Per autosufficienza territoriale si intende la capacità di un territorio di soddisfare in modo autonomo i propri bisogni essenziali, usando soprattutto risorse, impianti e competenze locali. L’idea può riferirsi a energia, cibo, acqua, servizi o gestione dei rifiuti, ma oggi è usata molto spesso proprio nel campo della sostenibilità.
Nel senso più generale, un territorio autosufficiente riduce la dipendenza dall’esterno e organizza al proprio interno la produzione, il trattamento e il riuso delle risorse. Nel caso dei rifiuti, significa che il territorio dovrebbe essere in grado di trattare e smaltire ciò che produce senza appoggiarsi a strutture lontane, secondo i principi di autosufficienza e prossimità. L’espressione è comune nelle politiche ambientali e territoriali, ma compare anche in esperienze di permacultura, agricoltura locale e comunità energetiche. In questi casi, l’obiettivo non è l’isolamento totale, ma una maggiore resilienza e minore dipendenza da filiere esterne.
Così come i gruppi di cacciatori raccoglitori delimitavano un loro territorio di sussistenza, anche le future comunità autosufficienti necessiteranno di un proprio territorio in cui programmare le risorse. Lo scopo è l’autosufficienza in campo alimentare, energetico e nei servizi primari, mentre è indispensabile una stretta cooperazione tra le varie comunità, coordinate dall’organizzazione internazionale, per produrre la tecnologia che occorre al loro ottimale funzionamento.

