I cacciatori raccoglitori conoscono perfettamente i meccanismi dell’agricoltura e dell’allevamento, ma non ne fanno un uso sistematico, perché comporterebbe un maggior dispendio energetico dell’utilizzo di quanto può offrire spontaneamente la natura. I raccoglitori allevano diversi tipi di animali da compagnia, che non si sognerebbero mai di utilizzarli come cibo. Coltivano anche sporadicamente piccoli orti temporanei, ma mai si azzarderebbero ad arare un campo per piantarvi grano.
Perché faticare ad allevare animali da carne, quando si possono cacciare animali già allevati dalla stessa natura? Sarebbe un dispendio energetico inutile. Perchè faticare a dissodare la terra e seminare, quando si possono raccogliere vegetali spontanei che la natura fa crescere? Sarebbe un dispendio energetico inutile. Quando l’umanità ha cominciato a costruire recinti per animali e campi coltivati ha dovuto necessariamente difenderli, quindi con altro spreco di risorse umane ed energia.
Il racconto di Genesi illustra bene questo cambiamento di comportamento dell’umanità, nel passaggio da un’economia di raccolta di vegetazione spontanea e di caccia, a una fondata sull’allevamento e sulla coltivazione. Adamo ed Eva sono raffigurati come puri raccoglitori (Genesi 2:16), che come tali erano nudi “eppure non si vergognavano” (Genesi 2:25). Venne la tentazione e il “peccato” (Genesi 3:6), che consistette appunto nel cambiamento del loro rapporto con la natura. Non si accontentarono di quanto poteva offrire loro la natura ma vollero incentivarla con l’agricoltura (Caino) e con l’allevamento (Abele, Genesi 4:2).
Il risultato non fu quello sperato, perché agricoltura e allevamento portarono spine, triboli e fatica per adattarsi al nuovo ambiente (Genesi 3:18 e 19). Ora non si tratta di tornare a vivere di caccia e di raccolta, perché sarebbe impossibile, ma si può certamente essere più rispettosi verso la natura: questa è una delle funzioni principali nella costruzione di federazioni di gruppi sociali.

