In un contesto comunitario, come quello descritto nel romanzo, senza allevamenti animali né per carne né per compagnia, la carne consumata proviene solo da animali selvatici abbattuti per controllarne la proliferazione. I vantaggi sono sia salutari che ambientali.
La carne di animali selvatici è generalmente più magra e contiene meno grassi saturi rispetto a quella di allevamento, contribuendo a un profilo lipidico più favorevole per il cuore. Gli animali selvatici sono esposti a un’alimentazione naturale e non ricevono antibiotici o ormoni, riducendo il rischio di residui chimici nocivi per la salute umana. Il consumo di carne selvaggia è limitato e occasionale, favorendo una dieta prevalentemente vegetale ricca di fibre, vitamine e antiossidanti, che aiuta a prevenire malattie croniche come diabete, obesità, e patologie cardiovascolari.
Dal punto di vista ambientale l’assenza di allevamenti riduce drasticamente l’impatto ambientale legato alle emissioni di gas serra, all’inquinamento delle acque e alla deforestazione causati dagli allevamenti intensivi. Gli animali selvatici liberi nel territorio mantengono gli equilibri ecologici naturali, evitando gli squilibri causati dalla produzione animale industriale. L’abbattimento mirato per il controllo delle popolazioni evita il sovrappopolamento e i danni all’ecosistema senza ricorrere a pratiche intensive o distruttive.
In sintesi, questo modo di procedere garantisce una fonte di proteine animali più sana e sostenibile, integrata in una dieta principalmente vegetale, che insieme contribuisce a una migliore salute della popolazione e a una minore pressione sull’ambiente, promuovendo un equilibrio tra uso delle risorse naturali e benessere umano.

