I neonati umani esibiscono una serie di comportamenti istintivi innati, noti come riflessi neonatali, essenziali per la sopravvivenza immediata dopo la nascita, come la ricerca del cibo, la protezione dai pericoli e l’attrazione dell’attenzione delle persone che dovrebbero aver cura di loro.
Il riflesso di rooting (o di Epstein) è attivato sfiorando la guancia: il neonato gira la testa verso lo stimolo, apre la bocca e inizia movimenti di suzione per localizzare il capezzolo materno, garantendo l’allattamento entro i primi 4 mesi, compresa l’assunzione di latte colostro; il “breast crawl” che permette al neonato strisciare autonomamente sul ventre materno guidato dall’olfatto verso l’odore simile al liquido amniotico.
Stimolando il palmo, il neonato afferra saldamente un dito o oggetto con forza sufficiente a sostenersi (fino a 2 kg), un retaggio evolutivo da primati arboricoli per aggrapparsi alla madre durante il trasporto. Scompare intorno ai 3-4 mesi, lasciando spazio alla presa volontaria.
Il pianto è il primo segnale di allarme: acuto e ritmico, attira i genitori evocando tenerezza grazie a tratti “baby schema” (testa grande, occhi grandi), stimolando ossitocina e cure protettive. Combinato con movimenti ritmici e ricerca visiva dello sguardo materno, favorisce l’attaccamento precoce.
Altri riflessi di sopravvivenza sono il riflesso di Moro: ai rumori forti o a una sensazione di caduta, il neonato spalanca braccia e gambe e piange, simulando l’abbraccio per aggrapparsi; dura fino a 4-6 mesi. Riflesso di deglutizione e respirazione: coordina l’ingestione del latte materno e il respiro, evitando il soffocamento; è attivo dal primo vagito. Il riflesso tonico-labirintico, che fa ruotare testa e corpo per stabilizzare la postura e la base motoria.
Questi riflessi sono pre-programmati dall’evoluzione per compensare l’immaturità neonatale umana (nato prematuro rispetto ad altri primati). Vengono mediati dal tronco encefalico durano circa 4-6 mesi, poi ccompaiono cedondo a comportamenti appresi corticali.

