E’ tecnicamente plausibile un isolamento delle comunicazioni satellitari per un’organizzazione privata o esclusiva. I satelliti geostazionari possono essere progettati con fasci di segnale radio direzionali dedicati e frequenze proprietarie, accessibili solo tramite delle stazioni terrestri controllate dall’organizzazione internazionale stessa, escludendo reti pubbliche. Questa configurazione indipendente di hardware e software proteggerebbe da potenziali interruzioni globali, simile a quanto avviene in sistemi reali di emergenza o governativi.
I satelliti geostazionari operano a circa 36.000 km di quota, fornendo copertura fissa e connessioni punto-punto o modalità di trasmissioni mirate. Un gruppo privato potrebbe possedere o noleggiare dei satelliti con dei ripetitori dedicati, crittografati e non interconnessi a infrastrutture terrestri vulnerabili, come quelle colpite dalle “piaghe” descritte nel romanzo. Esempi reali includono reti per protezione civile o aziende come Iridium/Starlink, che garantiscono l’indipendenza da eventuali blackout terrestri.
Ci sono organizzazioni di soccorso che usano satelliti per comunicazioni autonome in caso di disastri, aggirando le reti collegate. Enti come Telespazio gestiscono satelliti con un controllo esclusivo su uplink/downlink, isolati dalle reti globali.
Nel contesto filosofico del romanzo, questo rafforza il tema di resilienza contro il collasso sistemico.
Ovviamente la messa in orbita indipendente di questi satelliti richiederebbe degli investimenti enormi (il lancio, la gestione, la manutenzione) e conformità a regolamenti ITU per spettro radio, ma è realistico per un’entità potente come una grande organizzazione popolare internazionale.

