Gli strumenti progettati per non funzionare oltre un certo raggio sono comuni in ambito wireless, IoT e sicurezza, grazie a limitazioni fisiche o normative che prevengono interferenze e usi impropri. Questi dispositivi sfruttano tecnologie come radiofrequenze a bassa potenza o geofencing GPS per autolimitarsi.
I Short-Range Devices (SRD) sono trasmettitori a bassa potenza (tipicamente 25-100 mW ERP), limitati a poche centinaia di metri per evitare interferenze. In Europa, regolati da ETSI e RED, operano su bande come 868 MHz con duty cycle ridotti (ad esempio. 1-10%). Esempi includono walkie-talkie PMR446 (fino a 446.2 MHz, senza licenza in Italia) e telecomandi, che perdono segnale oltre il range fisico.
Il geofencing crea barriere virtuali via GPS/Wi-Fi/cellulari: i dispositivi rilevano l’uscita da un’area prestabilita e attivano azioni come alert o spegnimento. Nei droni, è obbligatorio dal 2019 in UE e blocca i voli oltre 50-150 m dal pilota o in zone no-fly. Nei tracker GPS veicolari agisce un meccanismo da remoto che disabilita il motore fuori da un determinato confine virtuas.
In robotica (ISO 10218-1), limitatori meccanici ed elettronici bloccano i movimenti oltre lo spazio protetto per sicurezza. Telecomandi industriali hanno dei range di distanza fissi per prevenire eventuali comandi errati. Il vantaggio è che si riducono i rischi, si ottimizza il consumo di energia; lo svantaggio è che c’è una dipendenza dal segnale e la vulnerabilità alle interferenze.

