Le concentrazioni più alte di profughi nel mondo si trovano soprattutto in alcuni grandi paesi ospitanti e in alcuni megacampi o aree urbane estremamente dense. In termini generali, le maggiori pressioni si vedono oggi in Africa subsahariana, in Medio Oriente e in Asia meridionale, con casi molto forti anche in Europa per effetto della guerra in Ucraina.
Se guardiamo ai paesi che ospitano più rifugiati, tra i più importanti nel 2025 ci sono Uganda, Sudan, Germania, Polonia e Bangladesh. L’Uganda ospita circa 1,76 milioni di rifugiati, molti dal Sud Sudan e dalla Repubblica Democratica del Congo; il Sudan circa 793.000, soprattutto dal Sud Sudan; la Polonia circa 1 milione, quasi tutti ucraini; il Bangladesh è un caso particolare perché concentra un’enorme popolazione rifugiata di Rohingya profughi dal Myanmar.
Se invece guardiamo ai punti fisici di massima densità, uno dei nomi più citati è Kutupalong, in Bangladesh, che resta uno dei più grandi insediamenti di rifugiati del mondo e arriva a ospitare quasi un milione di persone secondo alcune stime recenti. Un altro hotspot molto rilevante è l’area dei campi di rifugiati nella Striscia di Gaza, dove diversi insediamenti e quartieri densissimi superano anch’essi il milione di persone complessive in condizioni di emergenza.
La cosa importante è distinguere tra numero assoluto di profughi in un paese e la concentrazione territoriale. Un paese può ospitare molti rifugiati in modo abbastanza distribuito, mentre un accampamento o una piccola area urbana può raggiungere densità umanitarie estreme, con conseguenze molto più gravi su acqua, igiene, sanità, scuola e sicurezza.
Dal punto di vista geopolitico, i grandi flussi di profughi si concentrano quasi sempre vicino alle zone di crisi, perché attraversare continenti è costoso e rischioso. Per questo i paesi confinanti con guerre o persecuzioni, come Sud Sudan, Siria, Afghanistan, Myanmar, Ucraina e Repubblica Democratica del Congo, tendono a diventare sia paesi di origine sia paesi di transito o accoglienza di profughi.
Questo crea una sorta di “geografia della pressione”: non sempre i profughi si ammassano nei paesi più ricchi, ma spesso nei paesi più vicini al conflitto, che hanno meno capacità infrastrutturale e finanziaria per gestire l’arrivo di centinaia di migliaia o milioni di persone. In pratica, il problema non è solo umanitario ma anche politico, perché scuole, ospedali, energia, acqua e lavoro vengono messi sotto stress molto rapidamente.
In sintesi, le concentrazioni più alte oggi si vedono soprattutto nei grandi paesi ospitanti come Uganda, Sudan, Bangladesh, Polonia e Germania; nei megacampi o in insediamenti densissimi come Kutupalong; nelle aree di crisi prolungata come Gaza e il Sahel, dove la densità di sfollati e rifugiati può diventare enorme.

