Le “pistole” e i “fucili a laser” come li si vede nella fantascienza (armi portatili che sparano raggi di luce visibili e bucano un nemico) non esistono ancora in forma diffusa né sono in dotazione standard alle forze dell’ordine o all’esercito, ma la tecnologia delle “armi laser” esiste già in forma più limitata e sta entrando gradualmente nei sistemi militari. In altre parole: non è più solo fantascienza, ma neanche è ancora il “fucile laser” di certi film di guerra.
Ciò che oggi viene chiamato “arma laser” è generalmente una arma a energia diretta (DEW, Directed Energy Weapon), cioè un sistema che emette un fascio di luce coerente (laser) per danneggiare o distruggere bersagli. Attualmente esistono già sistemi laser anti drone e anti missile. Molte armi laser sono montate su veicoli, navi o installazioni fisse e usano laser ad alta potenza per incenerire l’elettronica o i motori di droni, missili o piccoli natanti. Ci sono esempi di sistemi USA, cinesi, europei in test o in fase di messa a punto; il Pentagono ha già integrato laser su mezzi blindati e navi per difesa contro minacce aeree. In Cina è stato sviluppato un dispositivo laser portatile ad alta potenza (circa 2–3 kW) che può essere impugnato da un soldato o montato su veicoli, capace di abbattere droni a più di un chilometro. È però tecnologicamente uno strumento per attacco a lungo raggio su obiettivi elettronici, non un’arma come una pistola da film di fantascienza.
In Europa, aziende come Leonardo stanno sviluppando progetti di armi laser (DEW) per difesa antimissile e anti drone, con applicazioni navali e aeree. L’Italia ha investito in ricerca su sistemi laser mobili integrati su navi e aerei, ma non come pistole “personali” per carabinieri o poliziotti. Alcuni sistemi laser sono già in prova o in fase operativa su alcune unità militari (ad esempio su navi, su veicoli blindati, su sistemi di difesa aerea), ma non sono ancora sostituti dei fucili e delle pistole tradizionali. Per le forze dell’ordine la diffusione è ancora marginale: non ci sono pistole laser “standard” in polizia o carabinieri, né in dotazione ai corpi di polizia locale o internazionale. Ci sono ancora limiti pratici, come dimensioni e potenza della fonte energetica, la necessità di raffreddamento, la difficoltà di usare fasci laser efficaci in presenza di nebbia, fumo o polvere, il costo e la complessità di manutenzione.
Quando si parla di “fucile a laser” o “pistola laser” si pensa a un arma portatile, leggera, che sparando un raggio luminoso possa danneggiare o uccidere un essere umano. Sul piano tecnico scientifico in linea di principio è fisicamente possibile. Un fascio laser abbastanza potente può bruciare materiali, causare ustioni gravi o danni agli occhi, anche a distanza. Tuttavia, raggiungere l’effetto “sparo letale” su un umano in modo pratico e sicuro (anche in mano a un soldato o poliziotto) è molto complesso, per motivi di energia, precisione, dissipazione del calore, sicurezza collaterale, come riflessioni, incendi, danni agli occhi di chi non è il bersaglio.
Oggi esistono pistole laser molto potenti spesso usati in ambito militare o industriale che possono incenerire oggetti, perforare plastica o metallo sottile, ma non sono stati calibrati come armi letali sugli esseri umani. La ricerca ufficiale tende a concentrarsi su bersagli non umani per ragioni etiche, legali e di controllo delle armi. La base tecnologica è comunque già oggi reale e si studiano modi per rendere i sistemi più compatti e mobili. Tra i prossimi 10–30 anni potremo vedere armi laser portatili più piccole, ma non ancora una vera e propria pistola, ma lo sarà probabilmente nel contesto cronologico del romanzo.

