Gli accordi sul clima principali dalla loro origine fino a oggi comprendono la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC) del 1992, il Protocollo di Kyoto del 1997, e l’Accordo di Parigi del 2015. Questi trattati hanno stabilito progressivamente obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra, prima vincolanti solo per i paesi industrializzati (Kyoto) e poi con un approccio globale e partecipativo che include tutti i paesi (Parigi).
Il Protocollo di Kyoto è stato il primo a imporre limiti giuridici vincolanti alle emissioni, ma non è stato ratificato dagli Stati Uniti e prevedeva obblighi solo per i paesi sviluppati. L’Accordo di Parigi ha segnato un passo fondamentale con la definizione di un patto climatico globale basato sui contributi nazionali volontari (NDC), mirato a mantenere l’aumento della temperatura globale ben al di sotto dei 2°C e, se possibile, a limitare l’aumento a 1,5°C rispetto ai livelli preindustriali.
Attualmente, le sfide principali riguardano: la necessità di rafforzare gli impegni nazionali per rispettare gli obiettivi di 1,5°C; la consegna di supporto finanziario e tecnologico ai paesi in via di sviluppo; e l’adozione di politiche efficaci per arrivare alla neutralità climatica globale entro il 2050. L’Unione Europea ha un piano ambizioso, il Green Deal, che prevede una riduzione del 55% delle emissioni entro il 2030 e un obiettivo di riduzione del 90% entro il 2040, sebbene ciò rimanga politico e non ancora unanime.
Le prospettive future includono l’adozione di un nuovo protocollo climatico che focalizzi la riduzione delle emissioni nel periodo cruciale 2035-2050, con negoziati da iniziare entro il 2030 e entrata in vigore entro il 2035. La COP30, tenutasi nel 2025, ha ribadito la priorità di misure rapide e incisive per evitare l’aumento eccessivo della temperatura e per sostenere una transizione giusta verso modelli economici a basse emissioni.
Gli accordi storici hanno stabilito la base normativa e politica, ma il futuro richiede un rafforzamento concreto degli impegni e un’effettiva attuazione delle politiche di decarbonizzazione su scala globale per evitare rischi climatici catastrofici.
Le nazioni in generale non stanno rispettando pienamente gli accordi climatici presi, soprattutto quelli dell’Accordo di Parigi del 2015. Secondo l’Emission Gap Report 2025 delle Nazioni Unite, pur con qualche progresso, le misure attuali e gli impegni presi finora non sono sufficienti a mantenere il riscaldamento globale entro i limiti di 1,5°C o anche solo 2°C rispetto all’era preindustriale. Gli impegni attuali portano ancora a un aumento stimato tra 2,3 e 2,5°C, ben oltre l’obiettivo fissato. Inoltre, molti paesi non hanno ancora aggiornato o implementato i loro contributi nazionali (NDC 3.0) in modo concreto e tempestivo.
Alcuni passi avanti sono stati fatti, ma la comunità internazionale nel complesso deve fare molto di più e più rapidamente per evitare conseguenze climatiche gravi. Il rispetto degli accordi è parziale e insufficiente a raggiungere gli obiettivi climatici mondiali, richiedendo un forte aumento degli sforzi, soprattutto dai paesi più grandi e responsabili delle emissioni maggiori.

