Il passo descrive una società organizzata in federazioni di gruppi sociali e incentrata su tre assi fondamentali: qualità ecologica e materiale della vita, salute e medicina preventiva, e assenza di denaro e di precarietà economica. Ogni frase del brano può essere letta non solo come una descrizione tecnica dell’organizzazione della comunità, ma anche come una critica esplicita al modello capitalistico contemporaneo, dove la tecnologia ha un uso consumistico.
Alimentazione genuina e fine degli additivi: “I cibi erano genuini, prodotti, trasformati e consumati freschi senza additivi chimici…” Questa proposizione configura un sistema alimentare localizzato, di stagione e corto circuito: coltivazione, trasformazione e consumo avvengono in contesti contigui, riducendo i trasporti e accelerando il tempo di consumo del cibo, con minore conservazione artificiale. La scelta di evitare additivi chimici è una critica diretta all’industria alimentare moderna, dove aromi, conservanti, coloranti e stabilizzanti prolungano la durata del prodotto, ma spesso mascherano una qualità del prodotto scadente. L’idea di “fresco” non è solo organolettica, ma simbolica: indica un mondo in cui il corpo umano non è più “contenitore” di sostanze estranee e di laboratorio, ma organismo in relazione con un ambiente anch’esso non manipolato.
Nessun imballaggio e smaltimento dei rifiuti: “Non si usavano prodotti d’imballaggio e se ne evitava così lo smaltimento…” Questa riga abolisce la cultura dell’imballaggio (plastica, alluminio, film, blister, ecc.) che nella nostra società è diventata un servizio praticamente obbligatorio, ma anche un’enorme fonte di rifiuti, inquinamento e microplastiche. La scelta implica una logistica diversa (meno trasporto di massa, più distribuzione locale, vasi, contenitori riutilizzabili); un cambiamento di relazione sociale. Come distribuzione “alla spina”, una pesatura su misura, il ritorno a recipienti riutilizzabili. Inoltre, sottolinea la riduzione del carico di smaltimento, perché non solo ci sarà meno plastica, ma anche meno energia spesa per la separazione, il riciclo, il trasporto e la discarica, con un beneficio sia ecologico sia gestionale.
Energia elettrica totalmente fotovoltaica: “L’energia elettrica necessaria per l’illuminazione, per il riscaldamento e per le attività lavorative era totalmente ricavata dal fotovoltaico…” Questa è una scelta fortemente ambientalista e decentralizzata: l’energia viene infatti prodotta vicino al punto di consumo, riducendo le perdite in rete e la dipendenza da fonti fossili o nucleari. Il fotovoltaico è un’energia “silenziosa”, senza combustione, senza emissioni dirette, e compatibile con costruzioni razionali (pannelli sugli edifici, tetti, pannelli solari integrati). implicitamente, la frase suggerisce in modo sottinteso anche una riduzione degli sprechi: se l’energia è “solo” solare, la comunità non può permettersi consumi illimitati di condizionamento, illuminazione parassitaria, illuminazione pubblica invasiva, ecc. Questo comporta un’educazione finalizzata al risparmio energetico e al rispetto dell’ambiente naturale.
Medicina preventiva perfettamente funzionante: “La medicina preventiva funzionava perfettamente, quindi il rischio di malattie era bassissimo…” L’autore descrive un modello in cui la priorità è la prevenzione (dieta sana, attività fisica, ambiente privo di inquinanti, assistenza psicologica e sociale) piuttosto che la cura sintomatica. Questo implica sistemi sociali pensati per ridurre lo stress, l’inquinamento, le carenze nutrizionali e le disuguaglianze; una medicina che non è solo “ospedale farmaco”, ma rete di benessere (educazione sanitaria, controlli periodici, supporto psicologico, accesso universale). In un mondo dove la malattia è rara, la paura del corpo diminuisce: il corpo non è più visto come una macchina difettosa che richiede interventi costanti, ma come un organismo curabile e sostenibile.
Assenza di denaro e di ansia da lavoro: “Non c’erano ansie per mancanza di lavoro o di denaro, in quanto tutti avevano un’occupazione e il denaro neppure esisteva.” Questa è la parte più “rivoluzionaria” del passaggio, perché colpisce il nodo centrale del sistema capitalistico: il denaro e la scarsità. Il denaro che “neppure esiste”: L’abolizione del denaro implica la fine della mercatizzazione di ogni relazione con il lavoro, con il cibo, con la salute, con il tempo libero, perché non sono più misurati in unità monetarie. Il valore sociale non è più determinato dal “prezzo”, ma dal contributo concreto alla comunità, come lavoro utile, cura, insegnamento, manutenzione, creatività… Questo riduce la competizione per il denaro e la spirale senza fine della crescita economica, che spesso si traduce in sfruttamento, esaurimento delle risorse e inquinamento.
“Tutti avevano un’occupazione”: la frase suggerisce un sistema socio economico in cui il lavoro non è più “lavoro forzato” o “precariato”, ma un ruolo attivo nella comunità, dove ogni individuo contribuisce in modo utile e riconosciuto; non esiste disoccupazione cronica, non esiste sottopagato perché non c’è il denaro come misura. Inoltre, la mancanza di denaro modifica la struttura del lavoro:, perché si riducono i settori di servizio legati al mercato (marketing, pubblicità, finanziarizzazione, burocrazia speculativa) e si privilegiano le attività materialmente e socialmente utili. Il tempo di lavoro può essere ridotto col crescere della tecnologia, perché non serve produrre sempre di più per generare profitto.
Assenza di ansie legate a denaro e lavoro: la combinazione lavoro per tutti senza denaro elimina la paura di perdere il lavoro; la concorrenza distruttiva; la schiavitù del consumo indotto (bisogno di beni per “tenersi in pari” o per “valorizzarsi”). Sul piano psicologico la comunità descritta vive in uno stato di sicurezza fondamentale, perché il bisogno di base è garantito; la ricchezza non è invidiabile né accumulabile; la valutazione sociale si sposta dall’“avere” al “fare” e all’“essere”.
Il brano solleva alcune questioni critiche: ad esempio come si distribuiscono i beni senza denaro? Semplicemente abolendo la proprietà privata, con un sistema di assegnazione di ruoli che non generi nuove forme di potere o di burocrazia.
Che cosa succede in caso di carestia o emergenza? Un sistema basato sul cibo fresco, sull’energia solare e sull’assenza di mercato deve prevedere una buona pianificazione e una riserva per affrontare eventuali crisi climatiche o strutturali. Infatti una tale comunità non è un organismo isolato ma fa parte di un’organizzazione internazionale che può intervenire in caso di necessità.
Si può davvero abolire il denaro senza creare nuove gerarchie? La storia delle esperienze comunitarie mostra che, quando si abolisce il denaro, spesso emergono forme di status sociale (carisma, competenza, seniorità) che possono diventare nuovi strumenti di controllo. In effetti una direzione è necessaria, ma questo non comporta la nascita di nuove classi sociali egemoni. Gli “anziani” nominati sono “regolati” dalla democrazia diretta, ossia dalla possibilità di ognuno di proporre ed essere ascoltato. Tutto però si svolgerà in rispetto di ciò che ha affermato Gesù Cristo: “I capi delle nazioni, voi lo sapete, dominano su di esse e i grandi esercitano su di esse il potere. Non così dovrà essere tra voi; ma colui che vorrà diventare grande tra voi, si farà vostro servo, e colui che vorrà essere il primo tra voi, si farà vostro schiavo.”
In conclusione il brano non è solo una descrizione di un ipotetico mondo “perfetto”, ma una proposta per una società in cui la qualità della vita è data da relazioni sane, alimentazione vera, ambiente sano, lavoro utile e assenza di paura economica. Una critica esplicita al modello attuale, dove tecnologia, denaro e mercato hanno spesso prodotto più isolamento, più stress e più inquinamento, pur in presenza di consumi crescenti. L’autore usa questo paragrafo per tracciare il profilo di un’organizzazione ecologica, internazionale, post denaro, solidale e preventiva, che misura quanto la nostra realtà sia ancora lontana da un equilibrio reale fra l’ambiente, la salute, il lavoro e il benessere relazionale.

