La disumanizzazione tecnologica, prodotta da una virtualità totale, trasforma i rapporti umani in simulacri, celebrando l’individualismo patologico come status symbol.
Tutto avviene in rete: dai contatti quotidiani ai rapporti sessuali attraverso la realtà virtuale, eliminando il bisogno di presenza fisica. Viaggiare diventa un’illusione sewnza rischi nella realtà virtuale, senza costi o pericoli reali. Il perfetto cittadino del sistema competitivo raggiunge l’autosufficienza assoluta, rendendo gli altri superflui o addirittura un ostacolo alla “libertà”.
In un contesto del genere mediare la vita con altri equivale a rinunciare alla libertà individuale, vale a dire che l’interazione umana è declassata a debolezza. Uscire di casa segnala una non autosufficienza, mentre barricarsi nel proprio appartamento dimostra una superiorità status simbolica. Perfino i meno abbienti simulano un benessere isolandosi, priorizzando l’apparire sull’essere.
Si arriva a un’inversione valoriale, dove la tecnologia, venduta come emancipazione, genera un’alienazione estrema, con un’iper connessione digitale che atrofizza l’empatia e il corpo. Questo individualismo esasperato, radice di un delirio collettivo prodotto dalla propaganda dei media, legittima un’esistenza asociale in nome del PIL e dell’efficienza, eco di una distopia nietzschiana pervertita in consumismo solitario.

