Questo passaggio del romanzo descrive un mondo distopico prossimo al collasso, dove il benessere urbano reprime le tensioni sociali fino al loro improvviso scoppio. L’IA accelera il progresso tecnologico ma genera disoccupazione di massa, espellendo i “non necessari” dalle metropoli, favorendo indirettamente la nascita di nuove comunità alternative autosufficienti.
Il “tappo” metaforico del benessere metropolitano blocca temporaneamente l’aggressività, ma la sua rimozione rivela l’instabilità sistemica, amplificata dalla crescente disoccupazione che trasforma gli individui esclusi dal processo produttivo in profughi. Senza welfare, lo sviluppo tecnologico accelera la sua evoluzione, ma alla fine esclude metà della popolazione cittadina, creando sbandati che oscillano tra l’accettazione umile di addestramento alla vita comunitaria e il rifiuto orgoglioso di avere la necessità di una guida morale.
L’organizzazione internazionale delle federazioni di gruppi sociali intensifica il proselitismo tra i deboli urbani e gli sfollati, offrendo un addestramento alla vita collettiva come alternativa al declino competitivo. Il rifiuto di molti evidenzia la scelta di un’indipendenza precaria anziché la sicurezza condivisa delle federazioni, ma che sarà il preludio al crollo del sistema.

