La scala Richter, o “magnitudo locale”, è una scala logaritmica che misura la magnitudo di un terremoto, cioè una stima quantitativa dell’energia rilasciata a partire dallo spostamento massimo delle onde sismiche registrate da un sismografo standard.
La scala è stata introdotta nel 1935 dal sismologo Charles Richter e si basa sul logaritmo in base 10 dell’ampiezza massima delle onde sismiche, corretta per la distanza tra l’epicentro e lo strumento. In pratica, un aumento di 1 grado Richter corrisponde a un’ampiezza del moto del suolo 10 volte maggiore e a un’energia liberata circa 30 volte superiore (più precisamente 31,6 volte).
Terremoti con magnitudo intorno a 3–4 sono ben percepiti ma spesso non distruttivi. Intorno a 5–6 si hanno danni localizzati; 7 indica un sisma potenzialmente molto dannoso, mentre terremoti maggiori di 8 sono eventi estremamente potenti, ma la scala Richter originale tende a “saturare” intorno a 8,3–8,5, per cui oggi si usano scale più moderne (come la magnitudo di momento, MwMw).
Differenza rispetto alla scala Mercalli: la scala Richter misura la magnitudo, ossia la grandezza fisica del sisma, l’energia rilasciata all’ipocentro. La scala Mercalli (o Mercalli Cancani Sieberg, MCS) misura l’intensità del terremoto, cioè i danni osservati e il rilascio di percezione da parte della popolazione (sensazioni, frane, crolli, ecc.), da I (non avvertito) a XII (distruzione totale).

