All’interno una comunità di condivisione autosufficiente non si fa uso di denaro. Neppure si vende qualcosa a qualcuno, né all’interno, perché non esiste proprietà privata, né alle altre comunità simili, perché si riceve e si dona aiuto a comunità simili per prodotti indispensabili non autoprodotti. Si usa invece il denaro solo per acquisti da ditte esterne. Tale denaro è ottenuto attraverso il lavoro temporaneo di alcuni in ditte private.
A questo scopo ci deve essere chiarezza e trasparenza nei rapporti con ditte esterne, definendo contratti condivisi su come e quando alcuni membri, soprattutto giovani, possono lavorare esternamente per evitare disuguaglianze o conflitti. Il denaro serve per acquistare tecnologia che l’organizzazione internazionale non è ancora in grado di fornire, in modo da garantire che i benefici ricadano su tutta la comunità.
Coltivare la cultura del dono e della reciprocità come valore centrale, permette di mantenere una forte coesione interna e la fiducia reciproca tra le varie federazioni similari, per mantenere un’efficace rete di mutualismo.
Per fare questo si deve incoraggiare i giovani a un coinvolgimento responsabile, per cogliere opportunità di lavoro temporaneo esterno, di poco più di un anno, che facilita l’acquisizione di esperienze e di risorse utili alla comunità, ma senza creare dipendenze economiche o disparità generazionali. Si deve inoltre educare la comunità a comprendere le dinamiche diverse tra economia interna basata sul dono e quella esterna monetaria, per mantenere consapevolezza e coesione.
Lo scopo è quello di impegnarsi costantemente per ridurre la dipendenza dall’esterno, aumentando la capacità di produrre beni indispensabili internamente, sostenendo l’organizzazione internazionale per incentivare progetti di innovazione, formazione e collaborazione con altre comunità che condividono valori simili, per rafforzare l’autosufficienza e la resilienza.

