Il confine tra vivente e non vivente è sfumato e dibattuto in biologia, senza una linea netta, poiché entità come virus e prioni sfidano i criteri classici. La distinzione si basa su proprietà emergenti dai sistemi complessi, ma casi ibridi rivelano una gradualità anziché una dicotomia assoluta.
I criteri classici della vita affermano che gli esseri viventi esibiscono otto proprietà interconnesse: organizzazione cellulare, metabolismo (trasformazione energetica), omeostasi (mantenimento equilibrio interno), crescita, riproduzione, risposta agli stimoli (irritabilità), adattamento evolutivo ed ereditarietà genetica. Queste emergono da complessità strutturale: un organismo è un sistema organizzato con parti specializzate, non replicabile in anorganismi come rocce o macchine semplici, che mancano di autosufficienza. Tuttavia, nessuna proprietà è esclusiva: le macchine metabolizzano carburante, crescono per accumulo e si muovono autonomamente, ma non si riproducono fedelmente né evolvono.
I virus, con dimensioni 20-300 nm, sono particelle acellulari di acido nucleico (DNA o RNA) avvolto in proteine o lipidi, capaci di replicarsi solo infettando cellule ospiti. Mancano di metabolismo proprio, omeostasi e crescita indipendente, rendendoli inattivi fuori da un ospite (come dei cristalli), ma evolvono e causano malattie, ibridando la vita e la non vita. Vengono definiti “organismi al confine”, non pienamente viventi per il loro parassitismo obbligatorio.
I viroidi sono RNA circolari nudi (250-400 nucleotidi), privi di capside o proteine, che replicano in cellule vegetali provocando malattie come ad esempio la cachexia dell’arancio. I prioni sono proteine mal ripiegate (di circa 25 nm), senza acidi nucleici, che convertono proteine cellulari normali (PrP^c) in forme infettive, causando encefalopatie spongiformi come la mucca pazza. Entrambi mancano di riproduzione autonoma, metabolismo e genoma codificante, ma si auto propagano con efficienza virale, sfidando il requisito nucleico della vita.
La vita è un processo continuo (autopoiesi di Maturana-Varela): sistemi che producono se stessi mantenendo dei confini. L’origine abiotica (da non-vivente a vivente) attraverso una chimica prebiotica (RNA world) suggerisce delle transizioni graduali, non improvvise. Proposta negli anni ’60 da scienziati come Leslie Orgel e Carl Woese, l’idea guadagna terreno negli anni ’80 con la scoperta dei ribozimi, molecole di RNA capaci di auto catalisi, come il ribosoma. Risolve il paradosso del “pollo o l’uovo”: l’RNA replica se stesso e catalizza reazioni, unendo informazione genetica e funzione biochimica senza bisogno di proteine.
Il romanzo non propone l’individuazione di un confine tra vivente e non vivente, ma evidenzia che un determinato sistema strutturale (indipendentemente dalla sua complessità) è vitale fino a quando esiste una comunicazione diretta tra gli elementi che lo compongono. Cessata questa comunicazione la struttura si può definire non esistente come sistema autonomo.

