I giovani della comunità di condivisione, che si alternano per lavorare in aziende del sistema di mercato esterno, possono incontrare diversi problemi di inserimento. Indubbiamente ci saranno difficoltà di adattamento a un contesto competitivo e gerarchico, contrapposto a un ambiente comunitario senza classi e gerarchie, che può generare stress e conflitti interni. Eventuali problemi di identità e senso di appartenenza, dovuti al passaggio da un modello egualitario e condiviso a uno basato sul denaro e sulla competizione. Ci saranno sfide nell’apprendimento rapido delle dinamiche lavorative e nel mantenimento delle competenze sociali richieste rischio di alienazione o isolamento, se non si è creato un adeguato supporto e accompagnamento. Un altro motivo di rischio è lo stress psicologico e possibile perdita di motivazione.
Il vantaggio di limitare il periodo di lavoro a poco più di un anno è che riduce l’esposizione a tali rischi. Questo permette di minimizzare la probabilità di assimilazione ai comportamenti e ai valori del sistema di mercato competitivo che possono essere in contrasto con quelli della comunità. Consente un rapido ricambio e rotazione dei giovani lavoratori, evitando l’esaurimento psicologico e mantenendo alta la motivazione. Favorisce una maggiore flessibilità nel gestionale della forza lavoro esterna, adattandosi alle necessità della comunità e del mercato. Limita la dispersione delle energie e delle competenze dentro il sistema di mercato, mantenendo saldo il legame con la comunità autosufficiente.
Quindi, ridurre il tempo del “mandato”, ossia del lavoro esterno, favorisce la conservazione dell’identità comunitaria e una migliore gestione del benessere psicologico dei giovani lavoratori, pur consentendo la raccolta delle risorse finanziarie necessarie per la comunità. Questo equilibrio è fondamentale per sostenere la continuità e il successo del modello comunitario integrato con il sistema di mercato.

