Le vecchie categorie sociali classiche sono diventate meno adatte a descrivere una società odierna più frammentata, polarizzata e precaria. In altre parole, oggi si parla spesso di ceti, strati, élite, classe creativa e neo-plebe per spiegare meglio le disuguaglianze contemporanee. Le classi tradizionali non esistono più nelle forme del Novecento, così che molti osservatori descrivono infatti una “zona grigia” fatta di precarizzazione, proletarizzazione del ceto medio e maggiore distanza tra ricchi e poveri.
Il tema è emerso con forza perché la terziarizzazione dell’economia, la frammentazione del lavoro e la crescita delle disuguaglianze hanno indebolito i confini netti tra operaio, borghesia e ceto medio. Per questo alcuni studiosi ritengono più utile parlare di nuovi blocchi sociali che di classi tradizionali, come élite, classe creativa e neo-plebe. Tuttavia, in questo sito si usa il termine “classi sociali” per indicare qualsiasi forma di discriminazione economica ed etichettatura dei ceti sociali.

