Questo passo sposta il focus dal piano socio-tecnologico a una riflessione lirica e intima sul tempo, integrandosi perfettamente nel tema del romanzo: l’impotenza umana di fronte ai processi inarrestabili.
Il tempo è la metafora di un fiume inarrestabile, che scorre verso valle e il mare, evocando Eraclito (“non ci si bagna due volte nello stesso fiume”). C’è l’illusione di fermarlo nei momenti piacevoli (il desiderio di eternità) ma i cambiamenti sottili (come sabbia tra le dita) lo rendono ineluttabile. Questo riecheggia il “circolo vizioso tecnologico”: così come la tecnica evolve autonomamente, il tempo sfugge al controllo umano, dove appunto egli è “protagonista ma non regista”.
Nel contesto del romanzo, contrasta l’accelerazione artificiale del progresso competitivo con il ritmo naturale e irreversibile della vita. È un invito alla consapevolezza: accettare il fluire anziché combatterlo con illusioni tecnologiche. Rafforza la visione delle federazioni di gruppi sociali come il ritorno ai ritmi umani sostenibili.

