Il volume del cervello umano ha subito un’espansione rapida fino al Pleistocene, seguita da un rallentamento e poi da una riduzione negli ultimi 3.000-5.000 anni.
L’aumento del volume cerebrale è avvenuto principalmente tra 2,1 e 1,5 milioni di anni fa, con Homo erectus. Il picco si è raggiunto circa 35.000 anni fa, per poi stabilizzarsi e calare nel post-glaciale, dopo l’avvento dell’agricoltura e dell’allevamento.
Il metabolismo del cervello è molto energivoro (fino al 20% dell’energia corporea viene consumata dal cervello), quindi la selezione ha favorito delle riduzioni di volume una volta raggiunta una buona efficienza cognitiva. I cervelli più piccoli consumano meno energia, ma la stessa veniva impiegata per sopperire ad altre funzioni, dopo la transizione verso un’economia più dispendiosa come l’agricoltura e l’allevamento, che hanno sostituito la caccia e la raccolta.
La crescita delle società complesse (all’incirca 3.000 anni fa) ha portato a una conoscenza collettiva, attraverso la scrittura, la divisione e la specializzazione del lavoro, che ha ridotto il bisogno di cervelli individuali grandi. Le analisi su varie specie di formiche mostrano delle riduzioni simili in colonie grandi con cognizione di gruppo. C’è anche da considerare il riscaldamento climatico post-glaciale (da 17.000 anni fa) e le riduzioni corporee correlate che hanno contribuito al calo, non solo allometrico. Diete agricole meno nutrienti potrebbero aver accentuato queste carenze, ma non pare siano la causa primaria.
Ci sono poi ipotesi alternative come l’autodomesticazione, che ha comportato una selezione di comportamenti più “docili”, così come si spiegano in specie domestiche, ma nessuna di queste singole cause può spiegare tutto.
Nel romanzo viene fatta un’altra ipotesi: poiché l’evoluzione intellettiva, che ha comportato l’aumento del volume cerebrale nelle specie più evolute, è direttamente proporzionata alla quantità di informazioni culturali trasmissibili nelle generazioni (cioè apprese), è logico pensare che ci sia un rapporto diretto tra diminuzione dell’istintività e maggiore uso di comportamenti appresi. L’aumento progressivo del numero di cellule nervose della corteccia cerebrale del neonato umano, aumentava con il calare del volume delle reti nervose già complete alla nascita. Ogni tal volta una rete nervosa veniva “smussata”, era compensata con l’aumento di neuroni immaturi alla nascita della prole. Poiché tutti i comportamenti istintivi che avrebbero potuto essere smussati sono stati smussati, fin dove era possibile farlo, si è bloccato anche il numero di neuroni immaturi alla nascita, da qui il blocco intellettivo.

