Il concetto che l’informazione non si possa distruggere deriva dalla fisica, in particolare dalla meccanica quantistica e dalla teoria dell’informazione. Secondo questa idea, l’informazione rappresenta uno stato fondamentale e conservabile della realtà, simile a una “quantità” che non può essere persa o cancellata del tutto.
In fisica, il principio di conservazione dell’informazione dice che gli stati fisici evolvono in modo deterministico, e quindi l’informazione contenuta in uno stato iniziale può sempre, almeno in linea teorica, essere recuperata o ricostruita. Questo è collegato al teorema di Liouville nella meccanica classica e ai principi della meccanica quantistica, dove l’evoluzione delle particelle mantiene l’informazione complessiva del sistema.
Una delle questioni più celebri collegate a questo concetto è il paradosso dell’informazione nei buchi neri. Un tempo si pensava che l’informazione caduta in un buco nero potesse sparire con l’evaporazione del buco nero stesso, violando il principio di conservazione. Tuttavia, studi recenti e teorie come il principio olografico propongono che l’informazione non venga distrutta ma codificata e mantenuta nella struttura dello spazio-tempo intorno al buco nero, forse restituita tramite radiazione o altre modalità. In particolare, la teoria suggerisce che l’informazione è immagazzinata anche su superfici bidimensionali come l’orizzonte degli eventi, rendendo impossibile la sua perdita definitiva.
Questo concetto è fondamentale perché implica che l’informazione (cioè la conoscenza sullo stato di un sistema fisico) è una quantità eterna e permanente, anche se la sua forma può trasformarsi. La distruzione assoluta dell’informazione violerebbe leggi fondamentali della fisica, come la conservazione dell’energia e la prevedibilità delle leggi fisiche.
In sintesi, l’informazione non si distrugge perché è una caratteristica intrinseca e conservata dell’universo fisico, mantenuta anche nei processi più estremi come quelli che coinvolgono buchi neri.

