Il volume del cervello umano si è stabilizzato entro già intorno a 300.000 anni fa. Il volume cerebrale degli Homo sapiens precoci, datato a circa 300.000 anni fa, rientrava già nel range dei moderni umani, con una forma che si è evoluta gradualmente fino a 35.000-100.000 anni fa. Studi su oltre 1.000 fossili confermano la stabilità dal Paleolitico Superiore, parallela all’emergere di comportamenti moderni.
Il “Flynn effect”, che vedeva un aumento del QI di circa 3 punti per decennio nel XX secolo, si è invertito dagli anni ’70-75 in vari paesi, con cali di 7 punti per generazione in dopo il 1975. Negli USA, tra il 2006 e il 2018, si osservano riduzioni in ragionamento verbale, matematico e logico (ma non spaziale), confermate da test su 400.000 persone. Questo non indica perdita genetica, ma reversal ambientale osservato anche identro la famiglia.
Le cause principali del declino del QI sono ambientali: i cambiamenti nell’educazione, una minor lettura, l’aumento del tempo online e su schermi, le alterazioni nutrizionali (meno cibi integrali e più additivi). Fattori tossici come piombo (ridotto ma storico), plastica, fertilizzanti e resistenza insulinica (legata a diabete tipo 2 in aumento) impattano lo sviluppo cerebrale. Non c’è un consenso su un unico fattore, ma il calo persiste negli anni 2020 senza legami genetici chiari.
I cacciatori-raccoglitori (o sapiens precoci) mostravano pianificazione avanzata, indicando collaborazione e innovazione pari o superiore in contesti nomadi. I Neanderthal avevano cervelli leggermente più grandi (anche perchè avevano una struttura corp rea più massiccia), ma gli umani moderni eccellevano in cognizione sociale, adattandosi meglio a eventuali crisi. Oggi, i tratti cognitivi e comportamentali dei cacciatori-raccoglitori, come iperattività, iperfocus su stimoli immediati, propensione all’esplorazione, movimento costante e reazioni rapide a pericoli per la sopravvivenza nomade, avrebbero difficoltà di adattamento nella nostra società sedentaria e dai comportamenti ripetitivi,mentre in ambienti come foreste o deserti favorivano l’adattamento tramite la caccia, la raccolta, la fuga o la collaborazione di gruppo.

