Il romanzo descrive un processo di pianificazione urbanistica altamente tecnologica e preventiva per l’insediamento delle federazioni, entità organizzate che occupano spazi territoriali ottimizzati. L’approccio minimizza gli sprechi e le carenze grazie a dei rilievi dronici dettagliati per l’altimetria e la planimetria, seguiti da calcoli precisi su dimensioni e popolazione.
Questa visione richiama a insediamenti autosufficienti, simili a federazioni municipali o comunità planificate in testi come quelli dei territorialisti italiani. I territorialisti italiani sono un movimento intellettuale e culturale fondato nel 2008, che promuove un approccio etico e sostenibile alla pianificazione territoriale. Nati dalla riflessione di studiosi come Alberto Magnaghi, i territorialisti contrappongono al consumismo urbanistico la valorizzazione dei “beni comuni territoriali” (suolo, paesaggio, risorse idriche) come patrimonio collettivo da tutelare contro la speculazione. Il loro Manifesto (2011) auspica un urbanismo “dal basso”, radicato nelle specificità locali, per contrastare l’omologazione globalista e favorire bioregioni autosufficienti.
La territorialità descritta nel romanzo è ristretta a una popolazione di meno di duemila persone, autosufficiente nell’alimentazione e nell’energia, ma strettamente collaborativa per quanto riguarda la produzione di tecnologia.
L’analisi preventiva con droni e la bonifica ottimizzata nelle federazioni di gruppi sociali evocano un’efficienza spaziale e una polifunzionalità senza sprechi, promuovendo delle reti federate di comunità locali.

