Il sistema competitivo crea diversi abusi e crudeltà verso bambini e bambine. Nel 2024 sono stati stimati oltre 100.000 bambini e adolescenti reclutati e utilizzati in conflitti armati in almeno 18 paesi, tra cui Sud America (Colombia), Africa (Repubblica Democratica del Congo, Somalia, Nigeria, Sudan, ecc.) e Asia (Afghanistan, Myanmar, Yemen, Siria, ecc.). Questi bambini subiscono violenze, reclutamenti forzati, mutilazioni, e violenze sessuali, specialmente le bambine, che rappresentano una quota crescente nel fenomeno.
In molte regioni economicamente svantaggiate, povertà e disuguaglianze spingono a costringere bambine a matrimoni precoci e forzati, privandole di istruzione e di una normale infanzia, con gravi conseguenze fisiche e psicologiche. La prostituzione minorile e tratta di minori sono fenomeni connessi alla povertà estrema e sfruttati da reti criminali, in cui minori vengono coinvolti in traffici sessuali e schiavitù moderna, con devastanti effetti psicologici e fisici.
Milioni di bambini sono costretti a lavorare in condizioni spesso pericolose per sopravvivere, privati così del diritto fondamentale all’istruzione e a una crescita sana. L’analfabetismo e la scarsa formazione perpetuano il ciclo di povertà e vulnerabilità sociale.
Questi abusi rappresentano una grave violazione dei diritti umani e continuano a essere alimentati da disuguaglianze economiche, conflitti e sistemi che privilegiano la competizione economica a discapito della protezione e del benessere dei più vulnerabili.
Oltre agli abusi già menzionati, nel sistema competitivo globale si riscontrano varie altre ingiustizie gravi nei confronti dei minori. Molti bambini e bambine vengono esclusi dalle opportunità educative, poiché il sistema competitivo tende a premiare chi ha già risorse, escludendo invece chi proviene da contesti più poveri o svantaggiati. Questo alimenta un circolo vizioso di povertà e marginalizzazione, riducendo la possibilità di crescita e inclusione sociale. La competizione economica spinge molte famiglie a far lavorare i figli in condizioni spesso pericolose e sfruttate, privandoli del diritto all’infanzia e all’istruzione, con conseguenze psicologiche e fisiche durature.
La cosiddetta meritocrazia spesso maschera realtà in cui i bambini nati in famiglie più agiate hanno accesso a maggiori risorse e opportunità, mentre gli altri sono svantaggiati sin dall’infanzia, generando ingiustizie strutturali e difficoltà a rompere il ciclo della povertà. Il sistema competitivo raramente garantisce una rete di protezione efficace per minori in situazioni di vulnerabilità, lasciando molti senza accesso a servizi fondamentali come salute, nutrizione e supporto psicosociale.
Queste ingiustizie contribuiscono a perpetuare disuguaglianze profonde e a minare i diritti fondamentali dei minori, rendendo necessario un ripensamento dei modelli economici e sociali per garantire un trattamento equo e inclusivo per tutti i bambini.

