Questo brano dal romanzo Aspettando un mondo nuovo dipinge un quadro affascinante di comunità alternative autosufficienti, dove i lavoratori esterni, giovani che si immergono temporaneamente nel mondo esterno per circa un anno, generano fondi per importare tecnologia essenziale.
L’appartamento ereditato da Adeline, una giovane ragazza madre, che ha ospitato Odette e Pierre, simboleggia un ponte tra eredità familiare e nuove reti comunitarie. Il sistema descritto, rotazione annuale dei lavoratori per finanziare l’autosufficienza alimentare ed energetica, evoca dei modelli come le eco-comunità o le federazioni intentional (come Auroville in India o Christiania a Copenaghen), dove il lavoro esterno è un “sacrificio” calcolato per l’indipendenza.
L’accoglienza e la generosità di quel gruppo esterno (di circa 80 persone) che pasti, alloggio, offre un’integrazione immediata ai lavoratori esterni, quasi a costo zero per la federazione di gruppi sociali. Il senso di accoglienza animava quel gruppo e Adeline era una donna dal cuore generoso, dote essenziale per l’inserimento futuro in qualche comunità autosufficiente.
La struttura sociale che permette la rotazione dei lavoratori esterni introduce dinamiche di sostenibilità: i giovani sono sostituiti per evitare un’esaurimento emotivo, fisico e mentale causata da stress lavorativo cronico non gestito. Ricorda un po’ le rotazioni in kibbutz israeliani o le cooperative agricole moderne, oppure progetti come le Transition Towns (movimento britannico dal 2006) che promuovono un’autosufficienza energetica con contributi esterni.
Il passaggio mette anche in contrasto il contesto urbano della periferia parigina con quella rurale delle comunità autosufficienti. Anche i pasti comunitari in federazione contrastano con la “mensa interna” della ditta, evidenziando l’alienazione del lavoro salariato. Tuttavia è proprio la generosità del gruppo dell’organizzazione esterna, composta da persone che rifiutano la logica del profitto consumista, che permette a Odette e Pierre (come tutti gli altri lavoratori esterni) di non sentire un completo distacco dalla loro comunità di origine.

