione Heloise, ma tu come vedi Odette, almeno per quanto la conosci?”
“Beh, quello che posso vedere lo vedi anche tu. È una bella ragazza, molto simpatica. Ti ascolta, non è mai invadente. Mi sembra umile, modesta e affidabile. In prima analisi direi che è la mia cognata perfetta, cerchiamo insieme di conoscerla meglio però. Oltretutto non è detto che se lei ti piace tu piaccia a lei”.
Il ragionamento di Heloise filava come un fuso e la cosa mi turbava un po’. Forse mi ero lasciato andare troppo ai sentimenti, senza sapere bene se fossi ricambiato. Rimasi in silenzio fino a quando fu Heloise a domandarmi: “E tu che cosa ne pensi di Jean Paul?” La sua domanda dimostrava che c’era sicuramente interesse verso di lui.
“Premesso che vale lo stesso discorso di Odette, perché in realtà li conosciamo solo da poco, ritengo che Jean Paul sia sincero, riflessivo, di un’umiltà addirittura eccessiva, disponibile e premuroso. Ma non è troppo alto per te?”
“Stai scherzando? Lo sai che altezza fa bellezza!” mi rispose ridendo.
Il capitolo 29 porta finalmente in primo piano le valutazioni reciproche tra i quattro giovani, trasformando il possibile intreccio amoroso in una riflessione più ampia su carattere, compatibilità e responsabilità. Qui il romanzo smette di presentare solo l’attrazione e comincia a mostrare il criterio con cui una relazione può essere davvero pensata dentro la federazione.
La conversazione tra Pierre e Heloise è costruita con delicatezza, ma anche con molta chiarezza. Heloise dice che sta “studiando” Jean Paul, espressione che fa capire quanto nelle relazioni comunitarie non conti soltanto l’impulso, ma un’osservazione attenta e quasi prudente dell’altro.
Allo stesso modo, Pierre riconosce che Odette gli piace in modo profondo e istintivo, ma la scena mostra subito che l’attrazione deve essere accompagnata da giudizio. Il romanzo insiste quindi su un equilibrio tra sentimento e valutazione razionale. La frase di Heloise sul cuore ingannevole è molto importante perché sintetizza un principio morale della federazione: la passione non deve prevalere sulla ragione. L’amore non viene negato, ma subordinato a una lettura lucida del comportamento del coniuge potenziale. Questo non rende il capitolo freddo, anzi lo rende più realistico nel suo mondo interno. Le relazioni non sono un semplice colpo di fulmine, ma una scelta che coinvolge il futuro della persona e del gruppo.
Heloise descrive Odette come bella, simpatica, umile, modesta e affidabile. È un giudizio molto equilibrato, perché unisce fascino esteriore e qualità morali, cioè proprio ciò che la federazione considera il binomio più sano per un’unione stabile. Pierre, dal canto suo, vede Jean Paul come sincero, riflessivo, umile, disponibile e premuroso. Anche qui la valutazione non è solo sentimentale, ma etica. I due ragazzi sembrano quindi approvati non per l’attrazione che suscitano, ma per la qualità umana che esprimono.
La chiusura con la battuta sull’altezza è molto riuscita perché alleggerisce il capitolo e riporta la relazione dentro un tono giovanile e ironico. Heloise rovescia il piccolo problema della differenza fisica in una frase semplice e memorabile: “altezza fa bellezza”. Questo fa vedere che, pur essendo molto responsabile e matura, Heloise resta una ragazza viva, capace di scherzare e di sdrammatizzare. Il romanzo riesce così a tenere insieme serietà morale e leggerezza affettiva.
Nel complesso, il capitolo 29 è uno dei più equilibrati sul piano sentimentale, perché mostra che l’amore nella federazione non è improvvisazione ma conoscenza progressiva. Pierre e Heloise sembrano entrambi orientati a relazioni non superficiali, dove il desiderio viene accompagnato da attenzione al carattere e alla compatibilità.
30
Quel giorno ero esentato dal lavoro per essere in forma per l’esame del giorno dopo, così presi a bighellonare per i parchi che circondano la grande casa comune e mi aggregai a tre donne anziane che stavano sedute a conversare. Sapevano del mio esame e mi fecero gli auguri; le ringraziai e, come ero abituato con le persone anziane, chiesi se avessero bisogno di qualcosa. Una di loro mi domandò se per cortesia potessi riempire la sua bottiglietta con l’acqua della fontanella. Lo feci, poi le salutai per tornare in camera.
Il mio piano era quasi deserto. Le sole voci che sentivo provenivano dalla lavanderia, così andai a curiosare. C’era la sorella Beatrice, la responsabile, con Anne e sua figlia Denise. Stavano armeggiando con la stiratrice delle lenzuola, che piegavano e ritiravano negli armadi.
“Buongiorno, avete bisogno di una mano?” chiesi, affacciandomi alla sala stiratura.
“Oh, ciao Pierre. No, grazie, abbiamo quasi finito”.
Andai a salutare il nonno in camera sua. Seduto vicino a lui c’era un membro di un altro gruppo e stavano conversando con una donna anziana attraverso la nicchia tridimensionale, così mi trattenni poco e uscii. Nel corridoio incontrai Corinne, la responsabile dell’assetto delle camere, con mio cugino Samuel e un’altra volontaria.
“Ciao Pierre!”
“Buongiorno a voi!”
Ogni famiglia e ogni single ha il dovere di tenere puliti e in ordine i suoi alloggiamenti, ma per le pulizie complete, o per il cambio della biancheria, sono organizzate delle squadre di volontari che si alternano sotto la direzione della responsabile. Periodicamente anch’io mi aggregavo a una squadra per le pulizie generali. Quando uscivamo nel mondo esterno, a volte avevamo avuto l’occasione di entrare nelle case, così potevamo confrontare la pulizia che c’era nella nostra grande casa comune con quella dei privati. C’erano casi che non esito a definire tragedie igieniche, visto il disordine e la sporcizia che vi regnavano. Ci veniva insegnato a comprendere quelle situazioni come causate dalla competizione e a non farne mai un caso personale. Si sentivano emarginati, sfiduciati, senza entusiasmo, quindi spesso si lasciavano andare e l’igiene personale e dell’abitazione era l’ultima cosa a cui pensavano.
Questo capitolo allenta per un momento la tensione dell’esame e mostra Pierre immerso nella vita quotidiana della federazione, tra anziane, volontariato e cura degli spazi comuni. Proprio attraverso questi piccoli gesti il romanzo ribadisce che la comunità non è fatta solo di grandi principi, ma di attenzioni concrete e ripetute.
La scena iniziale con le tre donne anziane è significativa perché mostra un rapporto naturale e rispettoso tra generazioni. Pierre non passa oltre distrattamente: si ferma, saluta, ascolta, aiuta e chiede se abbiano bisogno di qualcosa. Questo comportamento è coerente con l’educazione federativa, che vede negli anziani non un peso, ma una presenza da onorare e assistere. Il gesto di riempire la bottiglietta alla fontanella è piccolo, ma rappresenta bene lo spirito del romanzo: la cura reciproca nasce da azioni semplici, non da proclami.
Il giro nel piano quasi deserto e poi nella lavanderia mostra quanto la grande casa comune sia organizzata con precisione. La presenza di Beatrice, Anne, Denise e della stiratrice delle lenzuola dà l’idea di un sistema in cui anche i lavori domestici sono coordinati, condivisi e trattati con dignità. La lavanderia e la sala stiratura non sono spazi marginali, ma parti essenziali della vita comunitaria. Il romanzo insiste molto sul fatto che il benessere collettivo dipende anche dalla cura minuta e continua degli ambienti.
La visita al nonno conferma che il vecchio non è solo, ma inserito in una rete viva di relazioni. Il fatto che stesse conversando con un membro di un altro gruppo e con una donna anziana attraverso la nicchia tridimensionale mostra che anche le persone fragili restano collegate alla vita comunitaria. Questo è un punto centrale del romanzo: la vecchiaia non coincide con isolamento o abbandono. Al contrario, la federazione costruisce attorno agli anziani un ambiente relazionale stabile e protetto.
Molto forte è il contrasto con il mondo esterno, definito attraverso l’espressione “tragedie igieniche”. Qui il romanzo usa un tono quasi polemico per descrivere il disordine e la sporcizia delle case private, interpretandoli come conseguenze della competizione, della sfiducia e dello scoraggiamento. L’idea è che la cura dell’igiene non sia solo una questione di pulizia materiale, ma anche di stato morale e sociale, dove le persone si sentono marginalizzate, abbandonate o senza entusiasmo, anche la casa si degrada.
Il capitolo 30 quindi non racconta eventi clamorosi, ma mostra in modo molto chiaro la filosofia quotidiana della federazione: rispetto, ordine, aiuto reciproco e responsabilità diffusa. Il contrasto con il mondo competitivo è molto netto, ma non astratto: si vede nei dettagli delle stanze, delle pulizie, dei comportamenti e della dignità degli anziani.
31
“Lorrayne, devo dirti una cosa”. Era la voce di mio padre che si rivolgeva a mia madre. Evidentemente erano rientrati da poco.
“Dimmi Oleg”. Era la voce sottile di mia madre. Potevo sentirli perché la porta della loro camera e della mia erano aperte.
“Questa sera dopo cena ho una riunione con Gabriel e gli altri del Consiglio Superiore, non so dirti a che ora rientrerò”.
“D’accordo, ci vedremo quando arriverai, se sarò ancora sveglia”.
Mio padre era un componente del Consiglio Superiore della federazione insieme ad altri sei, compreso Gabriel. Ogni anno gli anziani di tutta la nostra comunità, meno di un centinaio, si riuniva per eleggere o confermare i membri del Consiglio Superiore. Di solito c’erano nuove candidature solo quando uno o più membri rinunciavano all’incarico o erano alla fine del mandato, altrimenti, gli anziani si limitavano a riconfermare il gruppo in carica. Prima di diventare esecutivo il verdetto doveva essere vagliato dall’incaricato inviato dall’organizzazione, che aveva il compito di presiedere e accertarsi della regolarità della procedura. Non ricordo di aver mai sentito che uno del Consiglio Superiore sia stato destituito forzatamente dal suo incarico, anche se ero a conoscenza di alcuni contrasti per pareri fortemente discordanti su certe scelte importanti della federazione.
Di solito il tono per esporre le questioni era sempre pacato, quindi alla fine venivano risolte in modo sereno anche le questioni più difficili. Almeno così mi raccontava mio padre… Comunque, nel caso ci fossero stati pareri inconciliabili, la prassi era quella di affidarsi alle decisioni dell’inviato dell’organizzazione.
Il capitolo 31 amplia il quadro politico della federazione, mostrando come viene scelto e confermato il Consiglio Superiore e quale ruolo abbia l’organizzazione nel garantire la regolarità delle decisioni. Dopo tanti capitoli centrati su scuola, lavoro e relazioni, qui emerge più chiaramente la struttura del potere.
Il dialogo iniziale tra i genitori di Pierre è molto domestico, ma serve a introdurre un tema istituzionale importante: la riunione del Consiglio Superiore. Il fatto che il padre faccia parte del Consiglio mostra anche quanto la dimensione familiare e quella pubblica siano intrecciate nella vita della federazione. La selezione annuale degli anziani per eleggere o confermare i membri del Consiglio suggerisce un sistema relativamente stabile, con poche sostituzioni e molta continuità. Questo aiuta il romanzo a presentare la federazione come una comunità ordinata, dove la leadership non cambia per conflitto permanente ma per rotazione o rinnovo ponderato.
Molto importante è la figura dell’incaricato inviato dall’organizzazione, che vaglia il verdetto prima che diventi esecutivo. Questa presenza garantisce una sorta di controllo esterno sulla regolarità delle procedure, ma non appare come una minaccia: è piuttosto una tutela della legittimità e dell’equilibrio. Il romanzo mostra così un potere che non è caotico né arbitrario. Anche quando ci sono contrasti e pareri discordanti, esiste una prassi condivisa per arrivare a una decisione finale, affidandosi all’anziano incaricato.
Il capitolo insiste molto sul tono pacato delle discussioni. Questo è un dettaglio politico ma anche morale: la federazione vuole differenziarsi dal mondo competitivo non solo per l’economia o la tecnologia, ma anche per il modo in cui si discute. L’idea che le questioni difficili vengano risolte serenamente è coerente con l’immagine della comunità come spazio di cooperazione adulta. Anche i conflitti, se ci sono, devono essere assorbiti dentro una cultura della calma e del rispetto.
Il Consiglio Superiore non viene descritto come un’élite separata, ma come un gruppo che lavora dentro il sistema comunitario e che risponde agli anziani della federazione. Questo rafforza l’idea di una leadership legittimata dal servizio, non dal privilegio. Inoltre il fatto che il capitolo narrato dal punto di vista di Pierre, che ascolta il padre e ne raccoglie i racconti, rende il tutto ancora più credibile: lui non partecipa direttamente alla politica, ma ne percepisce la presenza come parte naturale della vita familiare.
Il capitolo 31 è quindi un capitolo di definizione istituzionale. Mostra una federazione che governa sé stessa con continuità, controllo procedurale e un forte senso del decoro nei rapporti interni.
32
Il momento tanto atteso arrivò e mi presentai all’esame statale ben vestito e ordinato.
“Dunque, lei è il signor Pierre Lesson, vero?” mi chiese uno dei tre esaminatori in rappresentanza dello Stato.
“Sì, sono io”.
Quasi tutte le federazioni della Terra avevano stipulato un accordo con la nazione di appartenenza, affinché gli esami statali venissero eseguiti all’interno delle ederazioni. Il motivo del consenso statale era non solo dovuto agli esami scolastici in quanto tali, ma soprattutto per la concomitante verifica obiettiva del funzionamento di tutta la federazione, dal momento che anch’essa era ritenuta parte integrante della nazione. Raramente lo Stato aveva interferito nelle nostre attività interne, forse perché era difficile proporre delle migliorie a una struttura che poteva essere presa a modello.
“Allora, lei si è preparato per sostenere l’esame che le consentirà di avere l’attestato di perito elettronico, giusto?”
“Sì”. All’esame erano presenti solo Gabriel e Ronald, in qualità di testimoni. L’esaminatore che era davanti a me iniziò dai primi rudimenti per capire quale fosse il mio grado di preparazione.
“Cos’è un diodo?”
“Il diodo è un componente elettronico la cui funzione ideale è quella di permettere il flusso di corrente elettrica in una direzione e di bloccarlo parzialmente o totalmente dall’altra”.
“Bene. E cosa sono le lacune in un semiconduttore?”
“La lacuna elettronica è una ‘quasi’ particella, schematizzabile con la mancanza di un elettrone all’interno di un semiconduttore. La sua carica elettrica è positiva e attrae perciò l’elettrone che è di carica negativa. Se un elemento tetravalente viene drogato con uno trivalente, rimane aperta una lacuna saturabile con un elettrone. Il movimento di elettroni e l’apparente e opposto movimento delle lacune crea una corrente elettrica”.
Ora mi aspettavo la parte difficile, ma l’interrogazione continuò sullo stesso livello in tutte le materie fino alla fine. In conclusione, dopo che si erano consultati, mi dissero: “Signor Lesson lei ha superato l’esame a pieni voti”.
Ronald vide il mio stato di eccitazione e, per togliermi dall’imbarazzo, mi congedò per poi accompagnare gli esaminatori in una visita guidata all’interno del nostro territorio.
Il capitolo 32 è il momento di svolta formale del romanzo: Pierre affronta l’esame di Stato e viene riconosciuto come perito elettronico, ma la scena vale soprattutto come attestazione pubblica del funzionamento della federazione. L’esame non riguarda solo lui: diventa una verifica indiretta dell’intera comunità.
L’idea che lo Stato svolga gli esami dentro la federazione è molto significativa, perché mostra un rapporto di riconoscimento reciproco. Lo Stato accetta la struttura comunitaria come parte integrante della nazione e la federazione, a sua volta, offre un ambiente talmente organizzato da poter essere osservato e valutato. Il fatto che gli esaminatori siano accompagnati solo da Gabriel e Ronald come testimoni sottolinea il carattere formale e controllato del momento. Pierre non è solo uno studente: in quel momento rappresenta anche la credibilità della sua comunità.
Il colloquio inizia in modo molto concreto e specialistico, con domande su diodo, lacune nei semiconduttori e drogaggio dei materiali. Questo serve a mostrare che Pierre ha una preparazione reale, non solo teorica o rituale. Il romanzo insiste sul livello tecnico della verifica per dare al successo finale un peso credibile. Il lettore capisce che il risultato non è una semplice formalità: Pierre è davvero competente. La frase finale sul superamento dell’esame a pieni voti ha un forte valore narrativo. È una conferma personale, ma anche simbolica: il protagonista entra in una nuova fase della vita con pieno riconoscimento da parte dello Stato. Questo successo rafforza anche la fiducia che la federazione aveva già riposto in lui. Il romanzo chiude così il percorso di preparazione cominciato molto prima, mostrando un passaggio ordinato e senza rotture.
Subito dopo, Ronald accompagna gli esaminatori in una visita guidata del territorio. Questo è molto importante perché ribadisce che l’esame era anche un modo per far vedere all’esterno il funzionamento della federazione.
La scena finale trasforma quindi il momento scolastico in un piccolo evento diplomatico e didattico. La federazione non si nasconde: si mostra, si fa osservare e lascia che la sua organizzazione parli da sé. Il capitolo 32 ha quindi un valore doppio: è il coronamento del percorso di Pierre e, insieme, una legittimazione pubblica del modello comunitario. L’esame a pieni voti non è solo il successo di un giovane, ma la prova che l’utopia federativa produce persone preparate, ordinate e affidabili.
33
Ero veramente al settimo cielo. Mi sentivo pieno di energia. Mi sarei messo a saltare, a correre, a gridare, ma sapevo che questa mancanza di controllo poteva essere giustificata solo per i bambini. Dovevo parlare con qualcuno e subito, per scaricare la mia eccitazione. Vidi per prima Heloise, che usciva dai giardini con una carriola e un sacco di ramaglie e di fiori appassiti da portare nel compost, perciò fu con lei che espressi la mia incontenibile gioia. Si felicitò con me e io le dissi: “Heloise, perché non molli tutto, prendiamo una bicicletta e ci facciamo un giro?”
“Non posso, Pierre, ho promesso a Michel che avrei finito il lavoro prima di pranzo. Mi dispiace”.
“Beh, allora andiamoci appena dopo pranzo”.
“No, oggi pomeriggio devo uscire con Odette”. Dopo qualche attimo di silenzio dovuto allo stupore esclamai: “Come, come? Tu esci con Odette?”
“Sì, ci siamo messe d’accordo domenica. Il nostro bus navetta nel secondo giro passa dalla loro grande casa comune. Lei mi aspetta”.
Ecco svanita la mia carica di energia: perché non l’avevo pensato anch’io? Perché non mi era venuto in mente di chiedere a Odette di uscire con me per cercare proseliti? Ero certo che non avrebbe rifiutato. D’altronde saremmo stati in compagnia di altre persone. Sapevo che era giudicato sconveniente per un uomo e una donna non sposati isolarsi in luoghi appartati, ma si usciva in piccoli gruppetti di quattro, cinque o sei persone, quindi non c’era niente di male se in quel contesto avessi passato del tempo con lei. Era lontana da me l’idea di creare artificialmente delle situazioni che mi avrebbero permesso d’isolarmi con lei, soprattutto alla sera in qualche angolo buio.
Nelle federazioni, infatti, vigeva la regola della castità prematrimoniale e della fedeltà coniugale. Il tradimento senza sincero pentimento poteva essere punito anche con l’espulsione dalla federazione, se il coniuge tradito lo richiedeva. Lo stesso trattamento poteva avere il sesso prima del matrimonio, per questo era consentito il matrimonio appena giudicati maggiorenni. Consentito, ma non incoraggiato. Solo quando era evidente che la passione tra due ragazzi era incontenibile, si consigliava il matrimonio. Eventuali rapporti sessuali tra ragazzini minorenni sarebbero stati considerati un fallimento educativo della famiglia, del gruppo e anche delle istituzioni della federazione. L’autocontrollo era invece il perno dei rapporti tra maschi e femmine. Questa scelta morale era un altro motivo di derisione da parte del mondo competitivo.
“Il mondo va avanti e voi siete rimasti indietro” ci dicevano.
“Il sesso libero è una grande conquista civile. Voi non siete liberi”.
“Il sesso è un piacere che non deve essere negato a nessuno”.
“La pratica del sesso è sempre una terapia contro lo stress”.
Nessuno ha mai negato che il sesso sia fonte di piacere fisico e mentale. Anzi, erano incoraggiate le coppie sposate a fare sesso sovente per non essere tentate fuori dal matrimonio. Che cosa accadeva invece a quel tempo nel mondo della competizione? A parte i tradimenti tra i coniugi, che erano ormai accettati come una prassi giustificata, ma che mandavano spesso in rovina le famiglie, si sentiva di stupri, di abusi sessuali sui minori, di gravidanze indesiderate, di stalking, di malattie anche gravissime e contagiose… tutti fenomeni in crescita.
L’industria pornografica nel mondo competitivo era forse più redditizia del gioco d’azzardo e del traffico di armi e di droga. Un bisogno naturale e spontaneo come il sesso era stato trasformato in un’ossessione, pilotata dai media, attorno alla quale ruotava la vita di milioni e milioni di persone, naturalmente paganti!
Il capitolo 33 unisce l’esplosione emotiva per il successo all’esame con una delle grandi ossessioni morali del romanzo: il controllo della sessualità. Dopo tanta attesa, Pierre sperimenta un entusiasmo quasi infantile, ma subito la narrazione lo riporta dentro la disciplina comunitaria, mostrando quanto nella federazione i sentimenti siano sempre filtrati da regole e responsabilità. L’inizio è bellissimo perché il successo all’esame non resta un fatto astratto: Pierre ha un’energia fisica così grande da doverla sfogare subito con qualcuno. Il fatto che si rivolga a Heloise, trovandola impegnata nel compost, collega la gioia personale alla vita concreta della comunità. La proposta di fare un giro in bicicletta è spontanea e molto giovane, ma viene subito bloccata dagli impegni di Heloise. Questo piccolo rifiuto dà al capitolo un tono realistico: anche i momenti felici devono fare i conti con il lavoro e con gli appuntamenti già fissati.
Il vero nodo emotivo arriva quando Pierre scopre che Heloise uscirà proprio con Odette. La sua delusione non è solo gelosia: è anche il rimpianto di non aver pensato prima a una soluzione semplice e legittima per vederla. Qui il romanzo è bravo a mostrare la mente di un giovane che, pur rispettando le regole, resta vulnerabile alla sorpresa e all’occasione mancata. L’attrazione per Odette non viene repressa, ma neppure lasciata andare in modo disordinato: deve passare attraverso contesti sociali corretti e condivisi.
La parte centrale del capitolo espone con chiarezza la morale sessuale della federazione. La castità prematrimoniale e la fedeltà coniugale sono presentate non come tabù, ma come strumenti per proteggere i rapporti umani, i figli e la stabilità della comunità. Molto interessante è il fatto che il matrimonio sia consentito appena raggiunta la maggiore età, ma non incoraggiato automaticamente. Il punto decisivo non è l’atto in sé, ma la maturità e la consapevolezza con cui viene affrontato.
Il confronto con il mondo competitivo è qui durissimo. La libertà sessuale viene descritta come falsa emancipazione, perché associata a tradimenti, abusi, gravidanze indesiderate, malattie e manipolazione mediatica. L’idea centrale è che il sesso, da bisogno naturale, venga trasformato in ossessione commerciale e consumistica. In questa visione, l’industria pornografica non è un settore isolato, ma parte di un sistema più ampio che monetizza il desiderio e indebolisce i legami familiari. Il capitolo suggerisce che il problema non è il piacere sessuale in sé, ma il modo in cui viene governato. Nella federazione il piacere è riconosciuto, ma incanalato dentro relazioni stabili, mentre nel mondo competitivo viene lasciato o spinto verso il consumo, il mercato e la compulsione. Questa distinzione è fondamentale per capire la morale del romanzo: non si tratta di negare il corpo, ma di sottrarlo alla logica dello sfruttamento e dell’eccesso.
Nel complesso, il capitolo 33 mette insieme euforia personale, disciplina morale e critica sociale. Pierre è felice, desideroso, un po’ frustrato, ma anche perfettamente inserito in un sistema che gli offre limiti chiari.
34
Per scaricare la mia tensione andai al deposito delle biciclette e ne chiesi una. Percorsi il sentiero sterrato che portava alla federazione nuova e vidi che erano già cominciati i lavori di ampliamento e pavimentazione del manto stradale. Le grandi mattonelle di pietra, perfettamente squadrate e levigate, provenivano da una federazione non molto distante da noi ed erano posate e incastrate con cura.
Vidi un camion che era simile in tutto a quello che guidava Jean Paul, ma l’autista non era lui; comunque gli chiesi: “Conosci Jean Paul Leduc?”
“Chi, ‘Altolocato’? Certo che lo conosco. È nel mio stesso gruppo esterno. Lo scorso weekend gli ho prestato il camion per venire da voi”.
“Ah, sei tu il proprietario del camion di cui mi parlava Jean Paul! Piacere, io mi chiamo Pierre”.
“Piacere, David. Gli anziani del mio gruppo esterno mi hanno chiesto se nel prossimo fine settimana potrò ancora mettere a disposizione il mio camion in questa federazione. Il weekend è l’unico momento in cui posso stare con mia moglie e i miei figli, quindi è probabile che il camion lo prenda di nuovo in custodia ‘Altolocato’”.
“Bene. Lo rivedrò volentieri”. Salutai e inforcai di nuovo la bicicletta. Mentre pedalavo mi veniva da ridere per il nomignolo che avevano appioppato a Jean Paul: “Altolocato”, ovviamente per la sua statura e non certo per la sua posizione sociale.
Giunto in prossimità delle risaie incontrai un gruppo di giovani in bicicletta che venivano in senso contrario verso di me e fui tentato di aggregarmia loro, ma mi limitai a salutarli. Nessuno era del mio gruppo, ma una ragazza mi fece comunque i complimenti per il diploma.
“Grazie Blanche Rose, ma è piccola cosa”.
Riconsegnai la bicicletta e mi ritirai in camera. Mi sentivo senza entusiasmo e frustrato. Era questo l’amore non corrisposto? Forse avevo causato involontariamente anch’io questo stato in qualche ragazza della federazione? Tempo prima proprio Blanche Rose mi aveva fatto capire che sarebbe stata interessata ad approfondire il nostro dialogo, però in quella circostanza ero stato io ad allontanarmi per non illuderla. Avevo messo nel preventivo che avrei potuto ferirla? Mi resi conto che mi stavo creando delle ansie ingiustificate, perché, dopo tutto, Odette ancora non mi aveva detto che ero senza speranza con lei.
Il capitolo 34 mostra il lato più fragile di Pierre dopo l’euforia del capitolo precedente: l’entusiasmo si spegne, lascia spazio all’inquietudine e l’amore comincia a essere percepito come possibile sofferenza, dubbio e responsabilità verso gli altri. Il capitolo è anche ricco di dettagli concreti sulla mobilità, sul lavoro tra federazioni e sui piccoli intrecci sociali che legano i personaggi.
Pierre esce in bicicletta per scaricare la tensione, quindi il movimento fisico diventa una valvola emotiva. Questo è coerente con il romanzo, dove il corpo e la vita quotidiana sono sempre intrecciati agli stati d’animo. Il sentiero verso la federazione nuova e i lavori stradali mostrano ancora una volta una comunità in trasformazione, dove l’infrastruttura è parte integrante della crescita sociale. Anche le mattonelle di pietra provenienti da un’altra federazione rafforzano l’idea di cooperazione concreta tra comunità diverse.
L’incontro con David, proprietario del camion, è utile perché svela un dettaglio importante della vita comunitaria esterna: il camion è uno strumento condiviso e circola tra persone e gruppi secondo accordi e necessità. Il nomignolo “Altolocato” è ironico e affettuoso al tempo stesso, e serve a smorzare il tono troppo serio del capitolo. Il soprannome lega Jean Paul alla sua statura e non al rango, confermando che nella federazione il prestigio sociale non dipende da gerarchie di classe.
Il passaggio con il gruppo di giovani in bicicletta è molto significativo, perché mostra quanto Pierre sia immerso in una rete di relazioni potenziali. I complimenti di Blanche Rose per il diploma sono un piccolo segnale che Pierre viene osservato e apprezzato anche al di fuori dei suoi legami più stretti. Il fatto che Pierre riconosca di essersi allontanato da Blanche Rose in passato introduce un tema delicato: il rischio di ferire involontariamente qualcuno quando si è già attratti da un’altra persona. Il capitolo quindi mette in scena una morale relazionale molto sensibile, in cui anche il non scegliere ha un peso affettivo.
La parte più profonda del capitolo è la riflessione finale di Pierre sull’amore non corrisposto. Per la prima volta sente davvero che il desiderio può generare ansia e senso di colpa, non solo felicità. Eppure il capitolo non scivola nel pessimismo: Pierre si ricorda che Odette non gli ha ancora detto di essere senza speranza. Questo lascia aperto il futuro e impedisce che la frustrazione diventi conclusione definitiva.
Nel complesso, il capitolo 34 bilancia bene movimento esterno e inquietudine interna. Da un lato mostra una federazione cooperativa, con lavori condivisi, trasporti regolati e relazioni leggere; dall’altro mette a fuoco l’instabilità emotiva di Pierre, che comincia a misurare il costo umano del desiderio.
35
Stetti disteso sul letto fino all’ora di cena. Fu Heloise a sedersi accanto a me a tavola, dicendomi: “Ciao Pierre, oggi sono stata tutto il pomeriggio con mia cognata”. Mi ci è voluto un buon momento per rendermi conto che stava parlando di Odette!
“Cosa intendi dire? Avete parlato di me?”
“Beh, era inevitabile. Per la verità è stata lei a introdurre il discorso e a pormi domande su di te”.
“E cosa ti ha chiesto?”
“Mah, prima di tutto come ti comporti con me, con i nostri genitori e con gli altri”.
“E tu cosa le hai detto?”
“Eh, le ho detto che sei insopportabile, che mi tratti sempre male e che sei irrispettoso nei confronti di papà e mamma e con tutti gli altri”.
Sapevo che mai Heloise avrebbe detto davvero una cosa del genere. Adattandomi al suo tono canzonatorio, strinsi le mie mani attorno al suo collo, fingendo di volerla strozzare. Infine le chiesi: “Dai sorellina, non tenermi sulle spine, dimmi veramente che cosa ti ha detto Odette”.
“Per farla breve, Odette è interessata ad approfondire la tua conoscenza e le farebbe piacere se tu facessi lo stesso”.
Era musica celestiale per le mie orecchie! Non avrei potuto sentire parole migliori. Già, ma quando? Come? Esternai a mia sorella la volontà di recarmi come volontario presso l’altra federazione, ma spiegai che nostro padre mi aveva già fatto capire che non era possibile nell’immediato.
“Non ti preoccupare fratellone, ci ho pensato io. Anzi per la verità ci abbiamo
pensato Odette e io”.
“Spiegati meglio”.
“A Odette ho detto che la tua squadra sabato prossimo monterà una cabina elettrica proprio nei pressi del confine tra le due federazioni. Lei si è già prenotata per dei lavori generici, così avrete l’occasione di vedervi”.
Era fatta! Sabato, forse anche domenica, avrei rivisto Odette. Era ancora troppo presto per andare a nanna, così scesi alla movida e trovai quasi subito i miei amici, ma quella sera era più contenuta perché era prevista pioggia; così, dopo le prime goccioline, la gente che era nei parchi andò a ripararsi sotto gli ampi porticati o se ne tornò ai propri appartamenti. Parlottammo qua e là e la voce che correva per la maggiore era che l’indomani sarebbe stato un giorno speciale, perché sarebbero rientrati in federazione una dozzina di lavoratori esterni. Alcuni di loro erano assenti da parecchi mesi e non vedevamo l’ora di riabbracciarli.
Il capitolo 35 scioglie la tensione accumulata nei capitoli precedenti e trasforma l’ansia di Pierre in speranza concreta. Dopo la frustrazione del dubbio, arriva finalmente un segnale positivo da Odette, e il romanzo usa questa svolta per mostrare quanto i legami affettivi nella federazione nascano anche grazie alla mediazione intelligente degli altri membri della comunità.
Il punto centrale del capitolo è che Odette chiede informazioni su Pierre, non per semplice cortesia, ma perché vuole davvero approfondire la sua conoscenza. Questo cambia completamente il tono della vicenda: Pierre non è più solo un ragazzo che spera, ma qualcuno verso cui esiste già un interesse reale. Molto efficace è la scena con Heloise, che prima scherza e poi rivela la verità. Il suo modo ironico di rispondere serve a creare suspense, ma anche a mostrare il rapporto affettuoso tra i due fratelli. Heloise non è una semplice messaggera: è una mediatrice intelligente e complice.
Heloise è forse il personaggio più lucido in questa parte del romanzo. Conosce sia Pierre sia Odette, capisce il valore dell’interesse reciproco e organizza una situazione concreta per farli incontrare. La sua iniziativa dimostra che nella federazione i rapporti umani non sono lasciati al caso, ma spesso vengono aiutati da una rete sociale attenta e partecipe. Anche la battuta iniziale su Pierre “insopportabile” e irrispettoso è importante, perché mostra il lato giocoso della relazione fraterna. L’ironia rende più naturale la scena e impedisce che il capitolo diventi troppo melodrammatico.
Il passaggio più significativo è l’organizzazione del sabato successivo vicino al confine. L’idea che Odette si prenoti per lavori generici apposta per poter vedere Pierre è molto tenera: l’incontro amoroso passa attraverso il lavoro e il servizio, non contro di essi. Questo è del tutto coerente con il mondo del romanzo: i sentimenti non si vivono in isolamento, ma dentro la struttura comunitaria e i suoi ritmi. L’amore non è evasione, ma si intreccia con responsabilità, volontariato e collaborazione.
La chiusura del capitolo, con la movida più contenuta per la pioggia, riporta tutto alla dimensione comunitaria. Anche l’attesa del ritorno di una dozzina di lavoratori esterni crea un senso di vita condivisa e di comunità estesa, non chiusa in se stessa. Il fatto che tutti non vedano l’ora di riabbracciarli dà al romanzo un tono caloroso e umano. Non si tratta solo di produzione o regole, ma anche di relazioni che si interrompono e poi si ricompongono con affetto.
Nel complesso, il capitolo 35 è un capitolo di passaggio verso la realizzazione sentimentale di Pierre. La speranza non nasce da un gesto individuale isolato, ma da una rete di solidarietà, complicità e organizzazione sociale che rende possibile l’incontro.
36
I lavoratori esterni erano il perno economico della federazione. Era impensabile, infatti, che una singola federazione potesse essere completamente autosufficiente per quanto riguardava la produzione di tecnologia, considerando oltretutto che il suo funzionamento dipendeva proprio da questa. Quasi tutta la tecnologia proveniva dall’esterno, sia gratuitamente da altre federazioni, sia attraverso il suo acquisto nel mondo competitivo con moneta corrente. La quantità di tecnologia proveniente da altre federazioni, anche se era in crescita, era ancora minoritaria rispetto a quella acquistata dalle aziende private. Occorreva perciò del denaro, così una cinquantina di giovani, tra maschi e femmine, aveva un’occupazione retribuita fuori del territorio e procurava la valuta necessaria.
I lavoratori esterni della federazione equivalevano, nel corpo umano, ai globuli rossi portatori del prezioso ossigeno, la “valuta” che permetteva ad ogni cellula di effettuare tutte le operazioni vitali per se stessa e per il sistema pluricellulare. A tutti gli abitanti della federazione, una sola volta nella vita, quasi esclusivamente nell’età giovanile, era chiesto un tributo in termini di lavoro per poco più di un anno nel sistema di mercato, come una sorta di chiamata di leva. A mandato concluso sarebbero stati sostituiti da altri giovani e avrebbero potuto vivere al sicuro dentro la federazione per il resto della vita, ovviamente se lo avessero desiderato. Le preoccupazioni che manifestavano i nostri anziani per i pericoli fisici, psichici, morali e culturali, a cui potevano andare incontro questi giovani, erano più che legittime. Le potenti suggestioni dell’economia di mercato, o meglio, le sirene ingannevoli del sistema di competizione, avrebbero potuto far dimenticare le ragioni di quell’incarico.
C’erano stati anni di tempo per vaccinare” culturalmente il giovane ma, soprattutto, sarebbe stata la vita nella federazione a confronto con quella nel sistema capitalistico che avrebbe dovuto tutelarlo. La vita nel territorio comunitario avrebbe dovuto offrire necessariamente qualcosa di più e di meglio di quanto poteva offrire il mondo esterno; tuttavia la droga, la prostituzione, il potere del denaro, la tentazione di guadagni facili, la voglia di far carriera o semplicemente l’infatuazione per la persona sbagliata, erano pericoli reali per l’integrità dei giovani.
L’impatto dei nostri lavoratori nel sistema di competizione, perciò, era costantemente monitorato e, in caso di eventuali cedimenti, il giovane era richiamato nella federazione. Naturalmente queste cose ci venivano ricordate di continuo, quindi cercavamo di non trovarci impreparati. Infatti, sono stati pochissimi i giovani lavoratori esterni richiamati in federazione perché l’incarico si era rivelato superiore alle loro forze.
Il capitolo 36 chiarisce finalmente una delle funzioni più decisive dell’intera federazione: il lavoro esterno non è un’eccezione marginale, ma il meccanismo che consente alla comunità di reggersi senza rinunciare alla propria autonomia. Qui il romanzo mostra bene il paradosso di una società che vuole restare separata dal mercato, ma che per farlo deve entrarci con prudenza e strategia.
Il punto centrale è che la federazione non può produrre da sola tutta la tecnologia di cui ha bisogno. Perciò una parte arriva gratuitamente da altre federazioni, mentre la maggior parte viene acquistata nel mondo competitivo con moneta corrente. Questo rende indispensabile l’esistenza di lavoratori esterni che procurino il denaro necessario. Il paragone con i globuli rossi è molto efficace, perché trasforma questi giovani in elementi vitali del corpo collettivo. Non sono periferici rispetto alla federazione: sono il canale che permette al sistema di vivere e funzionare.
Molto significativo è il fatto che il lavoro esterno venga presentato come un tributo di poco più di un anno, quasi una sorta di leva. Il giovane non viene abbandonato al mercato per sempre: fa esperienza del mondo esterno per un tempo limitato e poi può rientrare nella sicurezza della federazione. Questo sistema mostra una logica molto prudente. Il contatto con il mercato è ritenuto necessario, ma anche pericoloso; quindi viene circoscritto, sorvegliato e vissuto come un incarico da svolgere con responsabilità.
Il capitolo insiste molto sui rischi che i giovani corrono fuori dalla federazione: droga, prostituzione, potere del denaro, carriera, guadagni facili, infatuazioni sbagliate. Questa lista fa capire che il vero pericolo non è solo economico, ma anche umano e morale. L’idea della “vaccinazione culturale” è particolarmente interessante, perché suggerisce che l’educazione ricevuta nella federazione debba immunizzare i giovani contro le seduzioni del sistema competitivo. La metafora sanitaria rafforza il parallelismo tra protezione del corpo e protezione della coscienza. Molto importante è anche il fatto che il comportamento dei lavoratori esterni venga costantemente controllato. Se il giovane cede, viene richiamato; ciò significa che il legame con la comunità resta sempre attivo, anche quando si è lontani. Questo rende il lavoro esterno una prova di maturità e di resistenza morale. Non è soltanto una necessità economica, ma anche un banco di verifica dell’educazione ricevuta nella federazione.
La chiusura del capitolo sottolinea che i casi di richiamo sono stati pochissimi, perché quasi tutti hanno retto la pressione. Questo conferisce al modello comunitario una forte capacità educativa: i giovani non solo apprendono, ma riescono a resistere alle tentazioni del mondo esterno.
Nel complesso, il capitolo 36 mostra che la federazione non è chiusa in sé stessa, ma vive in un equilibrio delicato tra autonomia interna e dipendenza economica esterna. I lavoratori esterni sono il ponte tra i due mondi, e il romanzo li presenta come figure essenziali, esposte a rischi ma anche formate per resistere.

