Il capro espiatorio era un elemento centrale del rito ebraico durante lo Yom Kippur, il Giorno dell’Espiazione descritto nel capitolo 16 di Levitico.
Nel Tempio di Gerusalemme, il sommo sacerdote sceglieva a sorte due capri: uno veniva sacrificato sull’altare per purificare il Tempio dai peccati involontari del popolo, mentre sull’altro (il “capro per Azazel”) imponeva le mani confessando tutte le colpe collettive, per poi scacciarlo nel deserto come simbolo di rimozione del male.
Questo capro non era offerto in sacrificio a Dio né a divinità demoniache, ma serviva a espiare trasgressioni deliberate, trasferendo simbolicamente i peccati della comunità lontano dal popolo, consentendo la riconciliazione con Dio. La pratica, nota anche in altre culture antiche, ha dato origine all’espressione moderna per indicare una vittima sacrificale di colpe altrui.
Per tornare al romanzo, il progresso tecnologico amplifica, anziché risolvere, le crisi sistemiche del capitalismo competitivo. L’umanità cuoce “a bagnomaria” nei suoi problemi irrisolti (disuguaglianze, degrado ambientale, instabilità economica) che il progresso tecnico non mitiga, ma peggiora. L’innovazione, invece di liberare, concentra potere e ricchezza, alimentando sovrapproduzione, disoccupazione tecnologica e crisi ecologiche, senza affrontare le cause strutturali della competizione.
In tempi di crisi insolubili, il sistema devia la rabbia popolare identificando un nemico esterno: le organizzazioni indipendenti, come i movimenti ambientalisti, sociali o religiosi. Queste diventano capri espiatori, accusate di tutti i mali, dalla salute pubblica alla prevenzione delle calamità, per evitare di sottoporre a esame il modello competitivo stesso.
La risposta non è riformare, ma silenziare: ogni voce critica o organizzazione autonoma che “ostacola il progresso” (inteso come espansione illimitata del mercato) viene criminalizzata. Governi e poteri forti giustificano le restrizioni, la censura e le persecuzioni in nome di un progresso che beneficia solo le élite, mentre le alternative solidali, come e federazioni descritte nel romanzo, prosperano silenziosamente come modello oppositivo.
Questo tratto riflette le dinamiche storiche reali: dai movimenti operai del XIX secolo alle proteste ecologiche odierne, passando per sette religiose o ONG indipendenti, il sistema competitivo tollera il dissenso solo se controllato, schiacciandolo quando minaccia l’egemonia del profitto. L’autore usa questa narrazione per mostrare come la crisi non sia accidentale, ma intrinseca alla competizione, che genera capri espiatori per perpetuarsi.

