La diffusione delle microplastiche è ormai globale e interessa diversi comparti dell’ambiente e dell’organismo umano: sono state trovate in tessuti umani (sangue, fegato, reni, intestino, cervello), nelle acque, nel suolo, negli alimenti, negli animali e nell’aria.
Le microplastiche possono attraversare barriere biologiche come quella intestinale, emato-encefalica e anche la placenta, accumulandosi in vari organi e provocando effetti negativi. Le dimensioni ridotte permettono alle microplastiche di penetrare e accumularsi nei tessuti, causando danni cellulari diretti. Possono provocare infiammazione, danni mitocondriali, apoptosi cellulare, stress ossidativo e alterazioni dei sistemi respiratorio, gastrointestinale e cardiovascolare. Le microplastiche spesso trasportano sostanze tossiche e interferenti endocrini, che possono alterare il metabolismo, la funzione riproduttiva e il sistema immunitario, contribuendo a processi infiammatori e disfunzioni metaboliche. Possono attraversare la barriera ematoencefalica, causando neuroinfiammazione, stress ossidativo nel tessuto nervoso, alterazioni dei neurotrasmettitori e potenziale neurotossicità con effetti su memoria, comportamento e funzioni cognitive.
Ormai le microplastiche sono rilevate in diversi organi tra cui cervello, fegato e reni. Contaminano anche risorse idriche e suoli agricoli, entrando nella catena alimentare. Sono infatti presenti in alimenti marini, prodotti agricoli e addirittura nell’aria inalata dagli esseri umani. Si stanno accumulando anche nei tessuti della fauna terrestre e marina, con conseguenze tossiche.
Teoricamente i rimedi ci sarebbero: riduzione drastica della produzione e dispersione di plastica nella natura; miglioramento del trattamento dei rifiuti e delle acque di scarico; sviluppo di tecnologie per il filtraggio e la rimozione di microplastiche da acqua e aria; promozione di materiali alternativi biodegradabili; ricerca e regolamentazioni che limitino l’uso di sostanze tossiche associate a plastica; educazione e azioni individuali e comunitarie per ridurre l’inquinamento da plastica. In pratica sarebbe richiesto un approccio multidisciplinare e globale per mitigare i danni e proteggere la salute umana e del pianeta, ma è probabile che la situazione peggiorerà, in quanto una società fondata sulla competizione economica privilegia il profitto a scapito della salute pubblica. Nelle comunità autosufficienti, l’uso di plastiche verrà azzerato o fortemente limitato.

