Tra le specie animali, alcune vivono principalmente da sole, altre sono gregarie e altre ancora vivono in gruppi sociali più complessi.
Alcuni esempi di animali solitari sono l’orso bruno, il tigre o il leopardo, che conducono una vita solitaria tranne nel periodo riproduttivo, quando maschio e femmina si incontrano e poi si separano. Gli oranghi sono per lo più animali solitari, pur formando gruppi in periodi specifici di riproduzione o abbondanza di cibo. Ci sono specie gregarie che tendono a vivere in gruppi meno strutturati rispetto a società complesse, spesso riunendosi per la protezione e la ricerca di cibo, come molti pesci, qualche tipo di uccelli e mammiferi come le antilopi o le pecore. Ci sono anche animali con organizzazione sociale avanzata che vivono in gruppi sociali complessi con ruoli differenziati, cooperativi nel mantenimento del gruppo e dell’organizzazione interna, come i lupi, i licaoni, le iene, i bonobo, le api, le formiche…
L’uomo si è evoluto geneticamente in contesti di gruppi sociali egualitari, con forte cooperazione e condivisione delle risorse. Tuttavia, nell’era contemporanea, si osserva un crescente individualismo favorito dalle tecnologie che permettono maggiore autonomia e isolamento sociale, distaccandosi da quel modello cooperativo originario. Questo cambio può avere impatti profondi sulla coesione sociale, benessere e salute mentale. Il modello umano di gruppo sociale egualitario è un punto di partenza evolutivo, mentre l’individualismo crescente spinto dalla tecnologia rappresenta una deviazione recente nel contesto della storia evolutiva umana.
L’ambiente influenza in modo determinante il comportamento e i rapporti con i simili. Vivere in una comunità di meno di duemila persone, con totale condivisione dei beni, senza proprietà privata, classi sociali, denaro o gerarchie ferree, concentrati in una struttura abitativa polifunzionale, tecnologica e autosufficiente dal punto di vista alimentare ed energetico, offre numerosi vantaggi rispetto a un sistema competitivo. L’assenza di denaro e proprietà privata elimina le competizioni per le risorse e riduce i conflitti sociali, favorendo un clima di fiducia e rispetto mutuo. Le decisioni sono prese collettivamente, promuovendo l’uguaglianza e la partecipazione attiva di tutti.
La produzione e il consumo locale di risorse alimentari ed energetiche riducono la dipendenza da mercati esterni e aumentano la resilienza della comunità a crisi economiche o ambientali. L’uso di energie rinnovabili e tecnologia avanzata ottimizza i consumi e minimizza gli sprechi. La struttura antisismica e antincendio garantisce un ambiente abitativo sicuro, mentre la concentrazione degli abitanti in un unico edificio polifunzionale facilita la gestione efficiente dei servizi e il supporto reciproco. L’assenza di classi sociali e gerarchie asfissianti consente a ogni individuo di esprimere il proprio potenziale senza barriere di status sociale, creando un tessuto sociale più coeso e solidale.
L’autoproduzione energetica da fonti pulite e l’uso condiviso delle risorse contribuiscono alla riduzione dell’impatto ambientale e alla sostenibilità a lungo termine. Eliminando il denaro e la competizione economica, si riducono costi amministrativi e sprechi energetici e materiali associati ai sistemi di mercato competitivo, migliorando l’efficienza complessiva. Uno stile di vita comunitario, basato sul supporto reciproco e sulla cooperazione, può migliorare il benessere mentale e relazionale rispetto all’individualismo competitivo.
In pratica, per favorire la collaborazione, la sostenibilità, la sicurezza e la qualità della vita, in futuro sarà inevitabile abbandonare modelli basati sulla competizione e il profitto individuale, a favore della condivisione totale.

