In questa società futura non esisterebbe il denaro come mezzo di scambio, ma i beni e le risorse sarebbero di uso comune e accessibili a tutti i membri della comunità, secondo i bisogni e con responsabilità condivisa. La proprietà collettiva promuoverebbe un uso sostenibile e equo delle risorse.
Una società umana senza denaro, senza proprietà privata e senza classi sociali, dove l’umanità è suddivisa in entità territoriali coordinate da un’organizzazione internazionale e caratterizzata dallo scambio di doni disinteressati anziché baratto, può essere immaginata come un sistema basato su collaborazione, fiducia e solidarietà estesa a livello globale. Poiché il mondo sarebbe suddiviso in unità territoriali autogestite ma che collaborano tra loro tramite un’organizzazione internazionale, sarebbe garantita la distribuzione equilibrata delle risorse, la gestione condivisa delle infrastrutture e la pace sociale senza conflitti di interesse economici.
Contrariamente al baratto, che è uno scambio diretto reciproco, in questo modello socioeconomico lo scambio sarebbe fatto tramite il dono libero e disinteressato, che genera obblighi morali di reciprocità ma non in termini di equivalenza materiale immediata. Il dono rafforza legami sociali e senso di comunità, più che l’equilibrio economico stretto. L’economia sarebbe solidale, volta a soddisfare i bisogni essenziali di tutti senza accumulazione o profitto. I meccanismi di lavoro, produzione e distribuzione sarebbero guidati da valori etici e da una profonda fiducia reciproca. Anche l’organizzazione esterna, formata coloro che ancora non fanno parte di federazioni di gruppi sociali ma vengono addestrati per diventarlo, funziona con banche del tempo, reti di dono e cooperative solidali, per far fronte ai problemi quotidiani che crea il sistema competitivo.
L’assenza di proprietà privata e di denaro elimina le basi materiali per la formazione di classi sociali distinte, riducendo disuguaglianze e privilegi. La partecipazione attiva e paritaria ai processi decisionali territoriali e internazionali sostiene l’uguaglianza e la giustizia sociale. Questo modello descritto nel romanzo presuppone un alto livello di coscienza civica e di responsabilità collettiva, in cui il valore dell’individuo è intrinsecamente legato al benessere della comunità intera, e l’uso delle risorse è mirato al benessere collettivo piuttosto che all’accumulo individuale e vantaggi materialistici.
Nel sistema di mercato il denaro può accentuare le disuguaglianze economiche accumulando potere e ricchezza in mano di pochi. Spesso diventa un’arma nella competizioe economica, generando conflitti di potere per una supremazia economica. Può produrre crisi finanziarie e instabilità economica, specialmente in sistemi basati sul credito e debito. Favorisce una logica competitiva che può portare a comportamenti egoistici o a danni sociali ed ambientali. Forse non è del tutto fuori luogo definirlo davvero “lo sterco del demonio”!

