Si prefigura un sistema in cui lo scambio di beni e servizi avviene senza moneta, spesso tramite reciprocità, baratto, credito di tempo o forme di condivisione comunitaria. Non coincide per forza con il totale superamento dell’economia monetaria: in molti casi è un modello complementare, locale e volontario, non un sostituto integrale del mercato.
L’idea si riferisce a comunità o reti che eliminano il denaro negli scambi interni, puntando sulla fiducia, sul mutuo aiuto e sulla valutazione in base al tempo o al contributo. In una versione più radicale, descrive una società in cui beni e servizi essenziali sono accessibili senza prezzo e senza transazioni monetarie. Questo concetto compare in esperienze di economia solidale, legato a stili di vita autosufficienti in cui si riduce la dipendenza dal denaro attraverso l’autoproduzione, lo scambio e la condivisione.
Tra i vari gruppi di cacciatori raccoglitori gli scambi di beni, anche se limitati grazie all’autosufficienza, non erano legati a un valore simbolico come è appunto il denaro, ma al valore effettivo del bene scambiato. All’interno del proprio gruppo gli scambi erano imperniati soprattutto sul dono e non sul baratto. Anche gli scambi tra le future entità territoriali autosufficienti saranno imperniate sul dono in base a delle necessità effettive, comunque coordinate dall’organizzazione internazionale.

