La diffusione delle malattie infettive nel mondo oggi è molto disomogenea: non siamo in un’epoca in cui tutte le infezioni diminuiscono allo stesso modo, ma in una fase in cui alcune malattie sono in calo, altre restano endemiche e altre ancora stanno riemergendo o si stanno espandendo per fattori ambientali, sociali e sanitari. Le aree a maggior rischio restano in generale quelle con povertà, guerre, migrazioni forzate, sistemi sanitari fragili, bassa copertura vaccinale e accesso irregolare a diagnosi e terapie.
Il punto centrale è che il peso delle malattie infettive è ancora oggi molto più alto nel Sud del mondo rispetto ai paesi ad alto reddito. Le disuguaglianze di incidenza e mortalità restano marcate, e questo vale soprattutto per infezioni prevenibili con vaccino, malattie legate all’acqua e all’igiene, e infezioni che richiedono diagnosi e cure rapide.
La tubercolosi resta una delle principali infezioni globali: nel 2023 si sono ammalate 10,8 milioni di persone nel mondo, con 1,25 milioni di decessi riportati. Anche le infezioni sessualmente trasmesse rimangono estremamente diffuse: a livello globale si stimano circa 357 milioni di nuove infezioni ogni anno, con clamidia, gonorrea, sifilide e tricomoniasi tra le più frequenti. Questi numeri mostrano che, nonostante i progressi medici, alcune infezioni continuano a circolare su scala enorme.
Molte malattie classiche non sono affatto eliminate. La lebbra, per esempio, è molto diminuita rispetto al passato, ma nel 2024 sono stati segnalati ancora 172.717 casi in 133 Paesi. Anche la rosolia continua a sopravvivere dove la copertura vaccinale è insufficiente, e alcune fonti riportano ancora un impatto rilevante nei paesi con sistemi di immunizzazione incompleti. In questi casi il problema non è solo biologico, ma soprattutto organizzativo e sociale.
Accanto alle infezioni tradizionali, stanno pesando sempre di più le malattie emergenti o riemergenti. La comparsa di nuovi patogeni, l’aumento degli spostamenti internazionali, l’urbanizzazione, il cambiamento climatico e il contatto più frequente tra esseri umani e serbatoi animali favoriscono la diffusione di nuove epidemie. In parallelo, in molte aree del mondo la riduzione della fiducia nei vaccini e le difficoltà logistiche hanno facilitato il ritorno di malattie che sembravano sotto controllo.
La vera chiave di lettura è che la diffusione delle infezioni oggi dipende meno da un singolo agente e più dall’intreccio tra biologia, ambiente e società. Dove ci sono sanità pubblica forte, vaccinazioni e sorveglianza epidemiologica, molte infezioni restano contenute; dove invece mancano prevenzione, accesso alle cure e stabilità politica, le infezioni diventano più persistenti e più letali. Per questo parlare di diffusione attuale significa guardare non solo ai numeri assoluti, ma anche alle disuguaglianze tra regioni.
Oggi le malattie infettive nel mondo non sono affatto un problema del passato: sono ancora una delle grandi cause di malattia e morte, con una distribuzione molto irregolare. TB, IST, lebbra, rosolia e molte infezioni emergenti mostrano che il controllo dipende soprattutto da vaccini, igiene, sorveglianza e accesso alle cure, cose che un sisatema fondato sulla competizione ecomomica non potrà mai garantire.

