All’inizio, le prime federazioni di gruppi sociali sono ancora tutte simili e poco specializzate, paragonabili alle cellule di una morula, senza particolari distinzioni funzionali. Dipendono completamente dall’esterno per l’acquisto della tecnologia necessaria, come fosse un’organizzazione in fase embrionale. Con l’aumento numerico delle federazioni e della loro integrazione in un’organizzazione internazionale, comincia a emergere una differenziazione produttiva: alcune federazioni si specializzano in produzioni utili e necessarie al collettivo, distribuendo gratuitamente molti prodotti ad altre federazioni, migliorando così l’autonomia complessiva dell’organizzazione.
Tuttavia, la completa autosufficienza tecnologica rimane difficile da raggiungere. La comunità riduce progressivamente la dipendenza dall’esterno, ma continuerà probabilmente ad acquistare tecnologia in quantità calante. Per garantire la necessaria tecnologia, la comunità si avvale di lavoratori esterni, quasi esclusivamente giovani che, con turnazione annuale o poco più, si dedicano a procacciare risorse economiche per il funzionamento ottimale della collettività. Ovviamente, per l’inserimento temporaneo di questi giovani nel contesto produttivo del sistema di mercato, se ne farà carico l’organizzazione internazionale.
Riassumendo: All’inizio le federazioni sociali sono omogenee e non specializzate. Aumentando il numero delle federazioni cresce la specializzazione produttiva interna. L’autosufficienza tecnologica totale è impraticabile, ma la dipendenza esterna diminuisce. I giovani lavoratori esterni svolgono un ruolo cruciale per procacciare risorse finanziarie per l’acquisto di tecnologia per la comunità. La dinamica è paragonabile a un organismo che si organizza progressivamente, con un tessuto socio-produttivo che evolve assieme alla dimensione e complessità del sistema.

