In Italia, il trend dei divorzi in rapporto ai matrimoni negli ultimi 50 anni ha mostrato una crescita significativa; fino al 2018 si sono verificati circa 1,46 milioni di divorzi totali, con un aumento consistente a partire dal 2015 grazie alla legge sul divorzio breve che ha ridotto i tempi per la domanda di divorzio. Nel 2023, i divorzi sono stati 79.875, con una diminuzione del 3,3% rispetto all’anno precedente ma un calo del 19,4% rispetto al picco massimo del 2016. La percentuale di divorzi rispetto ai matrimoni è stata alta soprattutto in alcune fasce d’età, con più del 50% di sposi over 50 che avevano divorziato almeno una volta.
Per quanto riguarda le separazioni, sempre nel 2023, si sono registrate 82.392 separazioni complessive, in diminuzione dell’8,4% rispetto al 2022. Le separazioni consensuali rappresentano l’81% del totale ma sono in diminuzione. L’andamento dei divorzi e separazioni mostra una stabilizzazione o leggera diminuzione negli ultimi anni dopo un forte aumento avvenuto attorno al 2016.
In Italia, il tasso di divorzi per 1000 matrimoni non emerge come metrica standardizzata nei dati Istat ufficiali degli ultimi 50 anni, che privilegiano invece i numeri assoluti di divorzi (cresciuti costantemente dal 1970 fino al picco di 99.071 nel 2016, per poi calare a 79.875 nel 2023) rapportati alla popolazione o ai procedimenti legali. L’introduzione del divorzio nel 1970 ha avviato un trend di forte aumento, accelerato nel 2015 dalla legge sul “divorzio breve” che ha portato a un picco del +57,5% nelle separazioni e un’impennata nei divorzi l’anno successivo, con un tasso grezzo di circa 1,4 divorzi per 1000 abitanti nel periodo pre-pandemia contro una media UE di 1,8. Negli anni recenti, post-2016, si osserva una stabilizzazione e un calo (ad esempio -19,4% nel 2023 rispetto al 2016), influenzato da fattori come la pandemia (calo del 21,9% nel 2020 a 66.662 divorzi) e la diminuzione dei matrimoni (184.207 nel 2023, -2,6% sul 2022). 1970-2015: Crescita costante dei divorzi, da poche migliaia annue a oltre 85.000 nel 2015, con l’85,5% di separazioni consensuali nel 2021.
2016: Picco massimo (99.071 divorzi), seguito da calo graduale.
2020-2023: Riduzione ulteriore (-3,3% divorzi e -8,4% separazioni nel 2023), con il 70,9% di divorzi consensuali.
Per un tasso preciso per 1000 matrimoni su 50 anni, i dati Istat cumulativi indicano un rapporto implicito in aumento dal 10-20% negli anni ’70-’80 a oltre il 40-50% nelle coorti recenti, ma richiedono elaborazioni su serie storiche
Sulle unioni civili (convivenze legalmente riconosciute, in particolare tra persone dello stesso sesso), introdotte in Italia nel 2016, i dati recenti indicano che nel 2023 si sono registrate circa 3.019 nuove unioni civili, con un aumento del 7,3% rispetto all’anno precedente, mentre le separazioni specifiche nelle unioni civili sono meno frequentemente riportate nei dati ufficiali ma avvengono in misura minore rispetto ai matrimoni tradizionali.
Nella società consumista occidentale (Europa, USA, Nord America), i tassi di divorzio raggiungono spesso il 40-50% dei matrimoni celebrati, con picchi oltre l’80-90% in paesi come Spagna e Portogallo, riflettendo maggiore indipendenza economica, urbanizzazione e norme individualiste.
Negli USA, circa il 42-45% dei matrimoni termina in divorzio (tasso grezzo circa il 2,3 per 1.000 abitanti nel 2020); in Canada simile al 48%.
In Europa mediamente 1,5-2,5 divorzi per 1.000 abitanti, con Francia e Svezia intorno al 50-51%.
Lo sviluppo economico favorisce i divorzi elevati grazie a una maggiore indipendenza femminile, al welfare e alla facilità legale; studi correlano l’istruzione e il lavoro femminile a tassi più alti, contrapposti a una società tradizionale. Le società consumiste (Occidente industrializzato, alto reddito) mostrano tassi di divorzio significativamente più alti rispetto a quelle tradizionali (culture rurali, religiose o a basso reddito), con differenze fino a 5-10 volte nei valori grezzi o percentuali.

